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Ho conosciuto Melina Riccio

Da Bruschidettaglil

Ho conosciuto Melina RiccioHo conosciuto Melina. Piazza De Ferrari, Genova. L’ha vista prima mio fratello, seduta sui gradini del teatro Carlo Felice. I capelli grigi cortissimi, fiori a decorarle la testa, un abito giallo, un mantello scuro, con cucito il suo nome chiuso in un cuore: Melina Riccio. Genova è piena dei suoi messaggi. Li trovi dipinti di rosa sul cemento della sopraelevata, pennarello nero sui cartelli della stazione. A Pasqua gli alberelli di alloro del teatro erano coperti dalle sue tele. Tulle chiaro cucito su sacchetti della spazzatura, cuori dorati sul cartoncino rosso. Mi sono avvicinata, le ho chiesto di spiegarmi. Mi ha messo tra le mani un cuore di carta e ha iniziato il suo racconto. Parla in rima Melina. Non puoi trovare senso in tutto quello che dice, ma resti incantato. Il “domani” significa fare le cose “con le mani”. Non basta imparare una ricetta per sapere fare una torta. La dimentichi subito, anche se leggi con attenzione ogni passaggio. Devi provare a farla la torta, solo così ti rimarrà impressa la ricetta. Melina dice che passiamo troppo tempo concentrati sulla carta, sulle parole. Mentre mi parla ritaglia un pezzo di carta bianca a forma di stella. “E’ il nostro corpo”, mi dice. Piega su se stesse le gambe, poi le braccia e la testa. E’ quello che ci succede, ci chiudiamo in noi stessi, troppo concentrati a imparare nozioni. Non siamo più capaci di guardare il sole, di svegliarci al mattino e apprezzare quello che ci circonda. Secondo Melina dobbiamo essere creativi, rispettare l’ambiente, non creare rifiuti, non sprecare carta, parlare in modo corretto. Non farci cancellare dalla croce della chiesa e delle istuzioni, diventare autosufficienti, capaci di cavarcela da soli, senza dimenticarci degli altri. Avrei voluto registrare ogni singola parola, non riesco a ricordare nemmeno una rima. Faceva la sarta Melina, cucire era il suo lavoro. E’ nata ad Ariano Irpino, 23mila abitanti, provincia di Avellino. Sposata con tre figli. Ha vissuto a Milano, Varese, Genova. Un giorno, mi racconta, ha sentito che doveva fare qualcosa, chiamata da dio a diffondere un messaggio di amore, di pace. Ha lasciato tutto. Sapeva che i suoi figli avevano bisogno di lei. “Ma lasciandoli potevo salvare il futuro di tanti giovani”. Ti chiede cos’è l’anima. Cos’è l’anima? Aria, essenza.



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