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#Fassinachi, #Cofferatichi, #Civatichi, #Gregorichi, e anche #Mineochi? - PD: "Fuga da New Porc"

Creato il 25 giugno 2015 da Tafanus

Renzi-democrazia-renzianaL'arroganza non paga. La "Fuga da New Porc" è iniziata in sordina (con Civati), ma poi sono arrivati il botto Cofferati, la rottura con Orfini e Marino, l'uscita della Gregori, il "preavviso" di Corradino Mineo. E' arrivato il "voto contro" le candidate del cuore del bischero di Frignano (LadyLike Moretti e Paita)...

Altri eventi seguiranno. Se è vero, come diceva Ennio Flaiano. che gli italiani "sono sempre pronti a correre in soccorso del vincitore", è vero anche che con altrettanta velocità - ora che i sondaggi su Renzi e sul suo sedicente PD sono in caduta libera - si sta innescando il processo inverso.  E ormai la soglia del 40% alla "lista" PD è solo una vecchia barzelletta, e al Senato basta che tre senatori trovino un ingorgo di traffico e facciano ritardo a un voto di fiducia, e sarebbero "cazzi acidi" (come mi ha spiegato un raffinato politologo (il mio panettiere")...

Tafanus

Fassina, addio al Pd: "Nuovo soggetto politico con Civati e Cofferati". Lascia il gruppo alla Camera insieme alla deputata Monica Gregori. E annuncia una conferenza il 4 luglio "per una sinistra di governo, con una agenda alternativa". Bersani: "Partito un po' più povero" (Fonte: Repubblica.it)

"Ieri nel circolo Pd di Centocelle ho con sofferenza lasciato il Pd. L'ho fatto ieri in un circolo di periferia perchè lì stanno le mie radici". Con queste parole, pronunciate nel corso di una conferenza stampa alla Camera, Stefano Fassina pone fine alla sua esperienza nel Partito Democratico, dopo che ieri aveva già annunciato lo strappo con il partito guidato da Matteo Renzi ("Non ci sono più le condizioni per continuare").

Insieme a Fassina esce dal partito anche la deputata Monica Gregori. "Nelle prossime ore formalizzeremo la scelta con una lettera al capogruppo Rosato e alla presidenza della Camera". Sulla stessa strada sembra dirigersi anche Corradino Mineo: "Premetto che io la tessera del Pd l'ho presa solo nel 2013 per poter sostenere Civati. Non l'ho rinnovata nel 2014 e nel 2015. Di certo non voterò la fiducia sulla scuola. E se ci sarà possibilità di fare politica fuori dal gruppo parlamentare del Pd me ne andrò anche dal gruppo".
"Lo sapevo, non mi giunge nuova, e mi spiace molto: oggi il Pd è un pò più povero", ha commentato la notizia di Fassina l'ex segretario dem Pierluigi Bersani che auspica: "Ora non si facciano spallucce" da parte della segreteria Pd. Rispetto per la scelta da parte del vicesegretario dem Lorenzo Guerini che si è detto "personalmente dispiaciuto" per la decisione ma ha sottolineato: "Mi sembrano avventure velleitarie cui guardiamo con rispetto ma che non condividiamo". Quanto alla possibilità che altri deputati lascino il partito, Guerini ha chiarito: "Mi auguro che Fassina non sia seguito da altri: penso che questo sia un partito nel quale è possibile confrontarsi, un grande partito che rappresenta sensibilità diverse e che ha su di sè la sfida del governo del Paese, del cambiamento di questo Paese. Ciascuno può portare dentro questa sfida il proprio contributo assumendosi la responsabilità che il governare comporta. Rifiutare questa responsabilità credo sia abdicare ad una funzione di cambiamento che invece la sinistra italiana deve avere".
A spingere Fassina all'addio l'ultima goccia, il ddl sulla buona scuola e la scelta di porre la fiducia: "Servivano quattro correzioni profonde per migliorare il ddl sulla scuola e questo non è avvenuto", dice e sottolinea: "Si è messa la fiducia, si è chiusa ogni possibilità di dialogo e si è voluta fare l'ennesima forzatura". L'addio di Fassina arriva dopo mesi difficili in cui il deputato dem si è trovato a non condividere alcuni dei provvedimento più importanti del governo Renzi: "La scuola è solo l'ultimo passaggio di una vicenda, dopo la delega lavoro e il cosiddetto Jobs Act, non abbiamo condiviso le riforme costituzionali e la legge elettorale".

"Sono scelte individuali difficili, rispetto i tempi e le posizioni di altri colleghi che, pur condividendo le analisi, non condividono la nostra scelta", afferma Fassina, spiegando che non passerà all'opposizione: "Cercheremo di confrontarci con i contenuti perchè le riforme servono ma il cambiamento non è necessariamente positivo". Poi ha spiegato: "Con Sel incroceremo i percorsi nelle prossime settimane".   Memorabili gli scontri tra Fassina e la maggioranza renziana del partito: lo scorso 10 giugno, alla direzione del partito, era stato protagonista di un vivace botta e risposta con il renziano Roberto Giachetti (video), mentre all'Assemblea nazionale del partito dello scorso dicembre (video) si era rivolto in modo molto duro verso il premier: "Non ti permetto più di fare le caricature di chi la pensa diversamente da te"

L'ex viceministro all'Economia mostra interesse per l'iniziativa della coalizione sociale lanciata nei mesi scorsi da Maurizio Landini e annuncia una prossima conferenza, il 4 luglio al Teatro Palladium a Roma, con gli altri ex dem Civati, Cofferati e Pastorino: "Con loro ci ritroveremo per avviare un percorso politico sui territori, plurale, che possa raccogliere le tante energie che sono andate nell'astensionismo. Vogliamo provare a ricoinvolgerle per una sinistra di governo ma con una agenda alternativa".
"Il Pd non è più l'interlocutore per portare avanti le battaglie di sinistra", ha affermato l'ex deputato dem, da sempre critico verso la linea del premier Matteo Renzi. "L'obiettivo è fare una sinistra di governo che si misuri con la crisi del socialismo europeo", ha continuato Fassina, pronto a lanciare con Civati e con chi ci sta "un progetto ambizioso". Secondo Fassina "il Pd si è riposizionato anche in termini di interessi che vuole rappresentare, sempre più attento all'establishment, a Marchionne, agli uomini della finanza internazionale che invadono le amministrazioni pubbliche, è subalterno a una politica economica che non funziona".
"Alle ultime elezioni il Pd ha perso voti ovunque, chi non ha votato Pd ora chiede risposte. Quel mondo ha deciso di votare le liste civiche. Se il Pd non si pone queste domande vuol dire che abbandona agli elettori. Per questo noi vogliamo ripartire dai territori, le persone devono riacquistare fiducia nella politica", ha spiegato la deputata Gregori.


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