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Guida Gourmet per concertisti squattrinati in Spagna (Parte I)

Da Ilariadot @Luna84


Leggenda vuole che la dieta del concertista si limiti tendenzialmente ai paninazzi del McDonald's. Ebbene, sono lieta di dirvi che non sempre é cosí. Seguendo i tour de El Canto del Loco (prima) e di Dani Martín (poi) ho avuto modo in questi anni di conoscere a fondo le variegate meraviglie con cui la Spagna sa sorprenderti. Anche dentro a un piatto da portata. Il punto é che il cibo, per me, non é soltanto un mezzo di sussistenza. Al contrario: sono fermamente convinta che la gastronomia di un luogo sia parte integrante della sua Cultura. Che la rifletta, in certo qual modo. Che sia riassunto e sintomo del carattere stesso di una popolazione. Se no, pensate al modo stesso che hanno gli spagnoli di mangiare. Il loro condividere i piatti, sintomo di grande generositá. Oppure il fatto di ordinare un sacco di assaggini diversi (le famose tapas) per provare un po' di tutto, anziché limitarsi ad approfondire un unico sapore. Dai, non sembra anche a voi emblema stesso di curiositá? Ma pensate, anche, al nostro unirci attorno al tavolo per ore ed ore. All'italico vivere il cibo come un pretesto per riunire la famiglia, piuttosto che per socializzare con gli amici. E' cosí in contrasto con le abitudini anglosassoni! Con quel mangiare ognuno quando e come puó, di fretta, solo per ingurgitare necessarie calorie prima di tornare al lavoro. Cosa che spiega, del resto, la loro non proprio mondialmente apprezzata cucina.

Sí, insomma: per me visitare un luogo senza provarne le pietanze tipiche vuol dire conoscerlo a metá. E viaggiare per conoscere qualcosa “a metá” é un sacrilegio bello e buono. Evidentemente i miei amici lo sanno, dato che la domanda che mi sento rivolgere piú spesso da chi va in vacanza in Spagna é “che locali mi consigli,per andare a mangiare? ”. Da lí, la decisione di scrivere questa mini-serie di post. Post che passano in rassegna, divisi per cittá, i ristoranti e tapas-bar che piú mi hanno soddisfatta nel corso delle mie peregrinazioni da “groupie”. E, attenzione: questo non vuol dire che siano i migliori in assoluto. Per niente. In fondo la mia intenzione é tutt'altra che atteggiarmi a guida Michelin! Semplicemente, i posti qui elencati sono quelli che, nella mia esperienza personale, hanno meglio risposto alle esigenze di ogni concertista squattrinata che si rispetti: qualitá buona, certo; ma – in questo la leggenda dice il vero – sempre e comunque low cost. Sentitevi liberi di consigliare nei commenti altri ristoranti o tapas bar da voi approvati in Spagna. Sia io che i miei lettori ve ne saremo certamente grati.MADRID.
Taberna Real.  Calle Isabel II, n.8 , Opera- esquina El Arenal. Metro: ópera.
Non é certo la scelta piú economica per un pasto completo, ma é decisamente una sosta da fare. Locale storico, posizionato in una delle zone di Madrid che preferisco, ha un ambiente tradizionale che vale la pena godersi. Lo consiglio per una birra alla spina (caña) accompagnata da una tapa di jamón.

Guida Gourmet per concertisti squattrinati in Spagna (Parte I)

Museo del Jamón
E' forse uno dei locali piú noti di Madrid, con sedi in vari angoli strategici della cittá, da Atocha alla Gran Vía. Nonostante il nome pretenzioso, si mangia bene a prezzi decisamente sostenibili. E il menú vi dá la possibilitá di scegliere tra molte pietanze, anche al di fuori del prosciutto. Proprio nel loro locale di Calle Alcalá, ad esempio, io ho provato per la prima volta il bocadillo de calamares di cui i madrileñi tanto vanno fieri. Una tapa con primo piatto e bibita, se le vostre ordinazioni non sono pretenziose, puó rimanere tranquillamente al di sotto dei 15 euro.
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La Cocina del Neptuno  , Calle Cervantes 44.
Perfetto per rimettersi in forze dopo una visita al Prado, é situato in piena zona dei Musei a Madrid, distaccandosi peró dai tragitti eccessivamente turistici. A frequentarlo – o, almeno, questa é stata la mia impressione - sono soprattutto impiegati in fuga dall'ufficio per la pausa pranzo. Da lí, i menú “esecutivi” a prezzo fisso e la dichiarata scommessa per una cucina il piú possibile sana. Unica avvertenza: le porzioni sono veramente molto abbondanti. Per cui, se optate per il menú (che resta comunque la scelta piú economica ) vi consiglio di ordinarne uno per due. Io, pur in preda alla mia famigerata “fame nera” non ero riuscita a finire nemmeno il secondo, dovendo rinnegare a malincuore il dolce giá pagato. E dire che era tutto buonissimo...!
VALENCIA
La Sardinería , Calle de Bordadores 10.
E' uno di quei posti che consiglio sempre a tutti. Di quelli per cui, d'improvviso, mi prende la nostalgia. Per cui, ve lo dico di tutto cuore: se andate a Valencia e amate il pesce, fate un salto lí. La specialitá (come avrete, del resto, intuito giá dal nome) sono le sardine, cucinate in tutti i modi possibili e immaginabili. Il menú propone accostamenti di sapore a cui non avreste proprio mai pensato, come sardine all'arancia o sardine al gin seng. E vi assicuro che tutti vi lasceranno piacevolmente senza fiato. Un pasto completo, di per sé, non costa moltissimo. Ma se volete risparmiare ulteriormente c'é anche la possibilitá di limitarsi alle tapas e alle numerose offerte di cui la pagina facebook ufficiale informa con solerzia.
Bar Los Toneles , Calle de Ribera 17A due passi dalla Plaza de Toros de Valencia e dalla fermata della Metro Xátiva, il bar gode di tavolini all'aperto ed é perfetto per le tapas, disponibili in grandissima varietá. Personalmente, ricordo di essermi innamorata delle loro seppioline alla plancha. Un altro di quei posti che consiglio sempre a chiunque vada a Valencia con il preciso intento di spendere poco.
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Restaurante San Miguel  , San Miguel 13, Ciutat Vella
La mia ultimissima scoperta gastronomica iberica in ordine cronologico. Situato dalle parti del Barrio del Carmen, fulcro della movida valenciana, propone dell'ottima paella tradizionale preparata al momento. Cosa che, per quanto difficile risulti crederlo, non é poi cosí facile da incontrare, soprattutto a Valencia. Mi spiego: la cittá, essendo nota – tra le altre cose – proprio per il piatto piú internazionale di Spagna , abbonda piú di altre di posti in cui ti spacciano per autentica una di quelle paellas pre-scaldate ad uso turistico. Il trucco per non farsi fregare sta nell'avere amici valenciani che ti guidino nei posti giusti. Come il Sant Miguel, appunto. Dove, tra l'altro, sono ottime anche le tapas da prendere come antipasto. Patatas Bravas e – di nuovo! - tenerissime seppie sono, in tal senso, il mio consiglio personale.
Guida Gourmet per concertisti squattrinati in Spagna (Parte I)


Ad ogni modo, di Arrocerías (“risotterie”) in cui fanno dell'ottima paella il Barrio del Carmen é pieno. Ne trovate un elenco piuttosto affidabile qui:
ZARAGOZA
Ecco, Zaragoza é il mio grande “buco nero”. Non posso dire di averci mangiato male, per caritá. Solo che, ogni volta in cui ci sono andata, qualcosa é intervenuto ad ostacolarmi la concentrazione sulla cucina. Nel primo caso, avevo 39 di febbre. Per cui i miei ricordi confusi si limitano al centro commerciale davanti all'auditorio. A un conto che non si decidevano a portarci. A un posto in cui facevano degli ottimi panini al salmone. E a un mal di testa da urlo. Nel secondo caso, c'erano le fiestas del Pilar. Il che , tradotto, significa una marea di gente accalcata in ogni centimetro libero e file eterne per trovare un tavolino a cui sedersi. Che poi alla fine uno l'avevo anche trovato, per dire. Solo che non ricordo assolutamente né indirizzo né nome del locale. La chiamerei “la maledizione di Zaragoza”. Che poi é un peccato, perché é una cittá di cui mi sono irreversibilmente innamorata.
(To be continued...) 


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