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Il Giorno della Memoria nell'epoca del revisionismo

Creato il 25 gennaio 2012 da Laperonza

blog.jpgLa sensazione è che mai come quest’anno il Giorno della Memoria avrà valore politico e morale e sarà fondamentale momento di riflessione non solo su ciò che è accaduto ma anche e soprattutto su quello che sta accadendo e su quello che potrà accadere. La mia generazione è forse stata l’ultima a studiare la storia recente prima del subdolo revisionismo degli ultimi anni, quello che ha avuto e ha tutt’ora la pretesa di fare paragoni tra gli olocausti, quello che si arroga il diritto di gareggiare su quale dei due stermini, quello operato dai nazisti e quello dei comunisti sovietici e di Tito, sia stato più grave, dimenticando che da entrambi dobbiamo trarre insegnamento per non fare accadere più una tale disumana barbarie.
E’ vero, la mia generazione e quelle precedenti non hanno studiato i tremendi fatti delle Foibe, ma credo nessuno possa non avere un moto di orrore di fronte a questa ignobile pagina di storia, a prescindere dal proprio credo politico. Ma non mi sogno di valutare se essa sia più o meno grave dei campi di sterminio dei nazisti. Non ha senso il confronto, ha senso solo la presa di coscienza dell’orrore. Comparare le stragi è imperdonabile mancanza di rispetto verso le vittime e prova del fatto che non si è capita la lezione della storia.
Oggi, grazie a quasi vent’anni di governo delle destre, abbiamo una generazione di giovanissimi nati e cresciuti in ambienti in cui professarsi fascista non è più vergognoso come dovrebbe essere. In questi ambienti si studia una storia unilaterale il cui scopo è soltanto quello di sovvertire la cultura storica precedente e non di correggerla ed integrarla con nuove informazioni. .
Il risultato è una nuova ondata di antisemitismo strisciante, subdolo, nascosto ma non meno preoccupante di quello che portò alle teorie sulla razza di Hitler ed un razzismo generalizzato e violento che porta a conseguenze estreme come gli attacchi ai campi Rom e alle stragi di extracomunitari per mano di persone troppo frettolosamente definite pazze. E la reazione a questa nuova cultura, ancora minoritaria ma prepotentemente visibile sui media, tarda a venire. Non viene dalla Chiesa e non viene dagli ambienti di sinistra. Il silenzio fu complice allora e rischia di esserlo anche in futuro. Bisogna che le persone di cultura, di quella cultura laica aperta e sensibile, trovino o si impegnino a trovare la verità storica, senza ipocrisie e tornaconti politici ma, soprattutto, senza comparazioni. Il male è assoluto e prescinde dalle ideologie. Che il Giorno della Memoria ci dia questo insegnamento.

Luca Craia

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