Magazine Diario personale

Il navigatore

Da Maddalena_pr

ECCO QUELLO CHE SI CHIAMA UN FIGLIO UTILE

woman-earth-globeL’orologio parlante

Patrick, per passare il tempo, ha scelto di segnalarmelo a intervalli regolari che si attestano sui 10 minuti: “Mamma, sono già quasi le nove e mezzo.”
Così comincia al mattino. Notare il “già”.
“Lo so” ribatto con una dolcezza destinata a incrinarsi nel corso delle ore. Un grazie a fondo frase, che è come incollare un francobollo sulla busta, così, per non contravvenire.

Conscia del suo infinito amore per i numeri, gli ho insegnato a leggere l’orologio qualche mese fa: solo i quarti, le mezze e l’ora in punto. Ma proprio in punto, che all’inizio non tralasciava mai di puntualizzare: “Sono le sei in punto.”
Si è appassionato a questa cosa di poter valutare e controllare a modo suo il trascorrere delle ore, e così adesso si apposta sotto l’orologio del salotto, quello coi numeri, e siccome non gli basta farlo di tanto in tanto, né tornare senza un annuncio, si barcamena: “Mamma, sono quasi le 6 meno un quarto.”
(5.32 pm)

Il navigatore

In caso di giri in auto, ti orienta tra le strade meglio di un navigatore, ricordando nome e cognome, esercizi commerciali ed, eventualmente, attività familiari che hanno caratterizzato la zona (tipo: Lì è dove c’era la festa di tizio, là è dove siamo andati a prendere il frigo, e così via).
D’altronde, a semplici proposte come “andiamo al ristorante”, Patrick domanda: “Dove?”
“Al Roadhouse.”
“Sì, ma in quale via?”

Oltre a questo, presenta funzionalità spiccate di assistenza alla guida, soprattutto per quanto riguarda il controllo della velocità.
“No, mamma! Rallenta!”
Le prime volte quasi quasi ti inchiodi, poi impari a conoscerlo: non si può andare a 71 km/h se il limite è 70, con lui a bordo. Rischi la nevrosi per la sua insistenza graffiata da un non so che di ansioso.
“Patrick, basta! Ma qual è il problema?”
Dopo numerosi tentativi di dissuasione, il bambino-tachimetro finalmente confessa: “Ho paura che viene la polizia.”
Bella, sta cosa dei bambini: la polizia risulta sempre, nel loro immaginario, come minaccia. Mai come possibilità di soccorso.

Il maggiordomo

Se hai dimenticato qualcosa, se sei in ritardo, se non sai cosa fare (difficile, con 3 bambini, ma illudiamoci), se non sai come organizzare il ménage familiare, o quale attività seguirà a breve tra le mura domestiche: c’è lui.
Stamattina, ore 8.35: “Papà, guarda che devi andare a lavorare.”
Ore 10: “Mamma, tra poco devi mettere la Isabelle a letto.”
Ore 12.20: “Tra poco devi fare da mangiare.”
Pomeriggio, ore 14: “Vado a vedere Masha.”
Con un’attenzione garbata e generosa verso la sorella: “Sarah, guarda che a quest’ora c’è Masha e Orso!”
Ore 18.42: “Papà, sei arrivato un po’ in ritardo.”

Non manca di ragguagliarci su temperatura esterna e interna nonché previsioni meteorologiche della piccola stazione meteo sulla credenza, in modo che non ci sfugga quanto fa caldo e come tale stazione, indicando da un mese “nuvole e pioggia in arrivo”, ci prenda (sospetto) bellamente per il sedere.
Verifica con occhio clinico le scadenze sui prodotti in frigo e al supermercato: da quando ha capito che a un numero corrisponde un certo mese non siamo più riusciti a dargli neanche uno yogurt che abbia superato l’etichetta.

Conosce i compleanni di molti, e in ogni caso si ricorda di consultare quel blocco meglio noto come calendario appeso alla parete della cucina (e pure di girarlo a cambio mese): “Mamma, oggi è il compleanno di Lisa.” Si premura di non mancare di farle gli auguri, improvvisandosi a segretario impeccabile, quando, verso metà mattina, già domanda per la terza volta: “Mamma, hai telefonato alla Lisa?”
“Amore, la Lisa è piccola. Chiamo la zia, ok? Comunque no, non l’ho ancora chiamata.”
Chiudere con le dovute garanzie sul come e quando tale telefonata verrà effettuata è azione indispensabile alla sua pazienza e mia incolumità.

Nel caso specifico del suo stesso compleanno esegue attenta conta dei giorni restanti prima dell’entusiasmante evento, e non manca di renderci partecipi: “Mancano 23 giorni al mio compleanno.” Poi, indovinando l’invidia di Sarah, precisa: “E 89 al compleanno di Sarah.”

Oppure, solleticato dal mio commento sugli auguri mancati per l’onomastico della sottoscritta, si erge a difensore di madre: “Devo chiamare i nonni per dirgli che è il tuo onomastico, mamma.”
Prende il telefono e chiama: “Nonno, ma guarda che oggi è l’onomastico della mia mamma, eh?”

Eh.
Il mio piccolo organizer. Meglio di un tablet.


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