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Giorgione da Castelfranco, Tiziano, Giovanni Bellini – Pittura Italiana antica e moderna, ALFREDO MELANI

Creato il 17 agosto 2013 da Milanoartexpo @MilanoArteExpo
Pittura Italiana antica e moderna

Pittura Italiana antica e moderna

Giorgione da Castelfranco, Tiziano, Giovanni Bellini – Pittura Italiana antica e moderna, ALFREDO MELANI - ed. Milano, Hoepli, 1885 -1886. Alfredo Melani (Pistoia 1859 – Milano 1928), dopo aver concluso gli studi di architettura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, esordì come architetto e pubblicista specializzato nella critica e storia dell’arte. All’inizio degli anni Ottanta il giovane Alfredo Melani si trasferì a Milano, per cominciare una lunga carriera in campo editoriale e come insegnante alla Scuola Superiore d’Arte Applicata all’Industria, di cui diventò direttore. Consigliamo il >LINK al sito a lui dedicato. Pittura Italiana antica e moderna è un libro che vorremmo vedere riedito. Un manuale da non lasciare sprofondare, escludendolo, nella voragine editoriale che sta aprendo l’era digitale.

Alfredo Melani - Per comprendere la scuola veneziana del Cinquecento occorre ricordare Giorgione da Castelfranco, un mito, osserva il D’Annunzio colla sua abitudine di esagerare le cose. Fu suo contemporaneo, più attempato, Antonello da Messina e Giorgione da Castelfranco, morto giovine nella pestilenza che colpì Venezia nel 1510, ricevé l’eredità pittorica di Giambellino (Giovanni Bellini - Venezia, 1433 circa -  Venezia, 26 novembre 1516 – è stato un pittore italiano, uno dei più famosi del Rinascimento, noto anche con il nome Giambellino) e la trasmise a Tiziano. >

Così la scuola veneziana, somigliante alla ferrarese, splende nel Quattrocento e si allunga nel Cinquecento, svolgendo due fasi a capo delle quali stanno, rispettivamente, Giambellino  (Giovanni Bellini) e Giorgione da Castelfranco. Bisogna ricordare Antonello da Messina perché a Venezia la pittura ad olio non vuol dissociarsi dalla abilità e alacrità del Maestro siculo, da questa pittura che riscalda la tavolozza, ammorbidisce i contorni, cara ai pittori veneziani coloristi impareggiabili. Onde come si afferma che i Fiorentini sono grandi disegnatori, così si dice che i Veneziani sono grandi coloristi. Continuando col vecchio metodo della tempera questi pittori non potevano conseguire la gloria che conobbero. E fu provvidenziale la pittura ad olio, colla quale i Veneziani svolsero le inclinazioni coloriste, fecondate alla sorgente orientale e allo spettacolo musivo delle pitture bizantine. Giorgione da Castelfranco (Giorgio Barbarella 1478 f 1510) gloria d’arte italiana, con Giambellino e Tiziano, forma la triade abbagliante della scuola alla quale egli appartiene ; (salvo il Tintoretto), come Leonardo, Raffaello e Michelangelo, formano la triade divina della pittura italiana. Si contesta che il casato fosse veramente Barbarelli o Barbarella. Profferì incerto, questo casato, Carlo Ridolfi (1594 f 1658) nelle sue Meraviglie dell’Arte; e i l Ridolfi fu i l primo a scriverlo (‘).

Giorgione da Castelfranco - Castelfranco Veneto, La Madonna tra i santi Francesco e Liberale

Giorgione da Castelfranco – Castelfranco Veneto, La Madonna tra i santi Francesco e Liberale

L’arte del Giorgione, sgorgata dall’insegnamento di Giovanni Bellini, conobbe la morbidezza, la dolcezza, la poesia del paesaggio, e nella sua celebre pala un po’ giambellinesca, la Madonna fra i Santi Francesco e Liberale, il paesaggio è un incanto (fig. 125). Si educò sotto Giambellino, secondo il Vasari che, prudente, ciò afferma col velo d’un «si dice»; né i Vivarini dipinsero inutilmente per il Maestro di Castelfranco;  e come alcuni quadri di Giambellino, così alcuni del Giorgione si scambiarono coi quadri appartenenti a scolari o imitatori, cioè a pittori inclinati al Nostro, quali il Dossi, il Lotto, il Romanino, il Pordenone, il Torbido.

Le notizie su lui sono poche, contraddittorie, e la epurazione ridusse a pochissimi i quadri d il Maestro ammessi e ammissibili. Con tutto ciò se ne loda la serena fantasia, la schietta naturalezza, la tavolozza; e il suo quadro di Castelfranco basta al Giorgione. Diseredato dal Crowe e Cavalcaselle e dal Morelli questi tolse al Nostro un prezioso quadro, il Concerto, a’ Pitti , guasto dai restauri, a dargli un eloquente Ritratto femminile nella galleria Borghese tizianeggiante ed una Venere nuda figura sdraiata entro un finissimo paesaggio nella galleria di Dresda. Essa ricorda la famosa Venere di Tiziano agli Uffizi, ne ha la stessa azione eccettuato il braccio destro. Il Giorgione avrebbe dipinto il Cristo che porta la croce nella chiesa di S. Rocco a Venezia attribuito a questi dal Vasari, indi dal Vasari stesso dato a Tiziano.

A’ Pitti si assegnerebbe al Giorgione un quadro ritoccato, esprimente le Tre età dell’uomo, attribuito a Lorenzo Lotto, un Mosè salvato dalle acque e un Battista: e si attribuirebbe al pittore della pala di Castelfranco, un Cristo nel palazzo Dal Verme-Zileri a Vicenza stato venduto avanti il 1902. Infine sono tre i quadri del Nostro incontestabili: la pala di Castelfranco Veneto, la Tempesta nella galleria Giovannelli a Venezia ed un quadro nel Belvedere a Vienna, i Magi detto anche i Filosofi.

Giorgione la Tempesta, 1505-1508 circa, conservato nelle Gallerie dell'Accademia a Venezia

Giorgione la Tempesta, 1505-1508 circa, conservato nelle Gallerie dell’Accademia a Venezia

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La pala di Castelfranco è il dipinto più popolare, ricordato da una Madonna S. Rocco e S. Antonio da Padova (Giorgione ?) a Madrid nel museo del Prado, la scena di Castelfranco a rovescio ed il quadro la Tempesta nella galleria Giovannelli a Venezia impressiona. Impressiona il paesaggio, folto di nubi che si accavallano, bello di alberi e d i case, lo sfondo lontano, due immagini anzi tre, una donna con un putto seduta animano la scena.

Pregevole specialmente come espressione paesistica infrequente ai tempi del Giorgione, se il paesaggio si consideri nella forma soprastante alle figure, come vedesi in un paesaggio con gregge, del Tiziano, palazzo Buckingham a Londra. A Vienna, galleria del Belvedere, si indicano i Magi come ho detto, una tavola cioè chiamata i Tre Magi o i Tre Filosofi accompagnata da altri quadri della galleria viennese, assegnati al grande Maestro: un Violinista, un Guerriero, Cristo e la Maddalena. Ma va distinto il Giorgioue dallo stile giorgionesco e dalla scuola giorgionesca ; »• Vienna, coi suoi quadri, ispira molta incredulità. Si sarebbe più inclinati all’autenticità d’un Giorgione nella galleria di Dresda, Venere dormente. Tornando in Italia, si assegnerebbe con verisimiglianza al Barbarelli il ritratto di Vecchia nella galleria di Venezia, conosciuto sotto il nome di Madre del Tiziano. Tuttavia giova confrontare, studiare, riflettere gravemente.

Giorgione da Castelfranco, Tiziano, Giovanni Bellini - Pittura Italiana antica e moderna, ALFREDO MELANI

Giorgione da Castelfranco, Tiziano, Giovanni Bellini – Pittura Italiana antica e moderna, ALFREDO MELANI

Il Giorgione è desiderato e altamente « quotato », ed il Museo civico di Verona avrebbe la sua parte nella divisione dei quadri giorgioneschi. Ai (madri di genere si volse, briosa, la musa del Giorgione (Concerto campestre al Louvre?), la quale non stette immobile come quella di molti pittori antichi sul tipo sacro, ma volò su ogni campo. Che il Maestro di Castelfranco paganeggiò oltre quanto non si soleva a’ suoi tempi, e il tardo X V secolo col principio del secolo seguente, salutano in lui il loro pittore di genere. Versatile; trattò l’affresco e ne dette un nobile saggio sulla facciata al fondaco dei Tedeschi a Venezia ed esso è un modesto frammento. Il Berenson colla sua audacia e col suo entusiasmo, avrebbe scoperto alcune copie da originali perduti del G. enunciando delle conclusioni molto discutibili.

Agli Uffizi l’Autoritratto, il ritratto del Generale Gattamelata ( ?) e alcuni disegni dubbiosi, servirebbero a ricostruire la personalità del Maestro di Castelfranco. Il Giorgione sedusse molti pittori, alcuni nominati come scolari di Giambellino. Ciò vuol dire che dopo essere stati scolari o aver sorriso a Giambellino, essi furono affascinati dal Giorgione. Lo spirito giambellinesco s’incontra con quello giorgionesco, e s’intreccia sovente nei pittori di cui parlerò, essendo lo spirito che accende tutta la pittura veneziana. (…)


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