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[Film] Ultimatum alla Terra

Da Sekhemty

[Film] Ultimatum alla Terra[Film] Ultimatum alla Terra
Titolo Ultimatum alla Terra
Titolo originale The Day the Earth Stood Still
Anno 1951
Paese U.S.A.
Durata 92′
Regia Robert Wise
Sceneggiatura Edmund H. North, Harry Bates (racconto originale)
Musica Bernard Herrmann
Cast Michael Rennie, Patricia Neal, Sam Jaffe, Hugh Marlowe

Dopo aver sorvolato i cieli a grande velocità, un disco volante atterra in un parco vicino alla Casa Bianca, a Washington.
Ne esce un alieno antropomorfo che si presenta come Klaatu, annunciando di essere giunto sulla Terra in pace, in missione diplomatica. Al momento di consegnare un dono a riprova di quanto affermato, un soldato fraintende le sue intenzioni e gli spara, ferendolo; dal disco volante emerge Gort, un potente robot che disintegra all’istante tutte le armi dell’esercito lì radunato.

Inizia così il film tratto da un racconto di Harry Bates, Addio al Padrone. Pellicola del 1951, si caratterizza da un affascinante aspetto retro-futuristico, e a tratti può far sorridere per la diversa soglia di impressionabilità che si aveva a quei tempi, con molte scene allora drammatiche che al giorno d’oggi appaiono velate da una certa ingenuità.

A parte gli aspetti stilistici propri dei film di quell’epoca, l’opera di Wise si caratterizza per il messaggio che propone: su una Terra ancora così vicina all’incubo della bomba atomica, e spaventata da un possibile olocausto nucleare, l’arrivo di Klaatu vuole rappresentare un messaggio di speranza, messaggio a cui le divisioni presenti sul nostro pianeta impediscono la diffusione.

Un primo tentativo di dialogare con i leader mondiali naufraga a causa di innumerevoli ragioni di carattere politico; nonostante Klaatu insista sull’importanza della propria missione, sostenendo che le divisioni dell’umanità sono infantili ed inutili, non riesce ad ottenere una platea disposta ad ascoltarlo.

I suoi sforzi si dirigono allora sulla comunità scientifica internazionale, scelta come portavoce presso tutti i popoli della terra; nonostante diverse vicissitudini che rischiano di porre fine in maniera tragica ed inutile alla missione di Klaatu, il messaggio riesce finalmente ad essere recapitato: con la scoperta dell’energia atomica, l’umanità si sta avviando su un percorso destinato ad essere distruttivo, se non verranno presi provvedimenti atti a favorire un clima più disteso a livello internazionale.
Non dimentichiamo che in quegli anni si stava spianando la strada alle fasi più critiche della guerra fredda, e l’intervento provvidenziale di Klaatu vuole essere un monito a non aggravare ulteriormente la situazione, portandola a livelli oltre i quali i danni diventerebbero irreparabili.

Il discorso finale di Klaatu lascia ben poca libertà di scelta su questo preciso argomento: egli spiega di fare parte di una coalizione di pianeti, che per autodifendersi da possibili atti di violenza, sia interna che esterna, ha messo a punto una razza di robot (come Gort) deputata a sorvegliare su di essi.
La scoperta dell’energia atomica segna il preludio dell’esplorazione spaziale da parte degli esseri umani; l’ingresso in questa comunità interplanetaria non lascia spazio a divisioni interne o a folli escalation di violenza, alle quali i robot sono incaricati di reagire anche duramente. L’unica libertà a cui si chiede di rinunciare è quella di agire irresponsabilmente.
La scelta viene lasciata completamente alla Terra, non senza un chiaro ammonimento.

Una citazione è rimasta famosa: parlo ovviamente della celebre Klaatu Barada Nikto!, utilizzata per fermare la distruttività di Gort una volta che si rende conto del pericolo gravante su Klaatu. Si tratta di parole senza alcun significato, ma che sono rimaste impresse nell’immaginario collettivo e sono state riprese in diverse occasioni anche in altre pellicole.

Da notare che la confederezione dei pianeti a cui appartiene Klaatu ha diverse similitudini con la Federazione Unita dei Pianeti, presente in Star Trek.
Altro punto di contatto tra Ultimatum alla Terra e Star Trek lo si può ravvisare nel regista, Robert Wise, chiamato a dirigere anche la prima trasposizione cinematografica sul grande schermo della serie televisiva ideata da Gene Roddenberry negli anni ’60.


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