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Governo su Carbosulcis: ” Non è detta chiusura a dicembre”. Lavoratori disperati, uno dei leader della protesta è ferito

Creato il 30 agosto 2012 da Ilreferendum

di Matteo Paolini

Governo su Carbosulcis: ” Non è detta chiusura a dicembre”. Lavoratori disperati, uno dei leader della protesta è ferito

Il Presidente Giorgio Napolitano

Non sta scritto da nessuna parte che la miniera debba chiudere il 31 dicembre”. Lo ha affermato il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti a Radio anch’io. “Noi pensiamo che si possano trovare soluzioni” ha aggiunto, ricordando che l’ultima parola spetta alla Regione Sardegna.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano è sicuro di una soluzione, “Vorrei che i minatori del Sulcis, impegnati in una prova durissima, sapessero come mi senta profondamente partecipe della loro condizione e delle loro ansie”, afferma Napolitano.”Capisco fino in fondo la volontà di lotta che manifestano per una causa di vitale importanza per ciascuno di essi e per le famiglie”.

“Sono sicuro che non mancherà da parte di nessuno, e tanto meno da parte delle forze del lavoro, la realistica e coraggiosa consapevolezza dell’esigenza di trovare per problemi così acutamente aperti soluzioni sostenibili”, dice Napolitano sulla vicenda dei minatori del Sulcis. “Vorrei che i minatori del Sulcis, impegnati in una prova durissima, sapessero come mi senta profondamente partecipe della loro condizione e delle loro ansie. La loro storia è parte integrante della storia del lavoro in Sardegna ed è espressione specialissima di attaccamento alla loro terra e di impegno umano e professionale, anche nelle condizioni più pesanti, nell’interesse generale della Regione e del Paese. Capisco perciò fino in fondo la volontà di lotta che manifestano per una causa di vitale importanza per ciascuno di essi e per le loro famiglie”.

Il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti, ha lanciato un appello ai lavoratori affinché sospendano la protesta: “Il presidente Napolitano ha fatto un intervento di grande saggezza che il governo condivide pienamente.  Vorrei sottolineare che capiamo l’angoscia dei lavoratori e siamo loro vicini, per questo lanciamo un appello a sospendere questa forma estrema di protesta perche’ nessuno di loro verra’ lasciato solo. Dobbiamo ragionare sulle soluzioni da dare alla situazione”.

Governo su Carbosulcis: ” Non è detta chiusura a dicembre”. Lavoratori disperati, uno dei leader della protesta è ferito

I minatori della Carbosulcis

Cresce  intanto l’esasperazione dei minatori della Carbosulcis, giunti al quarto giorno di occupazione dei pozzi di Nuraxi Figus, a quasi 400 metri di profondità, dove stamani hanno convocato una conferenza stampa davanti alla ‘riservetta’ in cui è custodito l’esplosivo. “Siamo disperati”, hanno detto gli operai e uno dei leader della protesta, Stefano Meletti, della Rsu Uil, particolarmente agitato, si è tagliato un polso gridando: “é questo che dobbiamo fare, ci dobbiamo tagliare?”.

Quello di Meletti è stato un gesto fulmineo che ha colto tutti di sorpresa, giornalisti e minatori stessi. Il sindacalista della Rsu è stato subito bloccato dai colleghi che erano attorno a lui: le sue condizioni sono buone, solo ferite superficiali. Ma sono i suoi nervi ad aver ceduto. Di esasperazione ha parlato anche Giancarlo Sau, della Rsu Cgil, spiegando alla stampa il perché della convocazione di cronisti, fotografi e cineoperatori giù nelle viscere della terra. “Siamo pronti a tutto – ha detto indicando col dito la stanza blindata dove sono stivati oltre 690 chili di esplosivo e 1.221 detonatori – E’ il momento de ‘sa bruvura’ (polvere da sparo esplosivo in sardo, ndr)”, ha aggiunto senza precisare altro. L’azione di Meletti ha poi fatto precipitare la situazione: dopo comprensibili momenti di caos e tensione, i giornalisti sono stati fatti allontanare e invitati a risalire in ascensore lungo il pozzo per tornare alla luce del sole. I minatori, invece, restano lì a -373 metri.

Laggiù a far compagnia al più nutrito gruppo di colleghi uomini ci sono anche quattro donne: Valentina, Giuliana, Valeria e Alice, tutte ‘”figlie d’arte”, con generazioni di minatori alle spalle. “Sono il segno che noi teniamo alla famiglia come valore fondamentale – sottolineano i compagni di lotta – Ci ricordano i vincoli e gli obblighi di un padre di famiglia, il lavoro, il pane”. Il destino di questi uomini e donne, duri e fieri, si giocherà venerdì prossimo a Roma. Al ministero dello Sviluppo economico approda infatti il pacchetto complessivo della vertenza Sulcis: Alcoa, Eurallumina, Carbosulcis. E massiccia sarà la presenza nella capitale di lavoratori e amministratori locali sardi. Dovrebbero partire giovedì in nave e puntano a marciare a piedi da Civitavecchia a Roma per un sit-in davanti al Mise.

Il Piano per lo sviluppo del Sulcis, proposto da Regione e Provincia e ora all’esame delle strutture tecniche del ministero, “é una buona base di partenza”, fanno sapere dal Mise che si dice pronto a “perseguire l’attuazione di strategie e investimenti finalizzati a riconvertire le produzioni esistenti, ove sia possibile farlo, e a favorire la creazione in tempi adeguati di iniziative durature di sviluppo sostenibile”. Ma di parole e di impegni, anche scritti, i lavoratori ne hanno sentiti troppi in questi mesi. “Ora vogliamo i fatti, il tempo è scaduto e le fabbriche stanno per chiudere”, hanno ribadito oggi gli operai dell’Alcoa protagonisti di una nuova protesta che ha bloccato per alcune ore la zona attorno al palazzo del Consiglio regionale – ‘sconfinando’ sino alla stazione ferroviaria per una occupazione lampo dei binari – in occasione del dibattito in Aula sulla vertenza. Cruciale per la crisi del Sulcis la questione energetica.

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