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Creato il 05 giugno 2013 da Ifilms

 

Tre donne morali
Viviamo con esseri che noi stessi abbiamo creato, baciamo fantasmi, difendiamo spettri: discutiamo d’arte con lupi mannari, trattiamo d’affari con spiriti, andiamo in giro con ombre di persone mai esistite

 

(Contessa Maria degli Obrapali)

 

Non esistono film belli o film brutti: esistono film utili e film inutili

 

(Ersilia Vallifuoco)

 

Un leggenda, confermata dallo stesso Pupi Avati pre-Beatificazione- vuole che Salò fosse un adattamento filologico del romanzo sadiano, pensato da Sergio Citti (reduce dal successo di “Storie scellerate”), coadiuvato- appunto- dal papà di Zeder. Quando Pasolini prese in mano il progetto, gettandosi nelle paludi della Meta-storia, fra le varie novità, impose che i quattro Signori citassero a tutto spiano versi estrapolati da “I fiori del Male”…Il sontuoso Romanticismo necrofilo di Baudelaire abbinato, in un gelido abbraccio, a Pierre Klossowsky (“Sade prossimo mio”), a Maurice Blanchot (“Lautréamont e Sade”), ma anche alle barzellette atroci del Presidente e ai cori alpini: questo il progetto di un disincantato Pasolini, per chiudere la porta in faccia al mondo così come lo conosciamo. Operazione esoterica ed aristocratica oltre ogni dire, ma che non deve stupire nel Calvario del Poeta, immaginifico Aedo della Arcaica Bellezza, se già ai tempi di Porcile, egli aveva definito il proprio “opus” come “un sonetto del Petrarca tradotto da Lautréamont”… E tutto questo nel 1975 (o era il 1974?).

 

 

Quindi prima, molto prima che le macerie catodiche (Quando? Nel 1982?) ci sommergessero, lasciando ben pochi sopravvissuti. Fra di essi, senza dubbio alcuno, Marcello Garofalo, critico cinematografico coltissimo, disegnatore di fumetti, esegeta Disneyano, che già nel 1997 aveva, firmato il soggetto di Maruzzella di Antonietta De Lillo, l’episodio più bello del fallimentare film collettivo I vesuviani: un travestito (un sublime Enzo Moscato) languidamente incistato tra i fumi di tenebra di una saletta a luci rosse ove incontra la propria Jennifer Jones… E dobbiam attendere il 2006 per vedere il proprio definitivo debutto dietro la macchina da presa con Tre donne morali che, nonostante la sua apparente “invisibilità”- il film è reperibile sul sito www.ownair.it- si candida ad essere una delle opere più stimolanti del nostro cinema recente, che, non ci stancheremo mai di dirlo, troppo sovente non sa uscire dal tinello di casa. Garofalo, se Dio vuole, non è interessato né ai tinelli, né ai sottoscala ma guarda, con passione, al palcoscenico di un Teatro, facendosi prestare il monocolo dell’illusionista dall’Orson Welles di F for Fake (il gioco dei collage tra oscure schegge cinefile, musichette “lounge” e Cinegiornali è estasi da Houdini) e con l’aiuto di tre strepitose “vallette”, dal sex-appeal spettrale: l’austera maestra Linda Mennella (Marina Confalone), l’ex suora- attuale gestrice di un cinema a luci rosse- Ersilia Vallifuoco (Piera Degli Esposti), ed una pittrice di “nudi velati”, Amalia Concistoro, esempi “spettacolari” di rigore morale: tre Giovanne d’Arco (di Dreyer, ovvio) che- con sguardo severo- osservano i detriti del Novecento. Forse, dopo il lynchano “Teatro del Silencio” (ecco che tornano i prestigiatori…), la salvezza è all’Iride X, il cineclub di Ersilia Vallifuoco (diverse sue opere son in corso di pubblicazione in Francia e in Germania) dove e possibile vedere Salò in double-bill con Frankenstein all’italiana di Armando Crispino…

 


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