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Gli infedeli (non di Gad Lerner)

Creato il 10 maggio 2012 da Cannibal Kid
Condividi Gli infedeli (non di Gad Lerner) Gli infedeli (Francia 2012) Titolo originale: Les infidèles Regia: Emmanuelle Bercot, Fred Cavayé, Alexandre Courtes, Jean Dujardin, Michel Hazanavicius, Eric Lartigau, Gilles Lellouche Cast: Jean Dujardin, Gilles Lellouche, Guillaume Canet, Mathilda May, Sandrine Kiberlain, Alexandra Lamy, Géraldine Nakache, Clara Ponsot Genere: anche i francesi possono sbagliare Se ti piace guarda anche: I soliti idioti, I mostri, La peggior settimana della mia vita, Piccole bugie tra amici

Gli infedeli (non di Gad Lerner)

"Se qualcuno ci chiede se abbiamo fatto questo film, rispondiamo
di no e facciamo che rimanga una piccola bugia tra amici, oui?"

Non è che dobbiamo essere sempre invidiosi dei cugini francesi. Si sono liberati di un nano egocentrico come Presidente, bravò. Però anche noi l’abbiamo fatto, alcuni mesi or sono. Sebbene la decisione non sia arrivata dalle urne ma da lui, di sua spontanea (come no?) volontà. Dobbiamo poi essere per caso gelosi del fatto che abbiano eletto un tizio che sembra l’unico politico al mondo con meno carisma e appeal di Bersani? O del fatto che abbiano un governo socialista? Ricordo che l’ultimo governo socialista che abbiamo avuto noi è stato quello di Bettino Craxi. Non proprio una roba da rimpiangere…
Sul piano cinematografico invece abbiamo avuto parecchio da rosicare, negli ultimi anni. Complice una produzione rigogliosa in tutti i generi, dal drammatico al thriller, dalla commedia all’horror, delle belle idee di sceneggiatura e una serie di ottimi attori e registi, il cinema francese sta vivendo una sorta di nouvelle vague della nouvelle vague. Tra Oscar vinti e successi al botteghino, anche qui dalle parti di Pensieri Cannibali i toni riservati alle recenti produzioni francesi sono passate dall’entusiastico al (quasi) fanatismo nazionalista, cito i vari The Artist, Quasi amici, Piccole bugie tra amici, 17 ragazze, Polisse, La reine des pommes, La chiave di Sara… Tanto che ho quasi pensato di cambiare il nome del blog in Les pensées cannibales. Quanto chic farebbe? 
Gli infedeli (non di Gad Lerner)
Però adesso non è che dobbiamo invidiare tutto, ai francesi. Di certo non questo filmetto. Gli infedeli è una porcata. Detto ancora con bon ton. Tra i critici cinematografici italiani qualcuno l’ha paragonato a I soliti idioti, ma è offensivo. Nei confronti dei soliti idioti, che perlomeno fanno ridere. Magari a tanti non piacciono e magari è meglio prenderli a piccole dosi perché dopo un po’ rischiano di stufare, però sanno far ridere. Gli infedeli, per quanto si sforzino, la risata invece non me l’hanno strappata. Se non quella isterica per la disperazione.
Gli infedeli (non di Gad Lerner)
Il film a episodi è un rischio enorme e spesso porta a risultati fallimentari. Non fa eccezione questo Gli infedeli, che parte con l’intenzione di essere una sorta di trattato sociologico sull’infedeltà, soprattutto maschile. Quello che ne esce fuori è una serie di ritrattini per lo più stereotipati e desolanti, tanto per gli uomini quanto per le donne. Quando va bene, questi quadretti finiscono per essere dei temini svogliati sull’argomento. Quando va male, si finisce invece nella barzelletta macchiettistica (i brevi episodi girati da Alexandre Courtès). Non divertenti, solo ridicoli. Mini gag che andrebbero bene, al massimo, per una scenetta di Camera Café, prodotto guarda a caso importato proprio da un format francese. Perché i francesi saranno anche bravi a fare cinema, negli ultimi anni sicuramente meglio di noi, però a livello di comicità non è che siano messi benissimo. Quasi amici pare la botta di culo che conferma la regola. Per fortuna, negli altri episodi non si finisce nella macchietta totale, come capita invece al nostro La peggior settimana della mia vita, tanto per ricordarci di come noi italiani quando vogliamo sappiamo fare persino di peggio.
Ma vediamo nel dettaglio, gli episodioni che compongono questo ben poco prelibato piatto di nouvelle cuisine! Il prologo diretto da Fred Cavayé, reuccio del nuovo noir-polar-thriller francese, gioca la carta del sesso esplicito, ma i dialoghi tra i due protagonisti sono degni di una galleria degli stereotipi da comici di Zelig. Pure meno divertenti, dei comici di Zelig. E ho detto tutto. Michel Hazanavicius, fresco di Oscar per The Artist, gira l’episodio “La coscienza pulita”, incentrato su una trasferta di lavoro che finisce per diventare una gita in cui un uomo sposato tenta disperatamente di scoparsi qualcuno. Chiunque. E che poi non si osi criticare American Pie… Più che un episodio, una farsa che fa pensare a come Hazanavicius rischi di fare ben presto la fine di Florian Henckel von Donnersmarck, passato dai fasti e dai premi di Le vite degli altri alle pernacchie di The Tourist. Meritati in entrambi i casi.

Gli infedeli (non di Gad Lerner)

"Sai che somigli a una versione meno figa di Jessica Chastain?
E non fare quella faccia, resta sempre un gran complimento!"

Le cose vanno un pochino meglio con i due episodi più drammatici, quelli in cui non ci si sforza di far ridere, cosa che questi infedeli non sono capaci a fare, e perlomeno si tenta di dare un maggiore spessore ai personaggi: obiettivo solo minimamente raggiunto in “Lolita” di Eric Lartigau, con la relazione tra un uomo sposato e una giovane studentessa (che fantasia!) e in “La domanda” di Emmanuelle Bercot (attrice vista in Polisse, ma non è la regista di Polisse come scritto in qualche sito, giusto per fare i precisini), che tenta il confronto uomo/donna più duro presente nel film. Un discreto faccia a faccia tra Dujardin e la brava Alexandra Dumy, dal viso vagamente somigliante a Jessica Chastain. Comunque poca roba pure questo mini-film all’interno del film-mini. Tutti gli episodi, nessuno escluso, finiscono infatti per essere inconcludenti. Nessuno è degno di essere salvato. Arrivi alla fine di ognuno e ti chiedi sbigottito: “E alloraaa?” e poi ti chiedi: “Ma devo proprio andare avanti a vedere anche l’episodio successivo? Massì, continuiamo così, facciamoci del male.” Da salvare c’è comunque la recitazione di Jean Dujardin e Gilles Lellouche, già visti insieme in Piccole bugie tra amici. Due attori fisicamente molto simili che sembrano fratelli e che insieme se la devono spassare parecchio. Peccato non siano riusciti a regalare lo stesso divertimento anche alla pellicola. Come puro esercizio attoriale, la loro prova alle prese con una serie di personaggi vari (ma non troppo) è pure interessante. Peccato che le sceneggiature dei vari episodi siano davvero un grande vuoto, sia di idee che esistenziale. E peccato anche che i due abbiano voluto fare il passo più lungo della gamba e dirigere l’episodio conclusivo che chiude (in)degnamente il tutto, “Las Vegas”, davvero una cagata colossale.
Per quanto io adori essere infedele alla mia patria, non me la sento di sponsorizzare un prodotto d’Oltralpe come Gli infedeli. Questo pseudo film è una vera porcheria, e già ci bastano le nostre. Per una volta, quindi, grido: e forza Italia, che siamo tantissimi! In Russia, almeno… (voto 4/10)
Gli infedeli (non di Gad Lerner)

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