Magazine Media e Comunicazione

Fuoco e cenere, ma il Vesuvio non è il colpevole

Creato il 12 luglio 2017 da Mcc43 @mcc43_

mcc43

La Regione Campania, con decisione del Presidente Vincenzo De Luca, ha detto no al supporto stabile dei principali avversari del nemico che distrugge vegetazione e abitazioni, insidia la vita di animali e persone. Questa decisione è stata presa sullo sfondo della siccità che aumenta il rischio di incendi, nonostante la consapevolezza che non sono solo le casuali imprudenze di pochi balordi a provocare i roghi perché i piromani sono anche una categoria che spiana la strada a vari interessi: guadagnare con l’attività di spegnimento, guadagnare con la ricostruzione, guadagnare bruciando rifiuti pericolosi.

Il Presidente della Campania relega l’attività del corpo dei Vigili del Fuoco a periodi limitati, individuati dalla stessa Regione, nell’ambito di quello di massima criticità degli incendi boschivi. Gli incendi di interfaccia, è scritto nella lettera pubblicata in fondo all’articolo.
I piromani possono agire indisturbati: non avviene alcuna attività di prevenzione considerando anche che – grazie alla riforma della Pubblica Amministrazione – da gennaio di quest’anno il Corpo delle Guardie Forestali non esiste più.

In tale contesto, la  Regione e il Ministero agiscono con esasperante lentezza, consentendo ai due fuochi sulle pendici del Vesuvio innescati il 5 luglio di dilagare in un fronte di due chilometri intorno al vulcano. Ingrandendosi poi fino a interessare via via Torre del Greco, Boscotrecase, Trecase, Ercolano, Terzigno, Ottaviano, Torre Annunziata;  la sera del 12 anche San Giuseppe Vesuviano.

Ove non è fuoco, è fumo soffocante e cenere. Il Vesuvio offre di sé l’immagine illusoria di un vulcano in eruzione fumosa, ma incombe sopra il fronte del fuoco.

Fuoco e cenere, ma il Vesuvio non è il colpevole

Il sindaco della Città metropolitana di Napoli, Luigi De Magistris ha scritto in Twitter
“Incendi sul Vesuvio: disastro ambientale, immagini di morte della natura, distrutta la nostra terra, un crimine contro la vita. Dolore senza fine”.

Nell’intervista sottolinea la gravità del non investire nella difesa del territorio, indicando con precisione le concause di questo disastro che colpisce l’economia del comprensorio vesuviano e la condizione di vita degli abitanti,  provocando altresì una distruzione in ambito naturale che richiederà forse un secolo per vedere ricreate le condizioni distrutte.


Fuoco e cenere, ma il Vesuvio non è il colpevole

Google+

Annunci

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog