Magazine Diario personale

Improvvisata

Creato il 20 agosto 2015 da Povna @povna

Che la ‘povna corra tra un mondo e l’altro lo dice la sua presentazione, e non c’è bisogno di aggiungere granché, su questo. Forse, è possibile però spiegare che la sua attitudine ad attraversare i mondi, con ciò collegando e mettendosi in contatto con amici che altrimenti sarebbe condannata a vedere pochissimo, è stata una delle sue caratteristiche fin dai tempi del suo primo essere ‘povna, vent’anni fa e passa a Hogwarts. Duttile per definizione, poco incline a considerare la coerenza un valore in sé e per sé, in modo acritico, laica sempre e comunque, a costo di pagarne il prezzo, piena di un’energia che sembra essere inversamente proporzionale alle poche ore di sonno, la ‘povna si è sempre sobbarcata di buon grado il ruolo di motore mobile del gruppo. Che poi in soldoni voleva dire che – di fronte a compagni di merende che tendevano, per svariate e degnissime ragioni, a restare ben saldi al loro posto, motivando con oggettività l’assoluta sensatezza della loro impossibilità a spostarsi – la ‘povna dal canto suo tendeva a mettersi le scarpe, e poi saltare sopra una bici, un treno (addirittura un aereo, delle volte) e muoversi a sua volta verso la meta umana che era così difficile stanare.
Questa attitudine – sfruttata dagli amici della piccola città nelle sere di pioggia (“Non posso venire a cena, sai, mi bagno e ho appena avuto il raffreddore, non ho la bici, ho bucato le calosce”), così come dai colleghi in sabbatico all’estero (“Allora, quando vieni a trovarmi qui in America?”) – è cresciuta, poi, piano piano nel tempo, perché la ‘povna l’ha coltivata scientemente: tanto più le persone intorno a lei si imborghesivano, facevano figli, compravano un mutuo e la famiglia, quanto più lei ha continuato a rivendicare, prezioso, un uso autodeterminato del suo tempo, baluardo invalicabile di una furibonda pretesa di libertà di scelta individuale. Ohibò, addirittura, oramai tanti anni fa, ha coniato una definizione acconcia – per questa capacità ‘povnica di annullare, con un solo volo à la Mary Poppins, le distanze: “‘povnata”, la chiamò, e il nome le è rimasto come un codice.
“Riesco a fare una ‘povnata” – le scrive ogni tanto (e anche se poi raramente succede per davvero, alla ‘povna piace apprezzare il tentativo di buona volontà nascosto); oppure, più spesso: “Non è che ce la faresti a fare una ‘povnata, questo mese?”.
Di “‘povnate’, peraltro, lei continua a farne quante e come può, con entusiasmo inossidabile. Anche se il lavoro sempre più pervasivo da una parte e i costi di trenitalia, quadruplicati in pochi anni, soprattutto, rendono più difficile di un tempo prendere un treno al volo e salire al nord per una festa dopo la scuola al pomeriggio; e così la ‘povna, suo malgrado, rispetto ai fasti di una volta, si trova costretta a centellinare.
Le conseguenze di questo regime di vacche magre non hanno aspettato (purtroppo ben più che previste) a palesarsi: diminuita la sua ubiquità abituale, che per gli altri era certezza, non è che infatti gli amici in media si siano dati da fare per sobbarcarsi, in turno, la loro parte di fatica per attraversare i mondi (perché, che persone sempre pronte a raccontare e raccontarsi quintali di ragioni oggettive a motivare un mancato movimento si scoprissero improvvisamente mobili la ‘povna non lo credeva allora, non l’ha creduto mai e non lo crede certo oggi, non è sciocca); ma, soprattutto – e questo invece ha il potere di farle saltare una potente mosca al naso, periodicamente – il suo diritto di non farcela, a tratti, per i sopra ricordati motivi di economia e impegni, viene riguardato da chi era abituato a ricevere le sue ‘povnate come ovvie quando va bene con condiscendente stupore (“Ah, se proprio non puoi…”), se non addirittura un passo meno dell’offesa personale
La ‘povna, all’inizio di questo nuovo deal, qualche anno fa, prima c’è rimasta male, quindi si è arrabbiata, poi ha imparato ad alzarci su le spalle. Così, piano piano, se ne è fatta una ragione.
Proprio per questo la sorpresa che le arriva oggi – mentre Thelma abbandona la piccola città, e agosto imbocca, piano, l’ultima e più bella curva (quella del paese-che-è-casa, e di loro tutti insieme, e mancano oramai solo due giorni) – è ancora più inaspettata e entusiasmante. La ‘povna, sono le sette di sera, sta tornando dalla stazione dopo aver accompagnato al treno la cugina, zoppicando per una ferita da scoglio. Il telefono suona; si tratta dell’Amico Mostro. L’Amico Mostro (che vive a Berlino) è planato nella piccola città lunedì scorso, mentre la ‘povna era via, impegnata in una gita multipla; si è poi mosso, già subito, alla volta di Rapallo, e ripartirà, sempre dalla piccola città, lunedì prossimo, mentre la ‘povna è già al paese-che-è-casa.
“Questa volta non ce la faccio, Amico Mostro” – gli aveva scritto lei desolata la domenica – “lunedì 24 sono al paese-che-è-casa. come sai, e non mi muovo fino al 30. E questo lunedì cade una doppia gita già fissata, molto bella, alla quale non posso, e peraltro nemmeno voglio, rinunciare”.
L’Amico Mostro, benedetto lui – una delle persone più flessibili, e laiche, e intelligenti, e comprensive, e risolte, che la ‘povna abbia mai conosciuto nella sua esistenza – non si era scomposto: “Eh lo so, ‘povna, colpa mia che ti ho avvertito tardi. Non ti sentire in colpa, ti ho scritto perché comunque valeva la pena di provare”.
Amici come prima, e incidente chiuso prima ancora di porsi; l’Amico Mostro è così, ed è per questo che avere a che fare con lui è solo gran bello, anche se per la ‘povna (visto che vedere l’Amico Mostro non è facile) un po’ di rimpianto era rimasto tale.
Si ritorna così alla telefonata di stasera, quella che coglie la ‘povna in strada e zoppicante.
“Pronto ‘povna, sono io, ti disturbo?”
“Tu non mi disturbi mai, lo sai, Amico Mostro”.
“Molto bene. Perché volevo dirti: so che domattina devi essere a scuola, e che sabato parti: ma, se venissi da te per le sette di sera, domani, e passassimo insieme almeno qualche ora e una cenetta? Poi sabato potremmo partire di nuovo, tu per il paese-che-è-casa, io alla volta di Rapallo. Non si è mai visto passare un’estate senza che almeno un poco ci vediamo”.
Che cosa doveva rispondere la ‘povna, se non un sonoro “Che bellezza, Amico Mostro, grazie!”? Che è poi quello che ha fatto.
E così domani, per una volta ferma, si gode l’arrivo nella piccola città della sua visita a sorpresa, una “‘povnata” vera, a suo solo uso e consumo. Con la bellezza di un agosto che finisce in una gloria di affinità elettive e incontri, sul quale la sera con il suo caro Amico Mostro pone un velo di perfezione, in attesa del finale.


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