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Il declino della sanità veneta: da eccellenza a disastro

Creato il 24 maggio 2011 da Madyur

L’inverno scorso una famosa avvocatessa, amica di Luca Zaia, viene ricoverata nell’ospedale di Verona Borgo Trento . Subisce un intervento chirurgico. Quando svanisce l’effetto anestesia , ovviamente, sente dolore. Come rimedio riceve solo tachipirina. Esasperata chiede un farmaco più potente. Come risposta riceve “darlo a tutti costerebbe troppo”. Nascono delle discussioni, l’avvocata racconta “ Mi sembrava assurdo che uno dei più importanti ospedali del Nord risparmiasse sugli anti-dolorifici dopo un’operazione. Ho protestato che, se era un problema di prezzo, potevo pagarmelo io. Per calmarmi mi hanno fatto una puntura. Però sono rimasta senza terapia antibiotica. Il giorno dopo avevo 38 anni e mezzo. Eppure, mi sono sentita dire che sarei dovuta tornare a casa perché il mio letto era già destinato ad un altro”.

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Diventa un caso. Medici e infermieri si chiedono che sia. Scoprono che è amica sia del Direttore sanitario e addirittura del Presidente della Regione. E corrono a scusarsi. “Dobbiamo risparmiare su tutto”.

Eppure fino agli anni Novanta il Veneto era in vetta alla classifiche nazionali sulla qualità delle cure. Oggi la sanità è in crisi perfino in una regione ricca. Diamo delle cifre: in dieci anni gli ospedali pubblici hanno perso un quinto dei posti letto, nel 2000 erano 20.325 , nel 2009 sono scesi a 16.276. La riduzione ha risparmiato solo le cliniche private.

“Il vero problema è che i tagli non sono stati compensati da nuovi servizi di medicina sul territorio. Il risultato è che i malati continuano ad essere scaricati sugli ospedali pubblici , che hanno sempre meno soldi. E i pronto soccorso scoppiano” avverte Sonia Todesco , responsabile della Cgil Sanità a Verona. La crisi si nota anche dal fatto che si sono ridotti i pazienti che provengono da altre regioni. I ricoverati non residenti calano, mentre continua a salire il numero dei veneti che vanno a curarsi in Emilia, Lombardia o Trentino.

Nell’altro grande Ospedale di Verona, Borgo Roma, medici e infermieri si vergognano a mostrare i letti improvvisati nei corridoi. In gergo li chiamano i pazienti bis : in passato era un’eccezione , mentre oggi è diventato un fenomeno cronico. A Verona esistono anche sprechi , come l’unità coronarica creata ex novo , ma diventata un magazzino-deposito.

Per i politici è già scarica barile. Dopo aver subito il commissariamento per eccesso deficit nel 2009 , l’allora governatore Galan incolpò gli alleati , rimarcando che gli ultimi 4 assessori regionali della sanità erano leghisti veronesi. Flavio Tosi , il sindaco della città, si arrabbia “I deficit riguardano unità sanitarie locali ben precise. E i direttori generali li ha sempre nominati il presidente, non l’assessore. I veri buchi di bilancio sono i disastrosi project financing voluti da Galan: il nuovo ospedale di Mestre è una follia, converrebbe abbatterlo e ricostruirne uno totalmente pubblico”.

Luca Zaia ha dovuto tagliare costi e sprechi. Il governatore leghista annuncia che nel 2010 il bilancio è tornato in attivo, anche se il debito rimane: i costi sanitari sono 431 milioni. L’attivo è solo i soldi inseriti dalla Regione. Più di metà dell’intero deficit sanitario del 2010 si concentra in 4 unità sanitari locali , tutte amministrate da fedelissimi di Galan 103 milioni di passivo da Mestre , 70 a Verona , 46 a Padova , 38 a Rovigo.

A ipotecare il futuro della sanità veneta sono i faraonici piani di edilizia sanitaria impostati con il project financing , una specie di prestito a rate. Ma la realtà è diversa come deve sembrare. A Venezia la costruzione del nuovo ospedale è costata 254 milioni. Ma ai privati sono stati chiesti solo 120. E ora le Ulss devono pagare agli appaltatori un canone annuo di oltre 54 milioni per 30 anni. Per tutto questo periodo i privati avranno obbligo di aver restituito il prestito della Regione. Sia l’opposizione sia la Lega evidenziano strane coincidenze : come nei project compaiono le stesse imprese Gemmo ( impiantistica) e Mantovani ( edilizia). Sarà un caso ma nella Mantovani lavora Claudia Minutillo , l’ex dogessa della segreteria di Galan. Mentre lo studio Altieri , che ha progettato i più costosi maxi-ospedali, faceva capo al compagno di Lia Sartori , europarlamentare berlusconiana di Vicenza.

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Uno dei migliori sistemi sanitari del mondo è diventato un colabrodo , mentre i soldi pubblici passavano nelle mani di imprenditori privati. Zaia promette di disboscare anche gli appalti esterni. Ma ci sono due casi inediti. A Verona c’è un maxi-centro di sterilizzazione di proprietà pubblica , eppure il servizio viene gestito da privati. Mentre l’Istituto oncologico veneto , diretto da Muzzio, sta appaltando ad aziende esterne addirittura la Radioterapia : alla gara di due milioni di euro sono ammesse tutte le imprese europee purché possiedano un bunker ameno di 20 Km da Padova (!).

Zaia è ora costretto ad annunciare chiusure dei piccoli ospedali , per rientrare nel budget, e perfino più tasse con l’addizionale Irpef. Ma l’opposizione teme nuovi disastri. “Il declino della sanità veneta è l’effetto dell’affarismo di Galan , ma anche dal campanilismo della Lega” protesta Bonfante , consigliere veneto del Pd.


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