Magazine Attualità

Il Papa in Corea, un milione di persone per la beatificazione di 124 martiri coreani

Creato il 16 agosto 2014 da Nicola933
di Mario Marrandino Il Papa in Corea, un milione di persone per la beatificazione di 124 martiri coreani - 16 agosto 2014

Papa in CoreaDi Mario Marrandino. Il Pontefice: “Non accettare compromessi sulla fede”. Lo ribadisce innanzi ad una moltitudine di fedeli, circa un milione secondo i media coreani, che affollano la Porta di Gwanghwamun, per la beatificazione di Paul Yun Ji-Chung, il fondatore della chiesa coreana e altri 123 cattolici uccisi oltre due secoli fa.

Papa Francesco: “Oggi molto spesso la nostra fede viene messa alla prova dal mondo: in moltissimi modi ci viene chiesto di scendere a compromessi sulla fede, di diluire le esigenze radicali del Vangelo e conformarci allo spirito del tempo”. Aggiunge che i martiri sono l’esempio da seguire, “ci richiamano a mettere Cristo al di sopra di tutto e a vedere tutto il resto in questo mondo in relazione a Lui e al suo Regno eterno: essi ci provocano a domandarci se vi sia qualcosa per cui saremmo disposti a morire”. 

“Viviamo in società dove, accanto a immense ricchezze, cresce in modo silenzioso la più abbiente povertà; dove raramente viene ascoltato il grido dei poveri; e dove Cristo continua a chiamare ci chiede di amarlo e servirlo tendendo la mano ai nostri fratelli e sorelle bisognosi”. La messa è stata celebrata in latino e in coreano, le preghiere in inglese, coreano e cinese, inoltre, una delle preghiere dei fedeli, stando alle fonti, è stata letta da un cinese della chiesa clandestina della Cina continentale.
Paul Yun Ji-Chung, fondatore della chiesa coreana, che oggi è stato beatificato, non era un missionario straniero, ma un laico coreano, che scoprì la fede ed il cristianesimo grazie ai testi del gesuita Matteo Ricci. Così commenta Bergoglio: “Questa storia ci dice molto sull’importanza, la dignità e la bellezza della vocazione dei laici”. Una realtà unica è quella coreana, il Papa lo conferma citando anche l’esempio della prima comunità cristiana descritta negli Atti degli Apostoli. “Fu la purezza della loro testimonianza a Cristo manifestata nell’accettazione dell’uguale dignità di tutti i battezzati, che li condusse ad una forma di vita fraterna che sfidava le regole rigide strutture sociali del loro tempo”. 

Prima della celebrazione, Papa Francesco si è recato al santuario dei martiri di Seo So-Mun, nella periferia di Seul, alla Porta di Gwanghwamun, ove nell’800 avevano luogo le esecuzioni.
I modi e i gesti del Pontefice stanno riscuotendo un enorme consenso tra il popolo coreano, che si ritrova sorpreso nel constatare alcuni atteggiamenti: dall’uso di un’auto utilitaria all’uscita dell’aeroporto al suo arrivo e alla scelta di usare un treno ad alta velocità tra i normali viaggiatori.
Appello ai giovani nel World Stadium Cup di Daejon“Non fatevi derubare della speranza”. Poi una visita a sorpresa alla comunità di gesuiti: “Il compito di noi gesuiti,  ma direi più in generale dei ministri del Vangelo, dei sacerdoti, dei religiosi, è quello di essere persone di consolazione, che danno pace alla gente, che leniscono le ferite”. “Ci sono molte ferite nella Chiesa. Ferite che molte volte provochiamo noi stessi, cattolici praticanti e ministri della Chiesa”. “Io penso che la Chiesa sia un ospedale da campo in questo momento. Il popolo di Dio ci chiede di essere consolato. Tante ferite, tante ferite che hanno bisogno di consolazione… Dobbiamo ascoltare la parola di Isaia: Consolate, consolate il mio popolo!”.

Dopo la celebrazione della messa, il Pontefice si è recato in visita a 90 chilometri circa da Seul, a Kkottongnae (che significa “collina dei fiori). La struttura ospita un centro disabili, che include alloggi, ospedali, una università e centri di recupero per poveri e malati abbandonati di ogni età e ha la fortuna di possedere ben 8 centri gemellati in tutta la Corea. 


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :