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Giornalismo digitale: Twitter, Crowdfunding e imprenditoria. Idee a confronto.

Creato il 07 settembre 2012 da Saradurantini @SaraDurantini
ì  Sara Durantini   0 Editoria e Giornalismo  Giornalismo digitale: Twitter, Crowdfunding e imprenditoria. Idee a  confronto.In un recente articolo, Sebastian Smith scrive che "news aggregators, 24/7 news cycles, 140-character Tweets and attention-span-challenged web users have transformed much of the US media into the journalistic equivalent of McDonalds: quickly produced, easily consumed."
Della velocità con la quale le notizie arrivano all'utente attraverso i social netwotk pena, molto spesso, la verifica delle fonti e il contenuto stesso della notizia, si è parlato anche durante Dig.it, il primo incontro nazionale dedicato proprio al giornalismo digitale, tenutosi a Firenze all'inizio di luglio. Allora si era puntato molto sulla cura e l'attenzione delle fonti come una delle regole d'oro che il giornalista deve seguire se non vuole perdere credibilità e incappare in sanzioni giudiziarie. 
Di opinione differente rispetto a Sebastian Smith è Steve Buttry: 10 ways twitter is valuable to journalist sembra essere un inno alle potenzialità del social network. E accanto all'articolo di Steve Buttry ci sono altri approfonditi e ben argomentati post e ebook che sottolineano la sinergia tra giornalismo digitale e comunicazione 2.0. Tra gli ebook basterebbe ricordare Comunicare con Twitter. Creare relazioni, informarsi, lavorare di Luca Conti. Edito da Hoepli, l'ebook guarda al social network per eccellenza come terreno che unisce fruizione delle informazioni e aggiornamenti in tempo reale a una strategia volta al "marketing dell'ascolto, alla promozione attraverso contenuti originali e a un servizio clienti evoluto". Intenti simili stanno alla base dell'ebook di Barbara Sgarzi, Twitter, news e comunicazione, edito da 40k.it: "Ci sono almeno dodici buone ragioni per imparare a usare bene Twitter, soprattutto se vi occupate di comunicazione. E se siete giornalisti, i 140 caratteri sono una grande opportunità".
Il digitale ha trasformato soprattutto la modalità di diffusione e aggregazione dell'informazione, per non parlare della possibilità di essere ripresa, riproposta o, per meglio dire, retwittata. E se, spesso, i media hanno dimostrato un comportamento distaccato e a volte ostile nei confronti di questo mutamento, gli utenti hanno invece dimostrato apertura e propositivismo. 
Quando si parla di utenti si deve fare attenzione: i dati Eurostat dicono che in percentuale gli over 55 italiani online sono meno della metà di quelli inglesi e come ha proposto Luca Conti "serve uno sforzo a colmare questo divario".  
Da blogger e collaboratrice non credo che le trasformazioni in atto in campo giornalistico possano essere sottoposte alla logica dei social network, tanto meno a quella di twitter. Sì, twitter è uno strumento utile per chi si vuole avvicinare alla comunicazione 2.0 ma anche per chi è già affermato "comunicatore". Tuttavia credo sia troppo facile dividere per punti un post e spiegare quanto può essere potente twitter perchè si rischia di accantonare e gettare ombra sui cambiamenti economici nel settore editoriale e giornalistico relativamente agli ultimi anni e che spiegano le difficoltà attuali di molte testate giornalistiche cartacee e online. (a questo proposito consiglio di leggere il report di Bill Grueskin, Ava Seave e Lucas Graves, Giornalismo digitale. Lo stato delle cose, quello che è successo finora e quello che abbiamo imparato edita sul sito di Lsdi).
Tra il catastrofismo di Sebastion Smith e l'ottimismo smisurato di Steven Buttry c'è in mezzo un mare di possibilità, di progetti e idee. Potrei iniziare parlando di David Cohn, il californiano che, qualche anno fa, ha realizzato Spot.us (si basa sul giornalismo partecipativo, il crowdfunding e il local journalism) attraverso un finanziamento di 340.000 dollari della Knight Foundation. 
Spot.us permette agli utenti di confrontarsi su un argomento di interesse per poi affidarlo alla penna di un giornalista freelance che inizierà la sua inchiesta grazie ai finanziamento degli utenti stessi. Inoltre Spot.us ha puntato l'accento sul giornalismo locale riuscendo a raccogliere, per la zona di San Francisco, 45mila dollari finanziando inchieste legate al territorio. 
Anche l'Italia conosce una piattaforma di crowdfunding journalism: Youcapital.it è il progetto nato un paio d'anni fa per iniziativa di Antonio Rossano e Luca Longo, che già da tempo operano nel mondo del giornalismo partecipativo e della comunicazione su internet realizzando progetti di citizen media
Kickstarter.com, piattaforma americana di crowdfunding, si basa sulla meritocrazia. "E’ ovviamente necessario saper comunicare bene, ma è la qualità del progetto a essere centrale; il crowdfunding funziona bene quando le richieste economiche sono calibrate, motivate e i progetti realistici e fattibili, con deadline precise". A parlare è Daniela Ferrari, Digital Strategist & Social Media Manager che nel 2011 ha collaborato con la casa di produzione torinese Stefilm International per finanziare, tramite crowdfunding, il film “Vinylmania – When life runs at 33 revolutions per minute”.
Intervistata da Alessio Iacona per il suo blog sul quotidiano l'Espresso, la Ferrari afferma l'importanza di iniziative come questa, necessari in Italia "vista la scarsità di fondi pubblici e privati a sostegno dell’imprenditoria". Chiara Spinelli, project manager e fondatrice di Eppela, parlando con Iacona ha dichiarato che "l’Italia è un Paese di belle idee che non sanno raccontarsi, di talenti che non sanno costruire un adeguato storytelling intorno alla propria idea o progetto, trovando quindi difficile far emergere e sostenere le proprie campagne di raccolta fondi. La cosa bella del crowdfunding è che puoi cercare di fare impresa partendo dal prodotto in sé e non da idee astratte".
Ed ecco quindi che Mathew Ingram si domanda se "Kickstarter be used to crowdfund journalism" segnalando una possibile strada alla crisi che sta vivendo il settore editoriale e giornalistico strangolato dai problemi economici e finanziari. Credo valga la pena di riflettere sul suo articolo in quanto Ingram ha ravvisato uno strumento che realmente potrebbe essere utile per il singolo giornalista (o aspirante tale). La piattaforma si presenta come una realtà che offre sbocchi concreti per la realizzazione delle idee basandosi sul merito delle stesse.  Scritto in: aggregatori, Alessio Iacona, blog, Crowdfunding, ebook, giornalismo digitale, imprenditoria, Kickstarter, L'Espresso, Lsdi, Mathew Ingram, report, Sara Durantini, twitter, Youcapital Invia tramite email Postalo sul blog Condividi su Twitter Condividi su Facebook

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