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I film migliori di stasera (ven. 25 apr. 2014) sulla tv in chiaro

Creato il 25 aprile 2014 da Luigilocatelli

10 film. Petri, Scorsese, Chabrol, Egoyan, Soderbergh etc.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri, la7d, ore 21,10.

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Fu, a suo tempo (1970), un’opera epocale che vinse tutto, compreso l’Oscar come migliore film straniero. A rivederlo oggi si resta infastiditi dalla paranoia ideologica che lo percorre, datatissima, con tutto quel livore verso le forze dell’ordine immaginate come potere demoniaco capace di ogni nefandezza. Ma se si va oltre questo livello, si scoprirà un film di ombre e fantasmi che arrivano dall’inconscio a insidiare le menti inscritte nella normalità, fino a destrutturarle e distruggerle. Un film sulla follia e sulle passioni. Gian Maria Volontè è un posseduto che non sa più tenere sotto controllo i suoi demoni, ed è un personaggio memorabile che si innalza oltre la storia del film e la travalica fino a diventare possente character a sé stante. L’espressionismo del regista Elio Petri, qui al suo vertice, è qualcosa di anomalo e unico nel cinema italiano, solo vagamente apparentabile a certi eccessi di un Lucio Fulci o al più sfrenato Pietro Germi. Tutti outsider, non a caso. Occhio alla meravigliosa, ambigua e lasciva Florinda Bolkan, qui al suo massimo storico.

L’ultima minaccia di Richard Brooks, Rete Capri, ore 21,00.
Domanda: in quale film Humphrey Bogart pronuncia una delle battute più celebri della storia del cinema, ovvero: “È la stampa, bellezza”? Risposta: in questo film del 1952 diretto da Richard Brooks. La battuta se la ricordano tutti, il film quasi nessuno, ragione per cui stasera vale la pena dargli un’occhiata attenta. Bogart è Ed Hutcheson, direttore del quotidiano The Day. Ma la proprietaria, una figura che ricorda la mitologica Katherine Graham del New York Times, per via di difficoltà finanziaria sta per cedere il giornale alla concorrenza. Non sia mai. Per salvarlo Ed cerca lo scoop, qualcosa che sia in grado di aumentarne le copie vendute e rilanciarlo. L’occasione arriva quando una donna viene trovata uccisa, e comincia la campagna stampa di The Day. Tonitruante film di inpegno civile all’americana in orgogliosa difesa della libertà e dell’indipendenza della stampa. E poi ci sono Bogart e quella battuta.

Che l’argentino di Steven Soderbergh, La Effe, ore 21,10.
Prima parte del fluviale biopic su Guevara girato da Steven Soderbergh. Operazione che non ha avuto però il successo sperato, nonostante l’accuratezza storica e filologica da parte del regista, e la passione e l’impegno profusi dal suo protagonista Benicio Del Toro. Soderbergh è rimasto indeciso tra l’agiografia, ormai però impraticabile di questi tempi, e la pesante rivisitazione, e magari revisione, del mito. Una non-scelta cerchiobottista che alla fine non ha pagato e che confina Che tra i tentativi interessanti, ma non riusciti. In questo episodio si parte dall’incontro nel 1952 in Messico tra Ernesto Guevara, studente di medicina ragentino, e Fidel Castro. Seguono poi lo sbarco sull’isola con lo yacht Granma, le prime battaglie. Un’alleanza, quella tra i due, che avrebbe fatto la storia, e non è un’esagerazione. Rodrigo Santoro è il futuro Lider Maximo.

Babycall di Pål Sletaune, Rai 4, ore 23,33.
Psychothriller scandinavo con pretese e ambizioni presentato al Festival di Roma qualche anno fa, e che merita la visione soprattutto per la presenza quale protagonista di Noomi Rapace, la Lisbet dei film svedesi tratti da Stieg Larsson (e molto migliore della Rooney Mara del remake Usa di Uomini che odiano le donne). Anna è una giovane madre sola ossessionata dalla paura che al figlio di otto anni possa succedere qualcosa. Lo controlla, lo sorveglia, di notte ascolta ogni suo respito attraverso il babycall. Riemerge in lei il terrore che l’ex compagno violento torni a minacciarla. Qualcosa succederà, e sarà difficile capire se è realtà o il risultato dell’immaginazione contaminata e malata di Anna. Niente male. Dirige Pål Sletaune.

In fabbrica di Francesca Comencini, Rai 5, ore 21,17.
Docu del 2007 nel quale Francesca Comencini compone una sorta di storia degli operai e della fabbrica italiana dagli anni Cinquanta in poi, con un che di nostalgico ed elegiaco, vista la zona d’ombra in cui ha finito col precipitare e scomparire la stessa categoria sociale di operai. Sono facce e corpi e voci, uomini in tuta (scarse le donne) che parlano e si raccontano fuori e dentro i capannoni, vicino o lontano dalle catene di montaggio. Montando materiali delle Teche Rai, dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio democratico e dell’Archivio nazionale del cinema d’impresa, Francesca Comencini realizza un come eravamo e non siamo più. E si resta basiti nel constatare come da allora siano cambiate la stessa antropologia, la stessa fisicità o fisiognomica dell’Italia popolare.

Shine a Light – Rolling Stones di Martin Scorsese, Rai 5, ore 0,30.
Martin Scorsese, che sa cosa siano i rockumentary avendone girati e avendoci collaborato (a partire da Woodstock), nel 2008 filma un’esibizione newyorkese dei Rolling Stones nel corso del loro A Bigger Band Tour. Gli arzillissimi 4 nonostante tutte le debosce e le cosacce che hanno fatto e attraversato nella loro vita, sono ancora lì inossidabili a grattare sulle chitarre e saltare sul palco, e il pubblico in delirio. Leggende, ecco. Martin Scorsese registra, rovista nel backstage, strappa qualche dichiarazione, monta con un bel po’ di footage della carriera dei quattro, e frulla il tutto cercando di tenersi lontano dall’agiografia (non sempre riuscendoci, ma mica era facile). Il titolo viene da un track di Exile On Main St., l’album il più maledetto di tutta la maledettissima storia Rolling.

Il ribelle di Giancarlo Bocchi, Rai Storia, ore 21,44.
Guido Picelli chi? Questo documentario del 2011 realizzato da Giancarlo Bocchi recupera una figura dell’antifascismo più militante e combattente finita nel cono d’ombra della storia. Eroe scomodo perché fuori da ogni ortodossia, anche quella comunista. Un precursore italiano delle tattiche di guerriglia e contropotere che avrebbero trovato, decenni dopo, la loro codificazione nelle imprese dei vietcong e di Che Guevara (oltre che della guerra d’Algeria). Picelli è un parmigiano, nasce nel 1889, fonda nell’immediato dopoguerra prima la Guardia Rossa e poi gli Arditio del Popolo. Con i quali nel 1922, ai tempi della marcia su Roma e della presa del potere da parte di Mussolini, difende militarmente Parma dagli uomini di Italo Balbo. Verrà più volte incarcerato. Nel 1924, per protestare contro l’abolizione della festa del 1° maggio, piazza sul pennone di Montecitorio una bandiera rossa. Finirà esule in Unione sovietica e poi a combattere in Spagna. Figura anomala e oltre ogni facile classificazione, di cui questo film traccia l’avventura pubblica e, in parte, anche privata. Il ribelle ha avuto la sua prima in Spagna ed è stato proiettato anche a Mosca. Pagina Facebook.

Furia cieca di Phillip Noyce, Iris, ore 21,13.
Ottimo action di ottime idee narrative del 1988 che rilancia sul mercato popolare il Rutger Hauer replicante biondo di Blade Runner. Il quale è qui un reduce del Vietnam (l’ennesimo di una serie lunghissima di film) che in guerra ha perso la vista, e però ha appreso tutti i segreti delle arti marziali con spada da un maestro orientale. Nonostante la cecità, sa difendersi assai bene con il suo bastone dall’anima d’acciaio, dotsto di una spada retrattile e letale. Si metterà in guerra con alcuni mafiosi luridissimi per difendere un amico e scorrerà parecchio sangue. Dirige l’australiano Phillip Noyce, e lo spettacolo è davvero buono. Ispirato, chi l’avrebbe mai detto?, alla serie cinematografica giapponese Zatoichi, di cui conosciamo l’ultimo episodio diretto da Takeshi Kitano.

False verità di Atom Egoyan, Rete 4, ore 0,04.
Atom Egoyan, regista dell’inquietudine e del malessere, eploratore del lato enigmatico e in penombra della normalità, gira nel 2005 questo strano oggetto filmico che interseca il noir, la crime-story, il thriller esistenziale e perfino la commedia. La coppia di entertainer tv più famosa d’America (sono Colin Firth e Kevin Bacon) si disgrega quando nella loro vita irrompe il cadavere di una ragazza. Omicidio, ma il colpevole chi è? La coppia non regge alla tensione e si sfascia, ma quindici anni dopo una giornalista vuole riaprire il caso e i due dovranno tornare a confrontarsi e interrogarsi. Un giallo della mente e dell’anima niente male, e con una decisa impronta autoriale. Colin Firth parecchio tempo prima della consacrazione Oscar con Il discorso del re.

Il fiore del male di Claude Chabrol, la7d, ore 23,05.
Veleni e conflitti all’interno di una famiglia borghese di Bordeaux, capitanata dalla matriarca Suzanne Flon, nome leggendario del cinema francese. Alla regia – chi se no? – Claude Chabrol, che firma uno dei suoi memorabili film (siamo nel 2002) sui vizi e le tare nascoste dietro le facciate dei palazzi rispettabili. Vedere al lavoro Chabrol, uno dei padri fondatori della Nouvelle Vague, è sempre un piacere, per come sa dipanare le vicende dei suoi personaggi e metterle in scena: con una clarté e una (apparente) linearità tutte francesi, da uomo dei lumi. Anche se ad attrarlo sono le ombre. Con Nathalie Baye e Benoît Magimel.


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