Magazine Cultura

Guarda chi si vede la censura

Creato il 20 gennaio 2012 da Peppinoimpastatoproject

Guarda chi si vede la censuradi Franca Rame

Ci sono nella vita di ogni uomo o donna, o in entrambi i casi, uno o due momenti chiave con picchi a salire e a scendere. Dario e io ne abbiamo vissuti più di uno e tutti di straordinario valore, anche perché non si muovevano solo nell’ambito del nostro particolare interesse, ma coinvolgevano molta altra gente. Eravamo giunti a parlare del Dito nell’occhio, spettacolo satirico con Giustino Durano, Franco Parenti e Jacques Lecoq, che ebbe un successo davvero enorme, basta dire che tenemmo il Piccolo Teatro di Milano esaurito, durante il periodo estivo, per la bellezza di tre mesi consecutivi. Poi cominciò la tournée e, specie nelle grandi città, il successo era addirittura scontato. Naturalmente, dovemmo subito combattere contro la censura. L’allora responsabile dello Spettacolo era Andreotti, che aveva cominciato a curvarsi verso i dettami del clero dominante fin dal suo debutto: aveva poco più di trent’anni ed oggi è ancora li! In seguito sempre al Piccolo Teatro di Milano, mettemmo in scena un altro testo fortemente satirico dal titolo Sani da legare. Anche questo spettacolo ebbe un’accoglienza straordinaria: si ripeterono tre mesi di repliche, e puntuale, ecco riapparire la censura. Ogni sera due incaricati della Questura venivano a controllare se si recitasse con precisione il testo inviato dal Ministero dello Spettacolo rispettando i tagli e le varianti imposte. Dietro sul fondale, si ergeva sempre chiara l’ombra curva di Giulio DC, ma per gli incaricati era difficile seguirci, giacché noi si improvvisava battute a piè sospinto. I responsabili della Questura impazzivano soprattutto quando noi si andava mimando situazioni satiriche con parole. Uno di loro, sconvolto, una sera buttò il copione per aria gridando ” Eh no! A sto punto non ci sto: cambio mestiere!”

* l’immagine è dell’archivio franca rame  http://www.archivio.francarame.it/scheda.asp?descrizione=SADL

* testo di Franca Rame da Una vita all’improvvisa Guanda 2010 pp. 114-115


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :