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Festeggialo con noi… Fernando Torres. El “niño”di Madrid diventato uomo a Liverpool

Creato il 20 marzo 2017 da Agentianonimi

Quando nasci a Madrid e dintorni inconsciamente ti si apre davanti un dubbio quasi esistenziale. Blancos o Colchoneros? Real o Atletico? Torres questo dubbio non ce l’ha mai avuto.

Nella mia classe c’erano 20 bambini. In 19 tifavano il Real, poi c’ero io… ma ne andavo assolutamente fiero“. Nato nella capitale spagnola, nelle vene del piccolo Nando scorre sangue biancorosso. Il suo sogno è giocare al Calderòn, segnare un gol e sentire i tifosi che acclamano il suo nome. Torres, infatti, entra giovanissimo nella cantera dei colchoneros e ci mette poco a realizzare il suo sogno. Diventa a 17 anni il più giovane esordiente dell’Atletico. Solo due anni dopo ne diventa capitano: il sogno si è avverato. Quel ragazzo biondo, sempre sorridente e con un fiuto del gol, che segna come veterano e si diverte come un ragazzino. El niño, così lo chiamano. E a Madrid si chiamerà per sempre così, dato che abbandona la Spagna a soli 23 anni, quando è ancora appunto un ragazzino.

A 23 anni arriva a Liverpool, dove diventa uomo. A suon di giocate splendide, a suon di gol, a suon di emozioni che suscita nei suoi tifosi. Ogni volta che tocca palla, i tifosi sugli spalti di Anfield hanno gli occhi lucidi e le farfalle nello stomaco. Con i reds, Torres non vincerà mai nessun trofeo. Ma qualcosa lo vince. Vince l’amore della sua gente, di chi guardava quel niño divertirsi e segnare “come un torero, sotto la Kop“. L’apice della carriera di Nando è proprio in maglia reds, prima di passare ai rivali del Chelsea.

Qui comincia una sorta di discesa. Nando sembra spaesato: non è più il killer di una volta, sbaglia dei gol facili facili e il pubblico di Stamford Bridge comincia a perdere la pazienza. Nonostante ciò, vince un campionato ma soprattutto la Champions, anche con un ruolo da protagonista. Ma el niño ha sempre nostalgia di casa, che si vinca o che si perda. Non ha mai negato il suo amore per l’Atleti, il suo amore per i tifosi.

Ma prima del ritorno a casa, da vero e proprio eroe, Torres tocca il punto più basso della sua carriera. Lo fa con la maglia del Milan: giocatore irriconoscibile, con un solo gol all’attivo. Solo una cosa può rigenerare un calciatore con il morale a terra. Torres ha bisogno di Madrid, della maglia biancorossa e della sua gente. Torna, acclamato come un vero eroe, nella sua città. Rigenerato. Torna ad essere el niño che aveva abbandonato Madrid a 23 anni: gol a raffica, prestazioni da campione, sorrisi e divertimenti. Madrid ha bisogno di Torres e Torres ha bisogno di Madrid. Una delle più belle storie d’amore in un calcio sempre meno romantico.

Auguri niño, anche se ormai sei diventato un vero e proprio uomo.

Gabriele Amerio (@gabrieleamerio)

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