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[Film Zone] Molto rumore per nulla di Kenneth Branagh (1993)

Creato il 15 ottobre 2012 da Queenseptienna @queenseptienna

Molto rumore per nullaTitolo: Molto rumore per nulla
Paese: Stati Uniti, Gran Bretagna
Anno: 1993
Durata: 111’
Genere: commedia
Regia: Kenneth Branagh
Soggetto: di William Shakespeare
Personaggi principali: Kenneth Branagh; Emma Thompson;  Richard Briers; Keanu Reeves;  Denzel Washington; Michael Keaton
  Voto: [Film Zone] Molto rumore per nulla di Kenneth Branagh (1993)

 

Trama (estratto da Wikipedia): La commedia riprende di pari passo l’originale shakespeariano, rispettandone i tempi drammatici e la filologia del testo. L’apertura della pellicola si differenzia dal dramma di Shakespeare per la canzone Sigh no more, che Molto rumore per nulla vede cantata da Balthasar (Atto II, scena III), mentre nel film vi è una prima decantazione per bocca di Beatrice (Emma Thompson). Il film mantiene l’originale ambientazione a Messina, ma è stato interamente girato nella tenuta di Vignamaggio, nei pressi di Greve in Chianti (Firenze). La vicenda inizia con l’arrivo a Messina, nella corte di Leonato (Richard Briers), del principe Pedro d’Aragona (Denzel Washington) al ritorno da imprese d’armi. Uno dei favoriti del principe, il conte fiorentino Claudio (Robert Sean Leonard), si innamora della figlia di Leonato, Hero (Kate Beckinsale). Il padre approva, il matrimonio sembra definito, ma don Juan (Keanu Reeves), malevolo fratello bastardo del principe, cerca in tutti i modi di mettere zizzania. Nel contempo si assiste a una divertente schermaglia tra Beatrice, nipote di Leonato, e il signor Benedetto da Padova (Kenneth Branagh), entrambi arguti e sprezzanti le gioie dell’amore. Un farsesco complotto, ordito dal principe Pedro, mira a far cadere l’una nelle braccia dell’altro: Don Pedro, Leonato e Claudio fanno credere a Benedetto che Beatrice sia innamorata di lui; lo stesso piano è attuato da Hero e dalle sue damigelle con Beatrice (…)

Contenuto: La ragione del titolo, a fine commedia, è chiarissima. La protagonista è la parola, quella che plasma la realtà, la forza fino ad affermare il predominio su di essa. Produce una realtà fittizia che crea scompiglio e rumore.

Comincio col dire che vi sono due storie parallele. Qualcuno distingue tra una trama principale e una secondaria e a sua volta tra commedia (la storia di Beatrice e Benedetto) e tragedia (la storia di Hero e Claudio). Ciò che le accomuna è la beffa allestita per  creare una realtà fittizia destinata a produrre molto rumore (per il nulla che in fondo sono le parole: flatus vocis).

Tra Hero e Claudio si pone la macchinazione predisposta da don Juan con l’intento di impedire il matrimonio già fissato. Le cose sembrano destinate a finire male: il promesso sposo viene convinto con prove che sembrano inconfutabili (la scena del balcone) dell’infedeltà della sua amata. In forza di queste, segue la crudele scenata dell’amato che rifiuta all’altare la sbalordita Hero, restituendola al padre esterrefatto. Ad arrestare la tragedia vi è il suggerimento di un frate: verrà simulata la morte della poveretta, finché fosse rimasta in piedi la calunnia. Seguirà quindi l’intervento provvidenziale di Carruba, capo delle guardie: la sua combriccola intercetterà il raggiro e arresterà malandrini.

Carruba nel film è interpretato magistralmente da Michael Keaton, in fattezze e mimiche che ricordano Beetlejuice e anticipano addirittura le movenze del capitano Jack Sparrow (vedere per credere). La sua particolarità è smascherare e dissolvere la realtà fittizia creata dalle parole (l’apparenza da esse scaturita) attraverso un linguaggio che dire sgrammaticato è poco (l’agente Agatino Catarella del Commissario Montalbano ne è una pallida imitazione). Qualche esempio:

«Oh, massimo furfante!Questo ti frutterà, né più né meno,
la condanna alla redenzione eterna!»

«Non porti sospetto neanche alla mia carica?»

«Eh, monsignore, hanno commesso falsa diceria, e in più hanno detto false verità; secondo, sono dei calunniatori; sesto e ultimo – se li porti il diavolo! -
hanno macchiato il nome di una dama;terzo, hanno fatto creder d’esser vere cose che invece erano falsissime; e insomma son furfanti mentitori.»

Tra Benedetto e Beatrice si interpone la beffa, lo scherzo di don Pedro (don Juan è suo fratellastro) al fine di far credere ai due che ciascuno è innamorato dell’altro.  Mi piacerebbe pensare che lo scherzo sia preparato al fine di metterli insieme, ma non è detto. Lo scopo è più che altro deridere la loro acrimonia nei confronti del matrimonio. Ebbene nel loro caso la realtà creata dalla beffa non è fittizia, ma ha inteso mostrare quella che si nascondeva dietro le schermaglie dei due: che sono veramente innamorati, ma rifiutano il cerimoniale che irretisce tutti gli altri.

La differenza tra le due coppie (Claudio/Hero e Benedetto/Beatrice) è tutta qui: nel primo caso si crea una realtà fittizia, nel secondo no. In entrambe le vicende la beffa è crudele, giocando con la vita e i sentimenti altrui (come spiega Anna Luisa Zazo).

Ci sono un amalgama e un’armonia notevoli tra le due storie, tanto che non si può distinguere tra una trama principale (la tragedia) e una secondaria (la commedia).  Anche in As you like it (recensito QUI) appariva un intreccio drammatico, però presto lasciato in sottofondo (e perciò secondario). In Molto rumore per nulla le cose stanno diversamente, sono più articolate.

Auden nelle sue Lezioni, a proposito di Molto rumore per nulla, si domanda come faccia Shakespeare a evitare che la trama tragica diventi troppo seria. La risposta è semplice solo in apparenza: “Sviluppandola superficialmente, relegandola sullo sfondo”.

No. Questo è più evidente in As you like it, non in questo caso. La trama tragica non prende il sopravvento per due ordini di motivi:

1. Nonostante la tensione che si respira, la storia di Hero e Claudio ricalca, deformandola e dileggiandola, la tragedia di Romeo e Giulietta, come ben spiegato in un saggio di Anna Luisa Zazo:

  • in entrambe le storie vi è una morte simulata (escogitata da un frate): quella di Hero (finché fosse durata la calunnia) e quella di Giulietta;
  • vi è un ballo in maschera: l’occasione dell’incontro tra Giulietta e Romeo da una parte, occasione di schermaglia e bisticcio tra Beatrice e Benedetto dall’altra;
  • c’è una tomba: quella vera di Romeo e Giulietta davanti alla quale i Montecchi e i Capuleti si riconciliano, e quella finta di Hero.

2. L’elemento del comico è ciò che impedisce alla tragedia di farsi strada. L’abbiamo già visto in As you like it, dove il pagliaccio Paragone diviene paradossalmente la bocca della verità. In Molto rumore per nulla vi è l’intervento propizio di Carruba, come poco fa si è spiegato.

In Shakespeare spesso l’uso dello humour è antidoto contro il sentimento del tragico (Auden).  Nel caso delle “tragedie-tragedie” (Otello per esempio), il drammaturgo inglese si è guardato bene dall’utilizzarlo. Un personaggio come Iago non sarebbe sopravvissuto, né avrebbe portato a termine le sue trame in presenza di un Carruba o, peggio, di un Falstaff. Per non parlare del personaggio più emblematico del teatro shakespeariano, Amleto, la cui ironia l’avrebbe schiacciato come una pulce:

L’unica difesa contro Jago è l’umorismo, ed è per questo che Shakespeare esclude qualsiasi forma di commedia in Otello (H. Bloom)

Ebbene il personaggio di don Juan ha moltissimo in comune con Jago: compie il male per il male e non per un personale tornaconto (come per esempio Macbeth). Inoltre don Juan, come Jago, non si sporca le mani ma tesse una rete nella quale cadranno i malcapitati, pronti a distruggere loro stessi. Infatti non Jago, ma Otello uccide Desdemona; non don Juan ma il padre (Leonato) è sul punto di uccidere Hero.

Come si vede la trama tragica è piuttosto sviluppata e articolata.

Come in As you like it, anche qui Shakespeare ironizza sulle convenzioni sociali. Sia nella commedia che nella tragedia si muovono personaggi a loro modo assoggettati da convenzioni che li obbligano a porsi in un certo modo: nel parlare, nell’atteggiarsi, nel reagire. Beatrice e Benedetto sono gli unici (senza contare Carruba) a non tenerne conto. Anzi si intestardiscono e perseverano nel rimbeccarsi senza troppe perifrasi e ad accapigliarsi, come una consumata coppia di sposi, tutte le volte che si incontrano (una scena QUI).

Invero anche Leonato, Hero, Claudio e don Pedro, succubi delle convenzioni di cui si è detto, cadono facilmente nel tranello di don Juan:

I suoi intrighi hanno successo proprio perché le vittime sono imbevute di convenzioni (Auden).

 

Opere consultate:

  1. WILLIAM SHAKESPEARE, Molto rumore per nulla, Mondadori 1995, con saggio introduttivo di Anna Luisa Zazo e traduzione di Masolino D’Amico
  2. W.H. AUDEN, Lezioni su Shakespeare, Adelphi, Milano 2006
  3. HAROLD BLOOM, Shakespeare – L’invenzione dell’uomo, Rizzoli, Milano 2001

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