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Il Museo del Carnevale di Viareggio e la Cittadella

Da Stefaniapianigiani @enogastrogarden
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Il mio articolo sulla rivista TOSCANA & CHIANTI NEWS

Burlamacco, la maschera  viareggina con ben ottanta anni sulle spalle, sfodera uno dei suoi sorrisi migliori, per accogliere gli ospiti all’entrata della “Cittadella del Carnevale”. Due ampi edifici, adorni di porte scorrevoli,  che lasciano intravedere la magia dei carri da portare in passeggiata abbracciano il largo piazzale, e in fondo ad esso, ecco che appare la sede del “Museo del Carnevale” che ha visto la sua nascita nel 2003.Piccoli modellini di carri di seconda e terza categoria, racchiusi in teche trasparenti, danno il benvenuto al  visitatore all’interno del museo: subito si notano i particolari della struttura, composizioni cromatiche, ma soprattutto la traduzione in chiave satirica del tema affrontato.

Grandibacheche in legno, contengono le opere originali dei più grandi “Carristi” viareggini come EnricoPrampolini, Lucio Venna, e Umberto Bonetti. Altra caratteristica del museo, sono le sagome  dei“mascheroni a piedi” e le “teste in capo”: giganti dai cartapesta, che vengono animati da personedurante i corsi e “palestra” per i futuri “carristi”.

Una sezione del museo, è interamente dedicata alla fase costruttiva  di un volto di “Pierrot: si parte con il bozzetto, fino ad arrivare al manufatto finito, passando per il calco in terracotta, quello in gesso, fino d arrivare alla cartapesta, detta anche carta a calco viareggina. La povertà dei mezzi utilizzata nella lavorazione, come la carta di giornale, la colla di farina, la creta, i giunchi sono la caratteristica della tecnica viareggina per la costruzione dei carri allegorici.

Le materie primarie del carnevale, ovvero la carta e la creta, si concretizzano in alcune opere esposte nel museo: modelli di teste, bassorilievi, figure di animali, che sono lì per dimostrare la manualità e l’arte dei carristi. Ma l’attrazione più grande, è una grande mano, affiancata da una testa di drago: sagome, poste per introdurre idealmente la persona all’interno del carro. Leve e corde, invitano le persone ad animare le strutture, scoprendone  i segreti, ma anche constatando la semplicità  e la fantasia di mezzi, con cui vengono movimentati i carri. Ma il museo vuole essere anche un luogo dove far rivivere la storia dei maestri d’ascia delle antiche darsene, dove abili falegnami e segantini un tempo costruivano bastimenti. Un arte antica quella della cantieristica navale, che col tempo si è pian piano trasferita nell’artigianato del carnevale, utilizzandone le tecniche e i metodi costruttivi per realizzare i carri e le maschere. Al piano terra del complesso museale, sono allestiti i laboratori didattici, dove le scolaresche, possono imparare le più elementari tecniche di manipolazione della carta pesta e del calco. Inoltre nei 300 mq dei locali, gli studenti più grandi , possono apprendere tutte le fasi della costruzione di una maschera, con corsi personalizzati. La carta pesta inoltre è esposta nel museo anche sotto altre forme: si notano anche ottimi risultati estetici nell’arredamento, nella lirica, nella scenografia teatrale e nell’oggettistica. Per scoprire al meglio il segreto delle tre “C”, non vi resta che visitare il museo: dove la Carta, nell’ambito della Cittadella, si trasforma in Carnevale.

Stefania Pianigiani

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