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I like London

Da Sfollicolatamente
I like LondonE anche i saluti a Londra sono passati. Leggeri, delicati e frizzanti come una bollicina. Si, perche' la tappa del goodbye tour, che questo fine settimana ha toccato la (parte paterna della) famiglia di Dear Husband e gli amici di Londra e' stata inaspettatamente leggera e divertente.
Inaspettatamente perche' io di solito oooooodio andare a Londra.
E lo dico con l'aria di Puffo Brontolone, tutto una piaga sociale lagnosa, rognosetta e rovinafeste. Peggio della forfora, della pipi e delle zanzare nel mezzo della notte, dell'alito fetente e delle formiche in casa.
Perche' una cosa e' andarci da turista, per la prirma volta, ed esplorare tutte le cose nuove ed eccitanti che Londra ha da offrire. Ma tutt'altra cosa e' tornarci dopo che per anni ci si e' fatta la spola fine settimana si e fine settimana anche, in quegli anni in cui io vivevo a Nottingham e Dear Husband abitava ancora a Londra.
A me non esalta proprio stare in metropolitana un'ora per andare anche solo a fare la spesa, dribblare orde di gente, farmi frantumare gli alluci dei piedi (e anche molto altro) da turisti che vanno in giro con il naso all'aria, farmi trascinare da un pub all'altro fino a sprizzare alcol da tutti i pori, mangiare robaccia fritta in piedi al freddo, con l'unto che mi cola giu' per le mani e mi cade sulle scarpe, gia' imbrattate di pioggia e fango di cui quei maledettissimi autobus a due piani mi hanno ricoperta passandomi a un millimetro dal marciapiede.
Ecco, a me ste cose non mandano esattamente in visibilio.
Chiamatemi pure bradipo, chiamatemi pure provinciale, chiamatemi pure un'ottantenne dallo spirito ammuffito, ma io a ste cose rinuncio volentieri. E a me Londra dopo 24 ore comincia a mandare in circolo una claustrofibia, una collera cieca e implacabile che ne basta la meta'.
E siccome mi conosco, quando ci devo andare faccio di tutto per ritagliarmi dei momenti miei, tra la frenesia di visite a famiglia e amici, in cui posso stare in un posto, uno qualunque, ed estraniarmi. Chesso', vado alla stazione di Victoria, mi compro il Sole24Ore della domenica, e mi accascio su una panchina a leggerlo; oppure mi chiudo allo zoo per un pomeriggio a parlare con le lontre.
Oppure, mi organizzo uno spuntino in qualche posto sfizioso. Come stavolta, che mi sono programmata un bel trip da Bubbleology, un bar trendy nel ben mezzo di Soho, che pare sia uno dei pochi in tutta Londra che offre il bubble tea.
Io manco lo sapevo cosa fosse il bubble tea: l'ho scoperto da Wanesia, e non ho potuto resistere.
Insomma, sta cosa e' un gran biberone con dentro di tutto: frutta, aromi, te solubile, latte inn polvere, ghiaccio, e....perle di tapioca, che sono delle cose gommose nere che tu aspiri tramite mega cannuccia inserita nel suddetto biberone.
Una goduria immensa.
E il bello e' alla fine, quando ti sei ciucciata tutto il liquido, rimangono solo le palline di tapioca
(che io giustamente sono stata ingorda e ne ho chiesto la doppia porzione)
I like London
le quali nel frattempo si sono un po liquefatte, e piu che perle sembrano quelle sorpresine che c'erano nelle patatine nei magnifici 80s, quelle palle di gomma che si potevano lanciare su qualsiasi superficie di vetro e loro rimanevano li, appiccicate, avvinte come l'edera per un bel po', finche' non si decidevano a scivolare giu giu, languide e inesorabili, fino a spiaccicarsi per terra.
Ecco, quando la tapioca raggiunge questo stato, tu per aspirarla devi fare rumori indecenti con la cannuccia. L'operazione poi funziona ancora meglio se svolta sul treno, possibilmente nel vagone silenzioso, quello dove se tiri fuori un cellulare ti polverizzano con lo sguardo in un nanosecondo.
Ecco, io questo ho fatto.
Ma non solo.
Ho anche proclamato ad alta voce, mentre io e Dear Husband eravamo schiacciati come sardine sulla metro, che capivo benissimo cosa passasse per la testa ai terroristi quel 7 luglio di 7 anni fa.
Perche' non solo odio le folle, ma adoro anche mettere in imbarazzo Dear Husband, con il suo very British sense of politically correctedness e di cosa si dice o non di dice in pubblico.
Una volta eravamo a teatro e ho decantato le eccelse doti di agilita' e flessuosita' di quel ballerino la', massi', dai quello che spiccava tra tutti per quanto era bravo....ma dai, come chi? Quello NERO, no?!
Insomma, cose cosi.
Ma la gita a Londra non e' stata divertente solo per questo.
E' stato bello poter annunciare a tutti di Picco.
Perche' finalmente, settimana scorsa, ci sono arrivati i risultati della translucenza nucale combinata all'esame del sangue.
E indovina indovinello quante probabilita' ci sono che abbia la Sindrome Down?
No, dico, sparate un numero (sparatebasso-sparatebasso-sparatebasso).
Quando mi arrivarono i risultati, telefonai a Dear Husband gridolinando dalla gioia, e gli chiesi di indovinare: una probabilita' su quante (sparabasso-sparabasso-sparabasso)?
Mi disse 14.
Una probabilita' su quattordici che Picco sia Down.
E ti pare bassa?
No, perche' io guardavo alla media delle donne quarantenni, visto che ho le uova vecchie bla bla bla.
Che sarebbe intorno a una su 100.
E invece che dice il nostro test?
1 su 2300.
No, voglio dire, Una-su-Duemilatrecento!
Io prima ho esultato, poi mi sono detta 'Ma questi danno i numeri del lotto. Ma che sono su candid camera? Non e' che per caso il test l'ha fatto la Lobotomizzata? Che tra un raglio e un nitrito si mette a cantare GiraLaRuota e spara numeri a caso?'
Comunque, fatto sta che pare che PICCO NON SIA DOWN.
Prego osservare un minuto di silenzio in onore della nostra buona stella, che io mi sento davvero baciata dalla fortuna come non mai.
E insomma, e' stato bellissimo poter finalmente annunciare La Cosa al mondo intero.
Soprattutto alla nonna di Dear Husband. Ovvero a lei che dall'alto dei suoi novantanni comanda ancora la famiglia come una matriarca di una volta, dal suo salotto presidenziale, bicchierino di sherry in una mano e telecomando della poltrona elettrica nell'altra.
Lei che ha sangue blu che le scorre nelle vene; lei Lady; lei che fino a dieci anni fa faceva volontariato nelle case di cura per bambini disabili; lei che durante la Seconda Guerra Mondiale guidava i fuoristrada ed era a capo di uno squadrone di donne soldato; lei la cui madre, la Contessa Eva, fu fonte inesauribile di storie per bambini, tutt'ora pubblicate e affiancate dalle illustrazioni di fior fiore di professionisti come il creatore di Winnie the Pooh; lei che ora gira tranquillamente con la sua anca nuova; lei che non si lamenta mai, e che e' fonte inesauribile di storie incredibili quanto vere.
Ma soprattutto, lei che quando le parlavo delle mie ansie su Picco, ha pensato bene di rassicurarmi con la storia di quanto partori' il papa' di Dear Husband, nel comfort di casa sua, giocando a canasta attraverso le doglie, fino all'ultimo minuto, con la levatrice. A canasta! Durante le doglie!
E che al mio sguardo attonito e basito, si giustifica 'Dovevo pure passare il tempo, no?'.
How very English.
Ecco, si, io credo che piu che giocare a canasta con la levatrice, quando sara' il momento, giochero' a piantare le unghie nella carne di Dear Husband, a smadonnare e a prendere il primo che passa a pugni tipo punchball. Cosi, perche' 'Devo pure passare i tempo, no?'.
E insomma, per la prima volta da tempo immane, ieri sono tornata da Londra canticchiando, tutta leggera, contenta e beata, le prime note di questa:

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