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Incendio ex Olivetti: ‘Non ci faremo seppellire dalla cenere’

Creato il 28 marzo 2013 da Cassintegrati @cassintegrati

Il 19 marzo sono andate in fiamme le aziende di Scarmagno, vicino Ivrea, ovvero ciò che rimane dello smembramento dell’Olivetti. Al momento ci sono due indagati. E quattro aziende, con 700 lavoratori a rischio, che non vogliono arrendesi. 

scarmagno_incendio

Comprensorio di Scarmagno, Torino, dintorni di Ivrea. Fino agli anni ’90 conosciuto come il grande polo industriale Olivetti. Da quei capannoni uscivano pc, server, stampanti diretti in Italia e nel mondo.  Ci lavoravano migliaia di persone. Oggi sono rimaste a Scarmagno solo le insegne, di Olivetti, e circa 700 persone al lavoro fra le tante schegge sopravvissute, quasi tutte nel ‘capannone C’. Ma il 19 marzo il capannone C ha preso fuoco. Erano passate da poco le 16.00 quando è iniziato l’inferno. Tutto parte dai laboratori della CellTel, dove riparano telefonini per la Telecom: cadono gocce di plastica incendiarie, prende fuoco uno scatolone, poi un altro, gli operai addetti alla sicurezza corrono a prendere gli estintori ma si rendono conto che non ce la fanno ad arginare l’incendio. Piove fuoco.

Tram, operaia CellTel, ci racconta: “Pensavo fosse un’esercitazione e mi stavo muovendo con calma, poi ho iniziato a vedere del fumo nerissimo, allora sono corsa allo spogliatoio, ho preso borsa e giacca e sono uscita”. Continua: “Ho pensato subito a salvarmi ma fuori mi è crollato il mondo addosso pensando che stava bruciando il mio lavoro. Non so come farò”. A Gianni, che era presente proprio nell’area dove è iniziato l’incendio, chiedo come ha vissuto quel terribile momento: “Quasi non te ne rendi conto… vedi il fuoco sul soffitto, usi l’estintore finchè puoi… poi vedi bruciare i lucernai di plexiglas, con goccioline di plastica incendiate che piovono dappertutto allora corri fuori, e quando eravamo tutti nel piazzale abbiamo visto bruciare tutto come un fiammifero”. I quasi 400 lavoratori presenti in quel momento sono tutti usciti senza problemi, nessuna vittima, ma il fuoco ha mangiato tutto: arredi, macchinari, strutture. Però il mattino dopo i lavoratori erano di nuovo tutti lì, anche se sapevano che non c’era più nulla da fare. Guardavano attraverso i cancelli, muti.

Viene improvvisata un’assemblea in uno spiazzo poco distante. Prende la parola Lino Malerba della Fiom: “Dobbiamo restare uniti. Ci troviamo in una situazione analoga a un terremoto, ma senza i fondi europei, senza lo stato di calamità, senza aiuti automatici dalle istituzioni. Dobbiamo incalzare aziende, clienti e istituzioni perché salvino questi posti di lavoro. Non ci faremo seppellire dalla cenere, anzi siamo da subito disponibili a rimboccarci le maniche ed essere in prima linea se sarà necessario”. La reazione arriva: la convocazione immediata di un vertice al Comune di Ivrea con la Provincia di Torino e Regione Piemonte, insieme alle aziende coinvolte e ai sindacati. Il primo risultato è stato l’impegno dell’Inps di anticipare – in via eccezionale – la cassa integrazione (le aziende più piccole difatti non avrebbero potuto anticipare e quindi i lavoratori avrebbero rischiato di aspettare mesi). Il secondo passo è quello di capire dove reperire finanziamenti, ad oggi la stima dei danni si avvicina ai 50 milioni di euro, perché tutti vogliono “Ricostruire Scarmagno”, e potete aderire al gruppo facebook. 

Dobiamo ricostruire per i lavoratori della CellTel (riparazione telefonini per Telecom – 216 lavoratori), Wirelab (riparazione piastre per telefonia pubblica – 42 lavoratori), Comdata (Call Center 230 lavoratori), Innovis (back office Telecom – 170 lavoratori). Le ultime due avendo una sede ad Ivrea hanno subito fatto spazio ai colleghi di Scarmagno, che hanno potuto riprendere subito a lavorare. Nel capannone C c’erano anche un paio di lavoratori che producevano l’inchiostro per lo stabilimento di Arnad della Olivetti I-Jet, l’azienda che Olivetti-Telecom ha messo in liquidazione, che deve terminare le ultime produzioni prima di chiudere definitivamente. Dice Gianni: “Noi siamo qui, non siamo rassegnati, vogliamo un impegno vero da parte di tutti per far sì che il polo di Scarmagno torni a vivere, non vogliamo essere assistiti, ma tornare a lavorare. E se qualcuno pensa che passato il momento della commozione e della solidarietà potremo essere dimenticati, sappia già da ora che non sarà così. Siamo bruciacchiati ma non rassegnati”.

di Cadigia Perini | @cadigiaperini

 


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