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I film migliori di stasera (giov. 13 marzo 2014) sulla tv in chiaro

Creato il 13 marzo 2014 da Luigilocatelli

ku-xlargeOverlook Hotel – Stanza 237, La Effe, ore 22,55.
Uno strambo e assai affascinante documentario che l’anno scorso ha fatto il giro di parecchi festival, da (se ricordo bene) Cannes a Locarno (lì me lo ricordo benissimo, invece), e che in America è poi diventato un piccolo ma solido culto (su Rotten Tomatoes ha ottenuto il 93%). La stanza 237 è quella, misteriosa, dell’Overlook Hotel dello Shining kubrickiano, la stanza alla quale è stato vietato l’accesso al piccolo Danny. Ma lui ci entrerà, attirato (guidato?) da una pallina. Cosa c’è dentro? Cosa ha visto? Certo da quel momento Danny non sarà più lo stesso, e quando il padre Jack entrerà nella stanza maledetta la sua mente comincerà a distorcersi nel delirio. Ecco, questo film – che è un omaggio devoto a Kubrick e al suo capolavoro di paura – ci informa delle tante ipotesi, anche le più estreme e paranoiche, fatte dai cultori di Shining su quella room 237. Fino ad alludere a intenzioni nascoste e misteriose nello stesso Kubrick (si parla di voluti e strani buchi di sceneggiatura). Tant’è che a un certo punto Stanza 237 si trasforma in un film-labirinto, in una disorientante stanza degli specchi da cui, alla Orson Welles, ci sembra impossibile uscire. Occhio al regista Rodney Ascher, potremmo risentirne parlare.
Il film sacrà ritrasmesso su La Effe sabato 15 marzo alle 10,50 e martedì 18 marzo alle 2,20.

Bellissima, ReteCapri (20 dt), ore 21,00.
Dio mio, di quei film che è obbligatorio vedere almeno una volta nella vita. Luchino Visconti – siamo nel 1951 – incontra Anna Magnani, già immergendo il suo neorealismo in un mélo social-familiare che di lì a qualche anno averebbe portato a ulteriori capolavori (Senso, ecc.). Un annuncio cerca una bambina per una parte a Cinecittà. La popolana (di Roma) Maddalena sogna per la piccola figlia il benesseree e la fama che non ha potuto avere, e in quel casting vede finalmente la possibilità del grande riscatto sociale. Incontrerà un tizio che, spacciandosi per molto ammaniccato con la produzione, finirà con l’illuderla e truffarla. La scena di Maddalena che incita la figlia a farsi valere durante il provino davanti a Blasetti è di quelle che non ti levi più dalla memoria. Magnani in una delle sue interpretazione da peso massimo della storia del cinema. Walter Chiari è il traffichino impostore. Profetico, con dentro già tutta quella società dello spettacolo, quel feticismo della celebrità in cui siamo immersi e imprigionati oggi. Vederlo, e provare a pensare ai talent, ai vari reality.

Urban Cowboy, Rai Movie, ore 21,15.
Il John Travolta che, dopo gli incassi e i successi stratosferici di La febbere del sabato sera e Grease, cercava di consolidare il suo status di nuova stella, riuscendoci sì e no. Tutto in questo film del 1980 ruota intorno al toro meccanico, di cui il cowboy Bud (Travilta) diventa presto un campione. Ritratto di vita proletaria americana, anzi texana, non privo di ambizioni. Ma il film non fiunzionò molto, nonostante Travolta e la presenza della sempre grandissima Debra Winger (culto!). Dirige il James Bridges – non parente – che l’anno prima aveva messo a segno il colpo di Sindome cinese.

Suspiria, Rai Movie, ore 0,10.
Uno dei vertici di Dario Argento, e film che segnò nel 1977 la sua svolta dal thriller all’horror. In un sinistro collegio tedesco ne succedono di ogni, fanciulle scomparse, uccise, torturate. Si scoprirà che le streghe non solo son tornate, ma sono molto vicine. Visto nella versione restaurata appare splendente di colori caramellati e pastellati (rosa candy, salmone) eppure inquietanti. Cast memorabile, non tanto per la poco espressiva protagonista Jessica Harper, che veniva dal Fantasma del palcoscenico di Brian De Palma, quanto per Stefania Casini, Miguel Bosé ragazzino, la langhiana Joan Bennett, Alida Valli e Daria Nicolodi (mamma di Asia Argento e qui anche sceneggiatrice oltre che interprete).

Rivelazioni, Iris, ore 21,12.
Demi Moore iena in carriera molesta sessualmente e ricatta un sottoposto. Film scandalo. Insomma, scandaletto, diretto dal sempre efficiente Barry Levinson e tratto da un bestsellerone di Michael Crichton. Misogino? Allora se ne parlò molto.

L’Esorciccio, Italia 1, ore 0,35.
Leggendaria parodia diretta e interpretata da un Ciccio Ingrassia senza più Franco Franchi (la coppia si stava disfacendo) dell’Esorcista di William Friedkin. Parodia e, insieme, omaggio citazionista di un capolavoro. Titolo diventato proverbiale, come quell’Ultimo tango a Zagarolo -con Ciccio più Franco – che replicava Bertolucci in versione bassa e beffarda, ma non così irrispettosa, anzi. Tratti che ritroviamo anche in questo L’Esorciccio, un titolo geniale che ha finito col divorare lo stesso film che l’ha partorito. Lui, Ciccio, è un povero esorcista che si deve occupare di indemoniati vari causa uno strano amuleto venuto da lontano. Finirà che il demonio troverà casa in lui. C’è anche Lino Banfi. Adorato dai ragazzacci di allora, e anche di adesso se è per questo.

One Day, Rai 3, ore 21,05.
Emma e Dexter passano la notte del 15 luglio insieme. Si sono appena laureati, forse si amano, forse no, ma poi ognuno se ne va per conto suo. Si ritroveranno ogni anno, quel giorno, per caso, o forse no. Evoluzione di due vite non parallele, di un uomo e una donna che sarebbero potuti diventare una coppia e invece no. Una rom-com non banale diretta dalla danese Lone Scherfig, che aveva avuto un gran successo con Italiano per principianti. Con la coppia giovane e carina Anne Hathaway-Jim Sturgess.

Romo+Giulietta, Mtv, ore 21,10.
1996. Baz Luhrmann fa le prove con Shakespeare della ricetta che di lì a qualche anno applicherà in Moulin Rouge!, suo vertice assoluto e massimo successo. Vale a dire: gran miscuglio e sovrapposizione e mélange e contaminazione e métissage di più epoche, più registri, più stili e segni, anche incongrui (anzi, meglio se incongrui), in una mise en scène sfrenatamente barocca e volutamente pasticciata e finta assai congeniale alla nostra post (o iper) modernità. Tutto in una confezione sberluccicante e smagliante da baraccone chic non senza guittaggini. L’operazione funziona benissimo, eccome, in questo Romeo + Giulietta, che mantiene fedelissimamente testo e dialoghi shakespeariani, ma li mette in bocca a personaggi che si muovono in una California contemporanea dove Verona diventa Verona Beach, e via così. I Capuleti e i Montecchi sono clan affaristici rivali, e i due protagonisti ragazzi travolti da uno scontro di potere di massima crudeltà. Grande riuscita. In America fu un successo immenso tra le platee giovanili, grazie soprattutto alla presenza del teen-idol Leonardo Di Caprio (che ancora doveva girare Titanic però). Lei è Clare Danes, che poi sarebbe scomparsa per un bel po’ dal giro grosso per riapparire in anni recenti in ottime cose tv come la serie ipercult Homeland. Il miglior Romeo e Giulietta cinematografico di sempre, insieme a quello meraviglioso di Franco Zeffirelli (non toccatemelo, lo adoro).

Il pranzo di Babette, Tv 2000, ore 23,25.
Quanto piacque, soprattutto alle signore, quando a suo tempo uscì, fine anni Ottanta. C’era tutto perché facesse breccia nel pubblico chiamiamolo così gauche-caviar di allora: l’aura engagée e mai corriva, la confezione accurata e un po’ laccata, la provenienza scandinava (danese per la precisione) che fa sempre alta qualità, l’essere tratto da un’autrice del catalogo Adelphi allora assai in auge, Karen Blixen. Forse a vederlo oggi appare un po’ inamidato e rigido, un po’ cinema di papà e pure del nonno, però resta un prodotto rispettabile, con un racconto insolito. Danimarca del secondo Ottocento, in un villaggio arriva la francese Babette, fuggita dalla Francia dopo la fallita rivolta della Comune parigina in cui ha perso marito e figlio. L’accolgono due austere sorelle, di quel protestantesimo nordico-luterano senza concessioni alla carne e ai piaceri. Babette sarà la loro governante condividendone la frugalità e castigando la sua francesità. Finché vince alla lotteria e decide di impiegare il denaro nella preparazione di un pranzo offerto alla comunità che l’ha accolta, un pranzo di cucina francese naturellement in cui dispiegherà i suoi talenti di cuoca e farà scoprire alle due sorelle e al villaggio tutto cosa siano i piaceri della gola, anzi i piaceri della vita. La ricerca degli ingredienti, la preparazione meticolosa del pranzo hanno fatto di questo film una pietra miliare del cinema in cucina. Per anni (decenni) quando nei giornali non si sapeva che foto allegare a un pezzo di ricette si tirava fuori Il pranzo di Babette, e funzionava sempre. La chabroliana Stéphane Audran porta ambiguità e esprit francese nelle plumbee terre del Nord. Regia di un veterano del cinema danese, Gabriel Axel, che si portò a casa con questo film premi da tutto il mondo, compreso l’Oscar come migliore film in lingua straniera. Piccolo classico.

La notte dell’aquila, Italia 7 Gold, ore 23,15.
Film bellico del 1976, dunque già in una fase avanzata e quasi terminale del genere alleati contro nazisti. Che esplora però la strada, abbastanza nuova, della fantapolitica. Si immagina che un commado tedesco sbarchi sotto false divise nella nemica Inghilterra con l’obiettivo di catturare, su ordine di Hitler ovviamente, il premier Winston Churchill. Potrà contare, il commando, sull’appoggio di un irredentista irlandese (chissà come l’avrà presa, l’Ira). Gran colpo di scena finale. Con il britannicissimo Michael Caine che fa il tedesco. Più Donald Sutherland, Robert Duvall e il grande Donald Pleasance.

Brazil, Rai 4, ore 23,37.
Sì, non mi è congeniale il cinema, e il mondo fantastico, di Terry Gilliam, però questo è il suo capolavoro, anzi un capolavoro tout-court, riferimento imprescindibile del cinema di fine Novecento. Un film (anno di nascita 1985) che ha generato una quantità infinita e perfino imbarazzante di imitatori, e del quale trovi sempre qualcosa in una qualsiasi cosa fantastico-fantascientifica che ti capiti di vedere. Molto orwelliano il futuro distopico dipinto da Brazil, un futuro non così lontano, retto da un potere repressivo e ottusamente burocratico. Sam è un everyman, un piccolo funzionario dell’ingranaggio che, un po’ per caso e un po’ per amore, viene coinvolto in una faccenda di terrorismi antisistema. Ma più che la storia contano le modalità della sua rappresentazione e messinscena. Gilliam inventa un sogno e incubo che molto deve a Orwell, ma anche a Fellini e, ebbene sì, a Kafka, e quello scarafaggio incastrato negli ingranaggi della Macchina è una citazione fin troppo scoperta. Profetica quella figura di madre ossessionata dalla chirurgia estetica. Il film della vita per il suo interprete, Jonathan Pryce, e per lo stesso Gilliam.


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