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Film – “unfriended”: l’horror 2.0 che non fa paura

Creato il 16 settembre 2015 da Nontoccatepolifemo @Marco_Losno

Giuro, la prima cosa che mi viene in mente se penso a questo film è una frase che il buon Beppe Bergomi è capace di ripeterti, in continuazione, durante la tua esperienza di gioco su Fifa 14: «Buona l’idea, peccato davvero per la realizzazione». Insomma, non esiste etichetta migliore di questa da appiccicare forte forte sulla pellicola, una volta guardata tutta. E non c’è Universal Pictures che tenga: dovrebbe essere un film dell’orrore, un vero film dell’orrore, ma man mano che il nastro scorre realizzi che hai di fronte un film per nulla all’altezza del genere e dell’etichetta.

E lo dico con dispiacere, perché ero stato proprio io ad insistere con alcuni miei amici di andare a prender posto in sala. Probabilmente, mi stuzzicava vedere la paura in confezione nuova. Non il solito horror, non il solito modo di vivere la storia. Perché, in questo Unfriended, è una chiamata Skype a fare da cornice all’intera vicenda. Vicenda che si svolge in un’unica sera, con sei ragazzi seduti di fronte alla webcam del proprio computer.
Catapultàti nel clima della conversazione del gruppo attraverso il monitor di Blair, come fossimo noi a vestire i panni della ragazza, trascorriamo online (quasi) 90 minuti dell’anniversario della morte di Laura Barns, morta suicidata a seguito della pubblicazione di un video imbarazzante sul suo conto, caricato su internet proprio da uno degli “amici” ora in chiamata. Ma di preciso, chi, di loro?

Nessun problema per scoprirlo, chiaro, se ad indicarci la strada verso la risposta arriva proprio lo spirito della giovane, che sembra aver pianificato da tempo una vendetta coi fiocchi.
Ed è qui, nel momento in cui Laura piomba su Skype, entrando di prepotenza nella videochat, che ha inizio questo horror 2.0. L’account riattivato incomincia ad inviare messaggi, a svelare segreti sui rapporti tra i ragazzi, a giocare e a prendersi gioco di loro. Loro che, superato il dubbio di essere alle prese con uno scherzo di cattivo gusto dell’hacker di turno, capiscono ben presto con chi hanno a che fare.
Ma non abbastanza per salvarsi la pelle e per tirarsi fuori dalla caccia spietata ormai aperta da Laura, che ha tutta l’intenzione di farla pagare cara. Di sistemare, una volta per tutte, ogni questione.

La tensione diventa così sempre più alta, con luci che si spengono all’improvviso; connessioni di rete che si interrompono per poi riprendersi a tragedia in corso o, addirittura, una volta già consumata; tracce musicali che partono da sole, a tutto volume, dalle playlist salvate.  Ma di paura autentica, nemmeno l’ombra. E tu sei lì, ad aspettare un primo spavento vero e proprio. In attesa di un brivido forte, che però non arriva. Ma se il terrore proprio non si appalesa, è forse il messaggio che esce fuori.

unfriend3

Normalmente film dell’orrore senza una morale, destinati a costruire una storia senza senso attorno a sensazioni forti. Questa volta invece non si salta sulla sedia, ma ci si deve accontentare del significato che viene proposto dalla pellicola: fai sempre attenzione a tutto quello che pubblichi online. Pensaci bene su – sembra voler suggerire il corso degli eventi narrati -, perché ogni azione può avere le sue conseguenze. Chiunque può vedere, sapere, conoscere e ciò ti espone a quei rischi che ne possono scaturire.

Alla base della triste storia, che ha portato alla morte di Laura, c’è poi l’impulsivo desiderio di condivisione, quella voglia incontenibile di mostrare agli altri ciò che si sta facendo, che è tipica degli adolescenti dell’oggi e sembra aver conquistato anche lo stesso spirito. La vendetta infatti si consuma, minuto dopo minuto, online: finalmente, tutti sapranno della tragica fine di quei sei ragazzi, tre maschi e tre femmine (i presupposti per un horror c’erano proprio tutti!) e la notizia delle loro misteriose scomparse farà sicuramente il giro della rete.

Base chiamata Skype

Si scoprirà anche che l’ultima rimasta, prima di morire, era Blaire, la vera responsabile di quel fatale video finito su internet. Proprio lei, la ragazza con cui condividiamo lo schermo: ed è a questo punto che il messaggio della pellicola diventa ancora più diretto: tutti possiamo cadere nell’errore e commettere qualcosa di irrimediabile, se non riflettiamo bene prima di agire.

E, dal mio punto di vista, avrebbero fatto bene a riflettere ancora un po’, prima di ultimare il lavoro, anche quelle persone che stanno dietro ad Unfriended. Perché poteva essere sul serio il film della svolta, ma, se tiriamo oggettivamente le somme, il risultato di questo “horror” è purtroppo quello di un’americanata col bollino garanzia-qualità. Peccato che l’unica cosa realmente spaventosa di tutto questo sia solo e soltanto il fragorosissimo boom di incassi della produzione, registrato con le proiezioni della pellicola nelle più affollate sale cinematografiche di tutto il mondo. Colpa del trailer forviante, dico io, e della curiosità generale, che inganna troppo spesso l’uomo, portandolo in trappola.

Perché, dai: tutti collegati su Skype, ok. Ma la paura, l’elemento che conta, rimane decisamente offline e fuori chiamata.
Black out totale, «peccato davvero per la realizzazione».


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