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I culti e la storia di Napoli raccontati dalle sue statue

Creato il 27 maggio 2015 da Vesuviolive
I culti e la storia di Napoli raccontati dalle sue statue

statua del dio Nilo

Passeggiando per le strade di Napoli si può facilmente capire che tutto ciò che troviamo sul nostro cammino racconta la storia della nostra città. Palazzi, chiese, pavimentazioni, e anche statue. In marmo o in bronzo, chiare o scure, tenute bene o abbandonate, tutte parlano. Alcune sono state costruite solo per un fattore estetico, certe per ricordare un momento storico, altre ancora per celebrare un personaggio importante per la città e per la popolazione di oggi o di ieri.

Una delle statue napoletane più importanti si trova nel cuore della città: il centro storico. Tra piazza san Domenico Maggiore e largo corpo di Napoli è situata la statua del dio Nilo, da cui prende nome la piazzetta in cui si trova. Chiamata dai partenopei “O cuorp ‘e Napule” fu scoperta nel 1476 dai nobili del Sedile di Nilo che acquistarono dalle monache di Santa Maria Donnaromita una parte del loro convento per poter edificare un nuovo palazzo. Quando la sede delle monache fu distrutta, tra le macerie riapparve la statua. Collocata dove sorgeva, durante il periodo greco-romano, la colonia Alessandrina di mercanti egiziani, rappresenta uno dei numerosi culti celebrati nella nostra città. È costituita da una figura barbuta distesa sul fianco sinistro, che sostiene con il braccio destro una cornucopia di frutta e in alcune fonti del Cinquecento, fu invece descritta come una donna con figli che rappresentavano gli affluenti del Nilo. Inizialmente sia il dio che il coccodrillo e la Sfinge, furono trovati decapitati e solo nel Settecento la statua fu restaurata. Nel 1667 fu apposta alla base una targa di marmo recante in latino una scritta che racconta le peripezie vissute da quest’opera.

I culti e la storia di Napoli raccontati dalle sue statue

parte della facciata di Palazzo Reale

Un’alta concentrazione di statue è invece presente in piazza del Plebiscito, o forse dovremmo scrivere Largo di Palazzo, com’era originariamente chiamata ai tempi dei Borbone. Nel 1888 Umberto I di Savoia fece costruire delle nicchie lungo tutta la facciata del palazzo Reale, per inserirvi, in ordine cronologico, da sinistra verso destra guardando la facciata, i re che hanno regnato su Napoli: Ruggero il Normanno, opera di Emilio Franceschi; Federico II, scolpito da Emanuele Caggiano; Carlo I d’Angiò, scolpito da Tommaso Solari; Alfonso V d’Aragona, realizzato da Achille D’Orsi; Carlo V d’Asburgo-Spagna, su un modello da Vincenzo Gemito; Carlo III di Borbone, immortalato da Raffaele Belliazzi; Gioacchino Murat, eseguito da Giovanni Battista Amendola, ed infine Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re d’Italia, realizzato da Francesco Jerace.
Ma più imponenti sono le statue equestri, situate proprio nella piazza di fronte la Basilica, di Carlo III di Borbone e suo figlio Ferdinando I. La prima fu opera di Antonio Canova che realizzò anche il cavallo del secondo, mentre il re che lo cavalca è opera di Antonio Calì. Entrambe furono costruite per celebrare il ritorno della famiglia reale dopo la parentesi napoleonica.

piazza Dante

Culti antichi, sovrani vecchi e nuovi, ma anche cultura, le statue di Napoli raccontano tutto questo. Ecco perché terminiamo con l’opera che raffigura Dante Alighieri, realizzata da Tito Angelini su disegno di Gherardo Rega, nel 1872 per celebrare l’Unità d’Italia. È posta nella piazza che porta il suo nome, ma che fino al 1757, si chiamava largo Mercatello e che successivamente fu denominata Foro Carolino.
Chissà se un giorno, camminando per Napoli, non si possano ammirare anche statue di Totò o Eduardo de Filippo, uomini che con la loro arte sono diventati simboli di questa città.

Questo articolo fa parte dei “Luoghi di Napoli“.

Fonti: Touring Club Italiano, “Napoli e dintorni”, Touring Editore, Milano, 2001
Agnese Palumbo,Maurizio Ponticello, “Il giro di Napoli in 501 luoghi”, Newton Compton, Roma, 2014
Achille Della Ragione, “Napoletanità”, Clean, Napoli, 2013


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