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FESTIVAL DI CANNES 2011: “Michael” di Markus Schleinzer (In Concorso)

Creato il 16 maggio 2011 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

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Scioccante, traumatizzante e disturbante come il rumore di un gessetto che stride sulla superficie di una lavagna, irrompe al Festival di Cannes, nella sezione “In Concorso”, Michael di Markus Schleinzer. Al suo esordio, il regista austriaco mette in scena una storia di pedofilia raccapricciante.

Senza troppi preamboli viene scodellata in faccia allo spettatore la triste vicenda che lega Michael (Michael Fuith), anonimo impiegato di un compagnia di assicurazioni, al piccolo e indifeso Wolfang (David Rauchenberger), un ragazzino biondo  con la faccia d’angelo, segregato in una stanza accuratamente insonorizzata dell’appartamento in cui vive il grigio funzionario.

Con stile asciuttissimo (alla Dardenne, tanto per rimanere in tema), Schleinzer costruisce un personaggio mostruoso e normale al tempo stesso, che intrattiene un rapporto quasi genitoriale con Wolfang; la particolarità della faccenda è che, oltre ad esercitare un’intollerabile abuso sessuale, Michael ha sequestrato il piccolo, rinchiudendolo in un sottoscala-lager, sottoponendolo ad orari da galera, e facendolo uscire solo per mangiare, o per qualche “ora d’aria”. Capiamo che il bambino è stato rapito e, in un’altra agghiacciante sequenza, vediamo l’aguzzino in azione mentre cerca di avvicinare un’altra innocente vittima, per fornire un compagno di sventura a Wolfang, e aumentare gli oggetti dei suoi esecrabili appetiti.

La vita del carnefice scorre tranquilla, è addirittura in odore di promozione, gratificazione che non tarda ad arrivare, ed è particolarmente perturbante vederlo mentre festeggia con gli altri colleghi il lieto evento. Ma, come si può facilmente intuire, una storia così estrema non può durare a lungo, non può che concludersi in maniera rocambolesca.

Schleinzer, oltre a tratteggiare in modo assai credibile questa figura “scarica coscienza” della società contemporanea – il pedofilo di turno, con l’aggravante di sequestro di persona –  pone delle questioni legate alla giustizia, alla morte: le parole finali di un prete pongono degli interrogativi inquietanti che lasciano ancor più sgomenti gli già frastornati spettatori.

Non è questo il primo film della selezione di quest’anno a confrontarsi con la pedofilia. Gli intenti, evidentemente, sono esclusivamente quelli di informare e approfondire un tema di cui, normalmente si fa a fatica a parlare. Chi scrive spera solo che questa tendenza non faccia da apri pista a qualcosa che potrebbe diventare un genere.

Luca Biscontini


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