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Goon

Creato il 09 gennaio 2013 da Misterjamesford
GoonRegia: Michael DowseOrigine: USA, CanadaAnno: 2011Durata: 92'
La trama (con parole mie): Doug Glatt, da sempre e per vocazione un buttafuori pronto a menare le mani per proteggere chi ne ha bisogno considerato alla stregua di un illegittimo dai genitori che lo vorrebbero medico come il fratello, dopo aver messo KO un giocatore di hockey nel corso di una partita - e da spettatore - viene ingaggiato dalla squadra della sua cittadina nel ruolo di picchiatore sul campo in difesa dei compagni più esposti ai duri colpi degli avversari.
La sua abilità lo porta ad un cambio di team e all'arrivo nella squadra degli Halifax Highlanders, compagine canadese che ha nel fuoriclasse Xavier LaFlamme il suo asso, rimasto così sconvolto da un colpo proibito subito in partita tre anni prima da essersi completamente perso in se stesso.
L'arrivo di Doug tra gli Highlanders riuscirà a scatenare di nuovo il furore agonistico dei suoi componenti, pronti a lottare in tutti i modi per raggiungere i playoff del campionato: Glatt scoprirà così che il suo talento nel rifilare cazzotti così forti da far sembrare i pugili professionisti dei bambini dell'asilo può davvero cambiare le cose, anche quando di fronte si troverà Ross Rhea, responsabile del crollo di LaFlamme.
GoonA volte capita che film senza alcuna pretesa o velleità artistica riescano a riscaldare i cuori del pubblico come mai sarebbero capaci di fare pellicole d'autore dai significati profondi e dalla tecnica sopraffina: credo che l'origine di questo fenomeno sia da ricercare principalmente nel fatto che il mio tanto amato panesalamismo, a volte, diviene un vero e proprio toccasana quando si ha voglia di perdersi dietro a vicende che, in un modo o nell'altro - e anche per la loro casereccia realizzazione - finiscono per diventare assolutamente più verosimili di episodi sicuramente più eclatanti rispetto alla Storia della settima arte.
E' il caso di Goon, film firmato da Michael Dowse - già passato dalle parti del Saloon con Take me home tonight - che mescola gli elementi tipici della pellicola di matrice sportiva - cameratismo, spirito di squadra, voglia di vincere nel senso positivo del termine - al Cinema di botte tamarro figlio degli eighties, senza dimenticare un'altra grande eredità di un decennio decisamente caro al regista - così come al sottoscritto -, l'elogio degli outsiders e dei potenziali perdenti, dei losers carichi dello spirito dei Goonies o del Daniel-san di Karate kid.
Il tutto inserito nella cornice certo non morbida dell'hockey, uno sport con i controcazzi in cui ci si picchia effettivamente come fabbri - nonostante l'ovvia esagerazione mostrata nel corso della pellicola - e che ricordo con piacere fin dai tempi delle medie, quando mi capitava di andare con i compagni di scuola il sabato pomeriggio a pattinare sul ghiaccio e qualche volta a metà settimana con mio padre a seguire le partite dei Devils - se non sbaglio si chiamavano così - di Milano.
L'approccio della sceneggiatura - scritta, tra gli altri, anche dal coprotagonista Jay Baruchel - è invece quello della commedia in pieno Apatow-style, sboccata e tamarra, in grado di toccare temi assolutamente profondi come la Famiglia, l'Amore e l'Amicizia senza mai dimenticare quel sano carico di volgarità mai davvero volgare buona giusto a scandalizzare i consueti spettatori dalla puzza sotto il naso e una bella scopa lunga infilata su per il culo: per il resto tutto il peso della vicenda poggia sulle spalle di un sempre approvatissimo  - nonchè fordiano onorario - Seann William Scott, che sfodera uno dei suoi personaggi migliori dai tempi de Il tesoro dell'Amazzonia ed almeno un paio di perle stratosferiche sul campo di gioco - il disco da hockey preso di faccia, pura fantascienza, è già un piccolo cult della tamarrata -, un combattente assolutamente privo di talento ma irresistibile per quanto riguarda il carisma "buono" in grado di cambiare volto ai suoi compagni negli Highlanders, spinto anche dalla verve quasi grottesca del suo migliore amico Pat - il Jay Baruchel citato poco sopra -. Ad aiutarlo nell'impresa un rivale destinato a diventare il suo "gemello" - l'asso in declino Xavier Laflamme - ed una nemesi che rappresenta, in qualche modo, un involontario mentore dello stile di gioco di Doug "il teppista", il cazzutissimo Ross Rhea - cui presta volto e massa un Liev Schreiber che pare finalmente aver trovato la sua dimensione migliore con charachters massicci e tendenzialmente minacciosi -, primo a concedere al nostro protagonista l'onore ed il riconoscimento che di fatto non aveva mai avuto così come ad indicargli la via per il suo futuro da combattente, più che da giocatore di hockey.
Certo, non aspettatevi chissà quale visione rivoluzionaria: la sceneggiatura è telefonatissima fin dal principio, le evoluzioni prevedibili, i sentimenti ed il messaggio assolutamente di grana grossa: eppure - e parlo soprattutto per il pubblico maschile o per chi ha una certa familiarità con lo spirito da tifoso - sarà impossibile non esaltarsi con le imprese di Doug Glatt, gladiatore sui pattini da ghiaccio e cuore di una squadra persa dietro a problemi personali ed individualità, simbolo di quanto, a volte, in una squadra sia fondamentale lo spirito di chi non avrà i numeri, ma un ideale puro, due palle d'acciaio e pugni che fanno proprio male.
Onestamente, a vedere Doug schizzare sul campo pronto a togliersi le protezioni e cominciare una bella, robusta e sana scazzottata, viene proprio voglia di dare una pacca sulla spalla a questo ragazzone nato per menare le mani e sorridere di fronte alla sua purezza d'animo, decisamente più coinvolgente, umana e rassicurante dei cervelli allenati a suon di nozioni dei suoi stessi miopi genitori.
Caro Glatt, qui al Saloon siamo tutti orgogliosi di te.
MrFord
"Sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n'hai stai lì
una vita da mediano
da chi segna sempre poco
che il pallone devi darlo
a chi finalizza il gioco
una vita da mediano
che natura non ti ha dato
nè lo spunto della punta
nè del 10 che peccato."
Ligabue - "Una vita da mediano" -


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