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Gli Slavi e gli Arbëresh

Creato il 22 gennaio 2012 da Elton77

I nomi di Illiria e Illiri, intesi come identità nazionale, esistono fino al VI secolo. Nei cinque secoli successivi non si sente più parlare degli Illiri. È pur vero che nei tempi più remoti, quando gli Illiri hanno avuto una certa influenza nell'Impero Romano, il loro nome è stato sostituito con “Romani”. La sorte degli Illiri è strettamente legata con l’esistenza degli imperi Romano e Bizantino, anche se essi (gli Illiri) erano molto diversi.

Aristidh Kola 1944 - 2000

Aristidh Kola 1944 - 2000

Con l’arrivo degli Slavi nei Balcani e dopo l’occupazione del Nordovest dei Balcani, l’Illiria è stata separata dall’Impero Bizantino. Gli Illiri combatterono battaglie disperate per difendere il loro territorio, ma erano guerre ad armi impari. Gli Slavi arrivavano numerosissimi, e non soltanto come soldati, ma portavano con loro le famiglie: si trattava, quindi, di una grande immigrazione paragonabile con quella degli antichi Pelasgi.

In pochi anni, tutta l’Illiria del Nord fu conquistata dagli slavi e la popolazione degli illiri fu costretta ad abbandonare la sua terra, oppure a formare isole etniche nel mezzo del mare slavo. Gli Slavi iniziarono la loro campagna do conquista nel VI d.C. secolo e continuarono fino al VII secolo d.C. cambiando cosi in maniera definitiva la mappa dei Balcani. Come abbiamo già detto, l’Illiria del Nord è stata persa per sempre: è diventata slava. I suoi abitanti sono stati uccisi, costretti a lasciare definitivamente le loro terre o ad essere assimilati.

L’ultima volta che si è sentito parlare degli Illiri e forse dell’Illiria è nel “Miracoli di San Demetrio”, una cronaca scritta nel VII secolo. Successivamente, è sceso il silenzio su quei nomi fino all'XI secolo, quando lo storico bizantino Mihail Ataliati definisce quella terra e quel popolo non più Illiria e Illiri ma Arbëria e Arbëresh. Essi (gli Arbëresh) erano alleati con Jorgo Maniaqi, il quale era in guerra contro Costantinopoli nel 1043.

Dopo Atiliati abbiamo Anna Comnena che nomina gli “Arbëresh” collocandoli in un territorio chiamato “Arbëria” e che si trovava nell'odierna Albania centrale. È da notare che, nove secoli prima, il geografo alessandrino Claudio Ptolemeo, nomina la tribù illirica degli Albani (Albani, Albanopolis), e li pone nella stessa zona. Questo silenzio di quattro secoli, la scomparsa dei nomi Illiria e Illiri, la comparsa dei nomi Albania e Albani[1], ha confuso gli studiosi, e alcuni di loro addirittura hanno ipotizzato che, essendo gli Illiri scomparsi dalle mappe, i “nuovi” Albani fossero una tribù completamente diversa, arrivata un po’ prima del XI secolo, oppure insieme con gli attacchi degli Slavi nei Balcani.

Nel XIX secolo è apparsa la cosiddetta teoria “Tracia”, secondo la quale gli albanesi non erano discendenti degli Illiri, ma giunsero nei Balcani durante le migrazioni barbare e parlavano il latino e un dialetto del Danubio. Questa teoria è stata sostenuta sia da studiosi jugoslavi che romeni. Essa afferma che nella lingua albanese esistono alcune parole latine originarie di alcune zone nei pressi del Danubio ed altre sono identiche sia nell’albanese che in romeno.

La contestazione fatta dagli storici albanesi Pollo-Puto non è per niente soddisfacente.

Jani Vreto, il filosofo del Rinascimento albanese, (Rilindja Kombëtare), nel suo libro Apologia, pubblicato nel 1878, a una tesi simile, che vuole gli Albanesi arrivati nelle terre dove si trovano tutt’oggi dall’Albania del Caucaso, risponde in una maniera molto singolare ed efficace. Vreto prende in esame una serie di documenti e di parole dell’antichità classica e preclassica che hanno radici uguali a quelle di parole albanesi tuttora in uso.

Se - dice Vreto – gli Albanesi non fossero autoctoni nel territorio dove si trovano anche oggi, ma fossero stati barbari venuti durante le migrazioni dopo l'avvento del cristianesimo, allora come si spiegherebbe l’identità della lingua albanese con l’antica lingua omerica e addirittura preomerica? Noi oggi sappiamo che la lingua classica non si parlava più già nel VII secolo d. C.

Sulla tesi “Tracia” io[2] rispondo:

1- Dopo le guerre vittoriose dei Romani in Dacia (l’odierna Romania), l’imperatore Traiano vi fece trasferire un considerevole numero di soldati, la maggior parte illiri, con l’intenzione di “romanizzare” quei posti in tempo breve. Ma, pur trovandosi in un ambiente promiscuo, gli Illiri, che per natura erano fortemente nazionalisti, lasciarono il loro marchio in quella regione.

2- Nei tempi moderni, ed esattamente nel periodo del dominio ottomano nei Balcani, i discendenti degli Illiri, gli Arbëresh, hanno un ruolo importante in Romania. La famiglia reale Ghica, originaria dell’Albania, governerà per molti anni in Valacchia e Moldavia (1658 – 1856). I membri più importanti della famiglia saranno Giorgio Ghica, Grigore III, Grigore IV, Alessandro II, Grigore V, ecc.

L’ultimo membro della famiglia, Ion Ghica, diventerà il presidente del primo governo dello stato romeno appena creato. Da questa famiglia è discendente anche la famosa poetessa del XIX secolo Dora d’Istria. Il suo vero nome era Elena Ghica ed era la figlia di Grigore Ghica IV.

3- Gli Arbëresh che durante l’occupazione ottomana dei Balcani si trovavano in Romania fra Valacchia e Moldavia, non erano soltanto i nobili ma una popolazione considerevole.

4- Nel 1887 l’influenza Arbëresh in Romania è molto significativa. In quell’anno è stato fondato il club “Dituria” (la conoscenza), con lo scopo di propagandare la Rinascita Albanese (Rilindja Kombëtare).

Da questi quattro fatti storici arriviamo alla conclusione che le parole in comune fra l’albanese e il romeno hanno un'altra origine rispetto a quella sostenuta della teoria “Tracia”. Sono parole che entrarono nella lingua romena grazie alla presenza secolare degli Arbëresh e più tardi degli Albanesi in quel territorio.


[1] Da considerare come Arbëresh e Arbëria, qui si usa il nome con il quale i stranieri chiamavano l’Arbëria e oggi l’Albania.

[2] Io è riferito all’autore del pezzo.

Liberamente tratto dal libro Arvanitasit dhe prejardhja e grekëve di Aristidh Kola

Traduzione dall’albanese di Elton Varfi


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