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IL RE DEGLI ITALIOTI #berlusconi #condanna #cassazione

Creato il 02 agosto 2013 da Albertomax @albertomassazza

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Ho detestato Berlusconi dal momento stesso in cui ne sono venuto a conoscenza. Erano i primi anni ’80 quando questo faccendiere brianzolo iniziò a diffondere il suo verbo catodico a livello nazionale, grazie alla compiacenza del suo sodale Bettino Craxi, che gli consentì di aggirare i divieti di diffusione su scala nazionale delle Tv private, prima della Legge ad personam firmata dall’onorevole repubblicano Oscar Mammì nel 1990.

La mia idiosincrasia nei confronti del cavaliere rampante ebbe origine dalla trasmissione Drive in, iniziata nel 1983 e andata avanti per quasi tutti gli anni ’80. Abituato com’ero ai Varietà di Enzo Trapani della fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 (quelli che rivelarono comici come i Giancattivi di Nuti, Benvenuti e Cenci, La smorfia di Troisi, Arena e Decaro, Carlo Verdone e altri) non mi raccapezzavo di questo programma innovativo (sic!), appiattito sul clichè e sullo stereotipo, sul tormentone elevato all’ennesima potenza, con donnine ipertrofiche che annunciavano la venuta del regno del silicone.

Drive in andava in onda la domenica sera e il lunedì il ritorno in classe era reso ancor più traumatico dal fatto che tutti raccontavano e ridevano delle battute del varietà ed io, che pure ero ben inserito nella classe, sentivo il peso della solitudine esistenziale, non riuscendo proprio a trovarci alcunché di divertente. E non mi trinceravo affatto dietro un imberbe snobismo intellettuale: giuro che per molte domeniche cercai di seguire e appassionarmi al programma, se non altro per essere partecipe delle discussioni del lunedì. Ma nulla, quella comicità preconfezionata, artificialmente peristaltica, cerebralmente atrofizzata, non la riuscivo proprio a mandar giù.

Questo mio patetico amarcord giusto per dire che la sintesi di quello che fino a ieri è stato chiamato berlusconismo (e che sarebbe ora di iniziare a chiamare italiotismo) era tutta in quel varietà. Molti affezionati telespettatori di Drive in non hanno mai votato Berlusconi; molti di loro probabilmente sono scesi in piazza a festeggiare per la condanna della Cassazione. Eppure, temo che il virus inoculato attraverso la trasmissione di Drive in sia ancora in circolo in milioni d’italiani, berlusconiani e antiberlusconiani.

Il dato positivo che scorgo nella definitiva uscita di scena di Berlusconi è che, in questo modo, il cavaliere (ex?) non potrà più agire da parafulmine per le nostre ataviche meschinità. Non ci si potrà più nascondere dietro la sua demonizzazione, non si correrà più il rischio di farne un martire o un capro espiatorio.

La Magistratura ha dato un giudizio irrevocabile. Ora bisogna di necessità rimettere al centro gli argomenti e capire se siamo in grado di raddrizzare la schiena o se è il caso di imparare il tedesco e il cinese.



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