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I resti della festa, l’Italia del precariato

Creato il 20 giugno 2011 da Fabiosiena

I RESTI DELLA FESTA, l’Italia del precariato

a cura di Simone Spinale

Non so se vi è mai capitato dopo una festa di osservare il banchetto o il buffet saccheggiato dagli ospiti. Ciò che è rimasto sulla tavola se lo si guarda con attenzione può dare una sensazione sgradevole, quasi funesta. Il cibo lasciato nei piatti con le posate sporche, i bicchieri umidi, i vassoi depredati e i tovaglioli sgualciti lasciano una tavola imbandita povera di tutta la sua maestosità. Si dice l’appetito vien mangiando… e quando si comincia difficilmente ci si ferma fin quando ogni pietanza che ci stimola non sia stata almeno assaggiata. La folla al tavolo per un acuto osservatore è un’esperienza da fare assolutamente perché tale visione fa capire molti comportamenti sociali che mischiano il privato col pubblico. Quando si parla di cibo, anche con tutti i più grandi filtri che l’educazione ci ha imposto, le azioni per la scelta e quindi l’acquisizione della preda desiderata sono ataviche e legate da gusti che ci hanno coinvolto in altre occasioni, per lo più che ci lega inconsciamente a scelte fatte nei nostri primi anni di età o nei momenti cruciali della nostra vita, della nostra crescita. E allora si vedono come a teatro personaggi strani che recitano parti e gestiscono il loro piatto e la loro raccolta con cura scegliendo chirurgicamente ciò che deve essere predato.

Oggi ci ritroviamo in uno stato di cose simile se non forse sovrapponibile in questa Italia, tavola imbandita di secoli e di stratificazioni secolari di fatiche solitarie e per lo più sconosciute all’intera nazione. Nei secoli non si è creato un sistema paese ma un sistema lavoro che ha passato ribaltamenti, cambi epocali, lotte ed eccessi ma sempre rivolti a cambiare regole imposte dall’alto che con l’applicazione nei giorni produttivi di ogni lavoratore hanno creato il tarlo della ribellione perché il lavoro, nato come mezzo per il sostentamento, è divenuto il fine di una vita senza poi averne benefici. Il supporto dei padri e delle madri stanche di subire hanno dato all’arrivo di ogni nuova generazione supporto e forza ai nuovi lavoratori per bloccare quel processo e avviarne un altro, sempre partendo da concetti ormai acquisiti come diritti e come doveri nel vasto campo lavorativo e nelle traverse del dualismo tra impresa e lavoratore. Tutto questo fin quando la tavola imbandita ha dato esposizione a vassoi stracolmi di produttività e inventiva, di voglia di crederci e di esserci nonostante tutto. Quella voglia che dà prospettiva di futuro, di quell’imprevisto che puoi e vuoi governare perché è il sale della tua vita, perché ti fa sentire che ogni tua scelta è profondamente tua.

Da vent’anni circa invece con una progressione lenta ma inesorabile come l’avvicinarsi di quei personaggi alla tavola per l’arricchimento dei propri piatti si è svuotato ogni vassoio svendendo ciò che è stato creato al nulla o meglio a quel muro di gomma fatto da imprenditori in cordata che speculando sull’inginocchiamento commerciale o direttivo di aziende fiori all’occhiello del Paese hanno poi stravolto le aziende acquisite, nel migliore dei casi, o hanno venduto a banche partecipazioni, nel peggiore dei casi, o anche hanno fuso aziende diverse per risanare buchi giganteschi e nasconderli per non crollare e con essi non far crollare tutto un comparto economico, sostegno per una gran fetta di popolazione ignara dei giochi superiori. E allora come nei buffet con tanti ospiti la calca per prendere ciò che si serviva non ha più distinto cosa era guarnizione, decorazione e quindi indigesto da cosa invece era ciò che plausibilmente era lì per essere raccolto nei piatti affamati. L’Italia è stata predata con la complicità dei vari attori di questo spettacolo portato in scena con un continuo “sold out” per l’impressionante macchina avviata per stratificare le responsabilità e nasconderle con un susseguirsi di notizie a grappolo che nella calca hanno smontato l’attenzione sul singolo accadimento. Il lavoro è divenuto merce di scambio per ovattare le colpe, gli errori e i crolli di stile di una classe che di dirigente ha solo il suono delle carovane alla conquista del West. L’idea strisciante che si cerca da tempo di inserire nelle menti è che il lavoro sia un privilegio e come tale non deve avere diritti ma solo doveri verso chi ha donato questo privilegio. Io lo definirei come un lento lavaggio del cervello, organizzato purtroppo con la fine arte del potere delle notizie gettate a grappolo. La nota altamente triste è l’appoggio in alcuni casi evidenti di chi non ci si aspetterebbe. Ma un’idea strisciante per essere attuata deve essere studiata in ogni aspetto e poi somministrata a giuste e inesorabili dosi al popolo. Questo popolo, attenti!, non è stupido o inerme ma anzi ha coscienza, ha quella voglia di esserci nonostante tutto. Ma lo si rende precario e come reazione immediata, che fa prendere tempo per concludere operazioni di ogni genere, ha uno smarrimento prima nell’ordine dell’attuazione della vita quotidiana con la ricerca continua e affannata del lavoro e poi continuando nel tempo uno smarrimento dei valori, anche più grave perché trasmesso come malattia endemica alle nuove generazioni. E’ sempre l’esempio che si dà a valere molto di più delle parole o degli insegnamenti che rimangono sterili se non supportati da evidenti gesti nella retta direzione.

Se si rende un popolo sotto scacco della precarietà e sopra una zattera che non ti da la sicurezza del viaggio verso il futuro hai un popolo di sicuro più incazzato, oggi si direbbe indignato, ma anche un popolo che per la maggior parte è “ricattabile” ed è più debole per reagire perché vede l’impresa per cambiare le cose come un’impresa troppo grande e si arrende tra bollette da pagare, figli da mandare a scuola e imprevisti da fronteggiare. Intanto chi progetta e crea stati di sudditanza ottiene forza e potere che aumenta esponenzialmente perché crea una rete di sudditanza in ogni aspetto sociale e civile. Come panacea per un popolo così stanco c’è sempre una tv controllata che darà una giusta doratura a ciò che invece è solo latta o in alcuni casi già ruggine!

Ma la vera novità di oggi sta nell’inesorabile vaccinazione che il popolo sta attuando a questa malattia endemica. C’è chi lo chiama vento di senso civico e di sicuro se è vento sta soffiando tra il popolo proprio perché spinto dall’assenza evidente di lavoro. Le disparità sono talmente palesi che chi dovrebbe controllare è invece il controllato. E nell’assurdità delle cose questa sensazione in fondo piace molto al controllore perché toglie apparentemente un fardello di responsabilità demandando tutte le decisioni prese a enti superiori, estere ed anche vincolanti ma senza specificare appositamente quanto lo siano. Il popolo uscito da uno stordimento e dalla finta doratura de “Italians do it better” di conseguenza scende in piazza e si ribella perché per essere presenti ad ogni festa c’è sempre bisogno di avere l’invito.

 

“Sacra è la voce del popolo.”

(Seneca)

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COMMENTI (1)

Da OK MORANDO SERGIO Crocefieschi Genova Malpotremo Lesegno Italia Argentina
Inviato il 04 febbraio a 19:01
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**La frase blaterata di Monti sul lavoro "indeterminato" che è noia monotonia..BISOGNA ricordagli a a tal signore e suoi precedessori politi partiti e certi sindacati politici ..CHE IN ITALIA IL PRECARIATO è VIOLA LEGGI RICATTO e SCHIAVISMO MODERNO e per leggi si intendono quelle dell'Unione Europea rispondenti alle nostre del Decreto Legislativo D.Lgs 81/2008 --626 e che queste leggi VIOLATE sui Lavoratori PRECARI ricadono poi sempre sui prodotti del Made in Italy ! Con sempre ogni presenti infortuni e morti bianche continue! Ma si violano nel contempo nei contratti precari e disoccupazione forzata si violano gli stessi ARTICOLI della COSTITUZIONE ITALIANA : 1--4 --e 36 !!! E violati pure gli Articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo ! Monti sa questo o fa finta e prende pure noi per " eva Q " come la famosa pubblicità..televisiva. L'Italia è stata posta in queste condizioni con la creanza antecedente questa attuale crisi dei contratti PRECARI VIOLA LEGGI !!! Creati con firme di persone viventi !Partiti politici e certi sindacati! Stanno mandando in rovina intere famiglie Italiane ! Con danni patrimoniali ed esistenziali enormi ! E questi ci pigliano pure per il Q lo! Deve intervenire la Corte di Giustizia dell'Unione Europea a fare CONDANNARE chi ha creato a danno di altri questa pessima situazione ! L'Italia delle mafie della massoneria degli illuminati la GOVERNA il secondo Stato è sempre in attivo! E finanzia armi e militari www.opalbrescia.it www.casadellalegalita.org invece di aiutare precari e disoccupati forzati! Morando

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