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Incontro con Alessandro Preziosi: “Al cinema mi faccio in due”

Creato il 24 aprile 2013 da Oggialcinemanet @oggialcinema

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“Istrionico, affascinante, carismatico. Alessandro Preziosi torna al cinema italiano in due film molto diversi tra loro e in due ruoli che in comune hanno soltanto uno spietato disincanto decisamente attuale. Da una parte, Peppe Corsicato lo dirige nella graffiante commedia Il volto di un’altra, dove si cala nei panni di un chirurgo plastico cinico e spregiudicato, pronto a tutto nel nome della celebrità. Dall’altra, Marco Ponti lo sceglie per interpretare il fascinoso destroide che fa perdere la testa alla radical-chic Valentina Lodovini nella commedia romantica Passione Sinistra. Credibile e convincente in entrambi i casi, riesce a bilanciare come pochi vis drammatica e ritmo comico in ogni sua performance. L’intervista che state per leggere è tratta da due incontri con la stampa che l’attore ha avuto a Roma, in occasione dell’anteprima delle rispettive pellicole.

Partiamo dal film di Corsicato: quale scena le è rimasta impressa, su tutte?
Mi piace raccontare quella del balletto, che possiamo definire già “cult.” C’è un mondo cinematografico andato che cede il passo a un altro di grande tenerezza e dolcezza: un valzer alla massima potenza, che si rivela l’unico momento in cui la coppia dei protagonisti, sempre in competizione tra loro, riesce a vivere un momento in cui ritrovarsi. Anche grazie all’inganno di cui sono coscienti e motori. Ci sono registi che lavorano con determinazione su quello che vogliono raccontare, e poi rappresentano anche il risvolto del cinismo: quella scena lo testimonia, è stato l’unico attimo di pausa di calore nella lavorazione, e il solo istante in cui ritrova l’intimità una coppia composta da uno che schiaccerebbe l’altra come una formica a ripetizione.

Quali film hanno ispirato la sua performance?
Grazie a Pappi ho rivisto 8 e 1/2 , con mio padre e madre, poi ho pensato a Nine: mi è piaciuto molto lavoro fatto sui costumi, sui colori, sull’estetica anche del film.

E di Passione sinistra cosa l’ha colpita?
Appena ricevuta la sceneggiatura ne sono rimasto colpito per l’onestà con cui vive e pratica il suo lavoro Ponti. Mi spaventava un po’ che vedesse me nel personaggio: diceva che aveva una mia foto mentre lo scriveva, addirittura. Mi ha impressionato dal punto di vista umano l’idea che si fosse fatto di me, detto questo è stata più bella ancora la vita del set.

Ha per caso avuto frizioni sul set con la Lodovini?
Valentina è un’attrice che tiene molto sotto controllo ciò che accade, alla fine ci ha obbligato a dirle “Hai ragione tu”. Quelle frizioni tra noi erano vere, anche perché Ponti andava da uno e diceva “Bravo, idea straordinaria”, dall’altro diceva lo stesso, tanto alla fine decideva sempre lui. Ed è risultata brillante la mentalità con cui si è lavorato alla sceneggiatura. Il momento della lettura, poi, che abbiamo fatto tutti insieme – cosa che non accade spesso – ha rivelato uno spirito collaborativo efficace. Ho apprezzato soprattutto che ci fosse nel film una comicità con spirito carnevalesco, geometrico. Non alla Brizzi, insomma.

Nel film sfoggia un look stravagante, a cosa o a chi si è ispirato?
Alla stravaganza di alcuni personaggi del nostro panorama italiano. Per dirne uno, lo stesso Lapo Elkann, per l’attenzione alla federa delle giacche, ad esempio. Devo ammettere che il lavoro svolto con il costumista mi ha dato grande slancio nel capire quanto fossimo diversi io e il personaggio. E anche che, da sfatto quale sono, mi sarebbe sempre piaciuto sfoggiare un look più da “fighetto”.

Un’ultima curiosità, legata alla questione della sovraesposizione mediatica al centro del film di Corsicato: quello dell’attore è per definizione un mestiere “esposto”, oppure no?
Lo è, ma il problema dell’esposizione in Italia è strettamente legato alle patologie dell’informazione, alla commercialità della vendita dei settimanali, e simili. Parliamoci chiaro, il nostro star system ormai è legato a professioni più esposte di quella degli attori: diciamolo, siamo poveracci rispetto a chi si fidanza con industriali e calciatori!

di Claudia Catalli

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