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HARVESTMAN, Music For Megaliths

Creato il 18 maggio 2017 da The New Noise @TheNewNoiseIt

HARVESTMAN, Music For Megaliths

Quarto album per Steve Von Till, eminenza grigia dei Neurosis e mastermind di Neurot Recordings. Non serve altra presentazione a quest’uomo carismatico, non è necessaria dopo una carriera trentennale passata a creare tempeste sonore coi Neurosis, appunto, e con altri progetti. Tra essi un percorso solista col quale celebrare messe pagane tra folk, drone ed ambient. Del resto, troppo spesso il chitarrista ha rinunciato a escursioni più pacate quando si trattava di scrivere per la sua band principale. La sua vena creativa, però, è sempre stata e – immaginiamo – sempre sarà un vulcano in eruzione, le cui colate di musica oscura, ipnotica e psichedelica invaderanno il mondo. Questi fiumi devono essere incanalati, instradati in schemi e simboli. Questi simboli tradotti in opere. Music For Megaliths è una di esse, l’album forse più oscuro e ancestrale di Von Till, quello più sperimentale, dove la matrice folk ed arcaica si evolve tramite codici elettronici fuggenti e sfuggenti. Evoluzione del silicio in una terra incontaminata dove giganti di pietra sono testimoni di eoni e secoli passati. Testimoni di culture, usi, costumi che su questa terra sono veicolati dalla musica, messaggio universale che Steve usa per portare a noi la magia e il mistero di mondi dimenticati. Un rituale quasi lisergico dove la psichedelia fluttuante di “Ring Of Sentinels” viene disegnata da una chitarra slide che ha richiami quasi blues. Nubi cariche di pioggia si stagliano su di un cielo terso e sereno in “Cromlech”, che prepara il terreno a quello che forse il pezzo più rappresentativo del disco: “Levitation” ha una struttura quasi classica, con accenni di ritmica, una percussione soffusa, vocalizzi lontani ed eterei e deliziosi passaggi chitarristici, oltre a una produzione suggestiva che le dona una sapore quasi lo-fi, con echi lontani e riverberi a invaderla e personalizzarla. Su “White Horse”, infine, il minimalismo elettronico e la vena più arcaica della musica di Steve Von Till si accoppiano in modo quasi selvaggio, creando un ibrido alieno.

Music For Megaliths cambia le coordinate del messaggio sonico dell’artista statunitense, anche se rimane inalterata la personalità, quella che solo i grandi musicisti hanno in dote. Un altro elegante sigillo da custodire.

Dischi 2017, harvestman, neurosis, neurot recordings, steve von till

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