di Matteo Paolini

Il Presidente Giorgio Napolitano
“Non sta scritto da nessuna parte che la miniera debba chiudere il 31 dicembre”. Lo ha affermato il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti a Radio anch’io. “Noi pensiamo che si possano trovare soluzioni” ha aggiunto, ricordando che l’ultima parola spetta alla Regione Sardegna.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano è sicuro di una soluzione, “Vorrei che i minatori del Sulcis, impegnati in una prova durissima, sapessero come mi senta profondamente partecipe della loro condizione e delle loro ansie”, afferma Napolitano.”Capisco fino in fondo la volontà di lotta che manifestano per una causa di vitale importanza per ciascuno di essi e per le famiglie”.
“Sono sicuro che non mancherà da parte di nessuno, e tanto meno da parte delle forze del lavoro, la realistica e coraggiosa consapevolezza dell’esigenza di trovare per problemi così acutamente aperti soluzioni sostenibili”, dice Napolitano sulla vicenda dei minatori del Sulcis. “Vorrei che i minatori del Sulcis, impegnati in una prova durissima, sapessero come mi senta profondamente partecipe della loro condizione e delle loro ansie. La loro storia è parte integrante della storia del lavoro in Sardegna ed è espressione specialissima di attaccamento alla loro terra e di impegno umano e professionale, anche nelle condizioni più pesanti, nell’interesse generale della Regione e del Paese. Capisco perciò fino in fondo la volontà di lotta che manifestano per una causa di vitale importanza per ciascuno di essi e per le loro famiglie”.
Il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti, ha lanciato un appello ai lavoratori affinché sospendano la protesta: “Il presidente Napolitano ha fatto un intervento di grande saggezza che il governo condivide pienamente. Vorrei sottolineare che capiamo l’angoscia dei lavoratori e siamo loro vicini, per questo lanciamo un appello a sospendere questa forma estrema di protesta perche’ nessuno di loro verra’ lasciato solo. Dobbiamo ragionare sulle soluzioni da dare alla situazione”.

I minatori della Carbosulcis
Cresce intanto l’esasperazione dei minatori della Carbosulcis, giunti al quarto giorno di occupazione dei pozzi di Nuraxi Figus, a quasi 400 metri di profondità, dove stamani hanno convocato una conferenza stampa davanti alla ‘riservetta’ in cui è custodito l’esplosivo. “Siamo disperati”, hanno detto gli operai e uno dei leader della protesta, Stefano Meletti, della Rsu Uil, particolarmente agitato, si è tagliato un polso gridando: “é questo che dobbiamo fare, ci dobbiamo tagliare?”.
Quello di Meletti è stato un gesto fulmineo che ha colto tutti di sorpresa, giornalisti e minatori stessi. Il sindacalista della Rsu è stato subito bloccato dai colleghi che erano attorno a lui: le sue condizioni sono buone, solo ferite superficiali. Ma sono i suoi nervi ad aver ceduto. Di esasperazione ha parlato anche Giancarlo Sau, della Rsu Cgil, spiegando alla stampa il perché della convocazione di cronisti, fotografi e cineoperatori giù nelle viscere della terra. “Siamo pronti a tutto – ha detto indicando col dito la stanza blindata dove sono stivati oltre 690 chili di esplosivo e 1.221 detonatori – E’ il momento de ‘sa bruvura’ (polvere da sparo esplosivo in sardo, ndr)”, ha aggiunto senza precisare altro. L’azione di Meletti ha poi fatto precipitare la situazione: dopo comprensibili momenti di caos e tensione, i giornalisti sono stati fatti allontanare e invitati a risalire in ascensore lungo il pozzo per tornare alla luce del sole. I minatori, invece, restano lì a -373 metri.
Laggiù a far compagnia al più nutrito gruppo di colleghi uomini ci sono anche quattro donne: Valentina, Giuliana, Valeria e Alice, tutte ‘”figlie d’arte”, con generazioni di minatori alle spalle. “Sono il segno che noi teniamo alla famiglia come valore fondamentale – sottolineano i compagni di lotta – Ci ricordano i vincoli e gli obblighi di un padre di famiglia, il lavoro, il pane”. Il destino di questi uomini e donne, duri e fieri, si giocherà venerdì prossimo a Roma. Al ministero dello Sviluppo economico approda infatti il pacchetto complessivo della vertenza Sulcis: Alcoa, Eurallumina, Carbosulcis. E massiccia sarà la presenza nella capitale di lavoratori e amministratori locali sardi. Dovrebbero partire giovedì in nave e puntano a marciare a piedi da Civitavecchia a Roma per un sit-in davanti al Mise.
Il Piano per lo sviluppo del Sulcis, proposto da Regione e Provincia e ora all’esame delle strutture tecniche del ministero, “é una buona base di partenza”, fanno sapere dal Mise che si dice pronto a “perseguire l’attuazione di strategie e investimenti finalizzati a riconvertire le produzioni esistenti, ove sia possibile farlo, e a favorire la creazione in tempi adeguati di iniziative durature di sviluppo sostenibile”. Ma di parole e di impegni, anche scritti, i lavoratori ne hanno sentiti troppi in questi mesi. “Ora vogliamo i fatti, il tempo è scaduto e le fabbriche stanno per chiudere”, hanno ribadito oggi gli operai dell’Alcoa protagonisti di una nuova protesta che ha bloccato per alcune ore la zona attorno al palazzo del Consiglio regionale – ‘sconfinando’ sino alla stazione ferroviaria per una occupazione lampo dei binari – in occasione del dibattito in Aula sulla vertenza. Cruciale per la crisi del Sulcis la questione energetica.











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