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Il maggioritario sturziano

Creato il 10 ottobre 2011 da Malvino

Fra le tante sciocchezze dette da Marco Pannella nel corso dei suoi due interventi all'ultimo Comitato nazionale di Radicali italiani (Roma, 7-9 ottobre) ce n'è una che merita di essere segnalata perché almeno consente una riflessione sulla questione dei cattolici in politica al tramonto del berlusconismo e, più in generale, dei cattolici in politica. Pannella ha detto: "Ieri, [Gianfranco Fini] ha accennato - con quello che lui ritiene garbo o furbizia - che è finito il bipolarismo, figurarsi il bipartitismo e via dicendo. Sapendo bene che questa è la tesi che va bene a [Pierferdinando] Casini e tutti i democristiani - come dire - "antisturziani". [Luigi] Sturzo fa l'esperienza in America e torna antiproporzionalista, uninominalista, presidenzialista e via dicendo".

Bene, cominciamo col dire che questo è falso. Quando Sturzo torna dall'America, nel 1946, è ancora un fiero sostenitore del sistema proporzionale, del quale vanta addirittura di essere stato il padre nel 1919 [ Politica di questi anni, vol. XIII (1954-1956)]. Cambia idea solo molto tempo dopo: per sua stessa ammissione [ op. cit., vol. XIV (1957-1959)], è non prima del 1950 che comincia ad aver dubbi sul proporzionale, per poi farsene fiero oppositore solo dopo il fallimento della cosiddetta "legge truffa", che è del 1953. Tanto meno ha in testa il modello americano, e onestamente non si capisce donde Pannella tragga convinzione che Sturzo torni dall'America convinto presidenzialista. [Qualcuno dovrebbe procurargli gli atti del convegno organizzato da Liberal che si tenne a Roma nel febbraio del 1996 e che aveva il chiaro obiettivo di "costruire" un'immagine di Sturzo buona a farne il padre nobile di Forza Italia. Bene, nonostante il tentativo, molte voci - anche illustri, basti il nome di Gabriele De Rosa - smentirono seccamente ogni presidenzialismo sturziano.]

C'è di più. Anche dopo il 1953 - ne dà testimonianza ciò che scrive nel 1958 [ op. cit., vol. XIV (1957-1959)] - Sturzo non è contro il proporzionale in assoluto, ma "al modo come viene attuato in Italia a differenza dagli altri paesi". In quanto al bipolarismo o al bipartitismo, occorre rammentare che, per Sturzo, "destra e sinistra sono modi di esprimere il travaglio interiore e vitale verso il centro" [ op. cit., vol. IX (1946-1948)].

Ce n'è abbastanza, a mio parere, per sgomberare il campo dalla convinzione che il sistema maggioritario fosse in Luigi Sturzo una pietra angolare del suo credo politico: era piuttosto un ripiego dinanzi all'evidenza, tutta contingente, che "la proporzionale è un buon mezzo per la organizzazione dei partiti e per la disciplina elettorale nei paesi a tendenze individualistiche, ma è solo garanzia dei partiti piccoli e dei partiti nuovi, perché i grandi partiti possono farne a meno" [ op. cit., vol. X (1948-1949)]. Il momento in cui le sue critiche al sistema proporzionale diventano più accese sono quando il quadripartito del 1958 preconizza la stagione del centrosinistra.

Pannella - e non solo Pannella - non riesce a capire che la forma dello Stato e il sistema elettorale che un politico cattolico dichiara di volta in volta come i migliori sono in rapporto meramente funzionale - si potrebbe dire strumentale - alla forza del consenso di cui gode la compagine partitica cui appartiene. Basta una lettura, anche superficiale, del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica: "Il fedele laico è chiamato a individuare, nelle concrete situazioni politiche, i passi realisticamente possibili per dare attuazione ai principi e ai valori morali propri della vita sociale. Ciò esige un metodo di discernimento, personale e comunitario, articolato attorno ad alcuni punti nodali: la conoscenza delle situazioni, analizzate con l'aiuto delle scienze sociali e degli strumenti adeguati; la riflessione sistematica sulle realtà [...]; l'individuazione delle scelte orientate a far evolvere in senso positivo la situazione presente. [...] La fede non ha mai preteso di imbrigliare in un rigido schema i contenuti socio-politici, consapevole che la dimensione storica in cui l'uomo vive impone di verificare la presenza di situazioni non perfette e spesso rapidamente mutevoli" (568). Perfino la democrazia non è un assunto categorico, figuriamoci questo o quel sistema elettorale.

In politica i cattolici si muovono guidati solo dai cazzi loro, che presumono essere coincidenti col bene comune, così com'è prescritto dal magistero. Figuriamoci se nel loro credo possa esserci spazio per un sistema elettorale più o meno cattolico rispetto agli altri, figuriamoci se Sturzo possa essere preso a esempio di migliore o peggiore politico cattolico rispetto ad altri: tutti sono funzionali alla stagione politica, come dimostra il lesto abbandono del sistema maggioritario, che aveva contraddistinto il ruinismo. La questione sta tutta nello stile, talvolta alto, talvolta basso, ma nel fondo vale sempre la stessa regola: va bene solo tutto ciò che torma utile a far pesare molto gli uomini che escono dagli oratori e la Chiesa piazza nei posti chiave, meglio se serve a farli pesare più di quanto pesino, tutto il resto no. Col ruinismo andava bene il maggioritario, oggi non più.


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