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Hakama: questa sconosciuta

Da Stefano Bresciani @senseistefano
Data: 28 novembre 2014  Autore: Simone Lorenzi

hakamaGuardando un’esibizione di Aikido probabilmente il primo pensiero che passa per la testa a un profano è:

Perchè degli uomini ballano indossando una gonna?

A occhi inesperti infatti l’hakama può sembrare proprio una gonna, ma in realtà è un pantalone molto largo, abito tradizionale giapponese. In origine portato solo dagli uomini è ora indossata anche dalle donne. L’hakama ha acquisito la sua forma attuale durante il periodo Edo ed era indossata dai nobili e dai samurai. Originariamente era stata studiata allo scopo di proteggere le gambe dei cavalieri dalle abrasioni dovute alla cavalcata.

Ora verrebbe da chiedersi:

Che senso ha per un praticante di aikido indossarla dato che non siamo più al tempo dei guerrieri samurai?

Ebbene è necessario fare prima di tutto una precisazione. Esistono principalmente due scuole di pensiero. La prima avallata dall’attuale Doshu che preferisce far indossare l’hakama solo dal grado di shodan e una seconda visione più rispettosa della tradizione e dei dettami di O’Sensei, il quale pretendeva che tutti i praticanti la indossassero fin dal primo giorno, in quanto i pantaloni del gi erano considerati biancheria intima. In ogni caso indossare l’hakama va al di là di motivi funzionali o estetici ma ha un ben definito significato spirituale legato ai valori del budo e al giusto atteggiamento che deve avere un budoka. Al fine di capire il motivo per cui un praticante deve indossarla è bene leggere questa testimonianza di Mitsugi Saotome Sensei, uchi-deshi di O-Sensei Ueshiba:

Quando ero uchi-deshi di O-Sensei ad ognuno era richiesto di indossare l’hakama per praticare, sin dalla prima volta che si saliva sul tatami. Non c’erano restrizioni sul tipo di hakama, così il dojo era un posto molto colorato. Si vedevano hakama di tutti i colori e tutte le qualità, dall’hakama del kendo all’hakama a strisce usata nella danza Giapponese, fino alla costosa hakama di seta chiamata “sendai-hira”. Immagino che alcuni principianti facessero l’impossibile per prendere in prestito l’hakama costosa del nonno, indossata solo in particolari occasioni e cerimonie, logorando le ginocchia nella pratica in suwariwaza (tecniche in ginocchio). Ho un ricordo vivido del giorno in cui scordai la mia hakama. Mi stavo preparando a salire sul tatami indossando solo il mio dogi quando O-Sensei mi fermò.

“Dov’è la tua hakama?” mi domandò severamente “Cosa ti fa pensare di ricevere istruzioni dal tuo insegnante indossando nient’altro che la biancheria intima? Non hai il senso del decoro? Sei evidentemente carente nell’atteggiamento e nell’attitudine necessari ad uno che persegue l’addestramento nel Budo. Vai all’angolo e guarda la lezione”. Fu solo la prima di molte sgridate che avrei ricevuto da O-Sensei. Comunque, la mia ignoranza in questa occasione spinse O-Sensei a parlare ai suoi uchi-deshi dopo la lezione sul significato dell’hakama.

Ci disse che l’hakama era un vestito tradizionale degli studenti del kobudo e chiese se conoscevamo le ragioni delle sette pieghe dell’hakama: “Simbolizzano le sette virtù del budo”, disse O-Sensei “sono jin (benevolenza), gi (onore o giustizia), rei (cortesia ed etichetta), chi (saggezza, intelligenza), shin (sincerità), chu (lealtà), e koh (pietà). Troviamo queste qualità nei samurai del passato. L’hakama ci suggerisce di riflettere sulla natura del vero bushido. Indossarla simboleggia le tradizioni che sono state tramandate fino a noi di generazione in generazione. L’Aikido è nato dallo spirito del bushido del Giappone e nella nostra pratica dobbiamo sforzarci di perfezionare le sette virtù tradizionali.”

Attualmente la maggior parte dei dojo non segue la politica severa di O-Sensei, riguardo al portare l’hakama. Il suo significato è degenerato da simbolo di virtù tradizionale a quello di “status symbol” per yudansha. Sono stato in molti dojo di tante nazioni. In molti dei posti dove solo gli yudansha indossavano l’hakama, gli stessi hanno perso la loro umiltà. Pensano all’hakama come ad un premio da mostrare, come simbolo visibile della loro superiorità.

Quest’atteggiamento fa della cerimonia del saluto ad O’Sensei, con la quale iniziamo e finiamo la lezione, una derisione alla sua memoria e arte. Peggio ancora, in alcuni dojo, alle donne di grado kyu (e solo le donne) è richiesto di indossare l’hakama, apparentemente per conservare il loro pudore. Per me questo è un insulto ed una discriminazione alle donne aikidoka.

Può sembrare un problema banale per alcuni, ma ricordo molto bene la grande importanza che O-Sensei poneva sull’indossare l’hakama. Non posso sminuire il significato di quest’indumento, e nessuno, io penso, può contestare il gran valore delle virtù che simboleggia. Sento che indossare l’hakama e conoscere il suo significato, aiuta gli studenti ad essere attenti allo spirito di O-Sensei e a tenere viva la sua visione. Se permettiamo all’importanza dell’hakama di affievolirsi, forse permetteremo che le cose fondamentali dello spirito dell’Aikido scivolino nell’oblio. Se, da un lato, noi siamo fedeli ai desideri di O-Sensei riguardo all’abito di pratica, il nostro spirito sarà più fedele ai sogni cui dedicò la sua vita” [Mitsugi Saotome]

Ogni volta che osservo quel pezzo di stoffa, vedo chi sono. Quando la indosso capisco chi voglio essere.

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avatar Inizia a praticare KARATE “Shotokan” nel 2002. Consegue il grado di cintura marrone FIJLKAM nel Giugno 2008 a Ghedi (BS), mentre dal 2004 al 2007 è stato consigliere dell’ “Associazione Sportiva Dilettantistica Karate Leno". Nel 2006 ha frequentato e superato i corsi di autodifesa livello base, intermedio e avanzato, tenuti dagli istruttori dell’associazione lenese secondo le direttive del metodo MGA FIJLKAM. Nel Gennaio 2007 ha iniziato a praticare, parallelamente al Karate, il corso di BUSHIDO presso il dojo Leno, tenuto dall’istruttore nazionale Stefano Bresciani; in questa scuola ha conseguito nel Giugno 2008 il grado di studente avanzato.Il 18 Dicembre 2010, a coronamento dei brillanti progressi e risultati ottenuti nella ricerca della famosa "pace interiore", è stato insignito del grado shodan (cintura nera 1°dan) nella disciplina BUSHIDO-GOSHIN JUTSU. Oltre allo studio crescente dello IAIDO (arte della spada giapponese) pratica assiduamente lezioni di gruppo e private di AIKIDO, nel quale attualmente ha il grado cintura nera 1° dan. Socio fondatore nominato Vice-Presidente della "Bushidokai ShinGiTai A.S.D." e responsabile delle attività di marketing, la sua stretta collaborazione con Stefano Bresciani gli ha permesso di crescere notevolmente sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista motivazionale; un vero punto di forza dell'associazione. avatar
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