
Ci siamo. Eccoci giunti al fatidico annuale appuntamento con l' epidemia di influenza, che secondo gli esperti dovrebbe appunto raggiungere il picco massimo proprio in questo mese.
E naturalmente, come sempre, la grande macchina del business farmaceutico si è già messa in moto in congruo anticipo, grazie allo strombazzamento mediatico che raccomanda la vaccinazione come fondamentale arma preventiva.
Sembra, da come se ne parla e si affronta il problema, che malattie da raffreddamento, di cui la comune influenza rappresenta la varietà più severa, siano un destino ineluttabile cui nessuno può sentirsi sicuro di poter sfuggire.
Ma è proprio così?
Chi scrive non è l' unico a pensarla diversamente. Sì certo, potrei dire che oramai non ricordo più quando è stata l' ultima volta che mi son beccato un simile malanno tale da costringermi a letto (si tratta probabilmente di decenni fa), ma le prove a sostegno, ovviamente, sono ben altre.

Vi siete mai chiesti come abbiano potuto sopravvivere i nostri lontani antenati preistorici, che non godevano certo di nessuno dei nostri innumerevoli vantaggi e protezioni (certo non avevano il riscaldamento nelle loro grotte), e meno che mai disponevano di vaccini e medicinali? Senza tutto ciò che noi moderni diamo per scontato ed indispensabile alla sopravvivenza si sarebbero presto estinti come specie.
Se Louis Pasteur (1822-1895) individuò nei germi gli agenti causali di molte malattie, la natura di questa correlazione, come lui stesso la intendeva, era ben più sottile dell' interpretazione banale dàtane dai suoi colleghi. Egli in realtà aveva messo in evidenza l' importanza del terreno biologico, cioè dell' ambiente interno, nel favorire o nell' ostacolare l' azione patogena dei microrganismi invasori.
E questa stessa tesi fu sostenuta con vigore ancora maggiore da un grande medico a lui contemporaneo, Claude Bernard, considerato il fondatore della fisiologia: "Il terreno è tutto", come ricorda la celebre frase. Ma questo "particolare" fu presto accantonato dagli scienziati dell' epoca, abbagliati dalla nuova eclatante scoperta, rappresentata dal mondo dei microrganismi, di cui prima di Pasteur neppure si immaginava l' esistenza e che dischiudeva una nuova dimensione alla biologia. E così l' idea unilaterale dei germi quali unica causa delle malattie si impose, sopravvivendo fino ai giorni nostri.
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| Louis Pasteur |
Ma allora quali sono i fattori che maggiormente ci predispongono ai malanni invernali?
Tutte le scuole di pensiero naturiste-igieniste sono concordi nel dare grande importanza alle nostre condizioni interne, che sono da considerare il fattore determinante, ma trovo che l' interpretazione della macrobiotica, grazie alla dialettica yin-yang, sia più logica e facile per comprendere cosa realmente succede nel nostro organismo.
Come gli stessi termini "raffreddore" e "influenza" ci suggeriscono, in queste comuni indisposizioni stagionali sono implicati il freddo e l' influenza del clima sul nostro organismo.
Ma se tutti pensano al colpo di freddo che ci si busca uscendo di casa non adeguatamente coperti, o per un improvviso abbassamento della temperatura, o perchè, data la stagione invernale, è "normale" ammalarsi, la vera spiegazione è molto meno banale, e va ricercata a monte.
Ogni organismo vivente dipende dall' ambiente in cui vive, e perciò risente dei ritmi naturali, ai quali deve adeguarsi, se vuole sopravvivere e conservarsi sano ed efficiente.
Esso è pertanto in incessante equilibrio dinamico con l' ambiente, da cui non può prescindere, tanto che possiamo considerare qualsiasi incidente di percorso, qualsiasi anomalia nella sua condizione come conseguenza di un alterato, disarmonico equilibrio con lo stesso.
Il nostro sangue si rinnova completamente in circa tre mesi, e anche le nostre cellule si rinnovano assieme ad esso, sia pure in tempi molto più lunghi, perciò la nostra condizione risente particolarmente di ciò che abbiamo introdotto nel nostro organismo, sotto forma di cibo, bevande e quant'altro, negli ultimi tre mesi.
Nessuno mangia allo stesso modo d' estate e d' inverno, che se ne sia consapevoli o meno, perchè l'istinto ci guida (sia pure in modo alquanto grossolano per la maggioranza di noi che non vive in armonia con la natura) a prediligere gli alimenti più consoni alla stagione in corso, per poterci adattare alle esigenze climatiche.
E' questo il motivo per cui d' estate si consumano più bevande e succhi di frutta in particolare, gelati, frutta, insalate e cibi crudi in generale, che corrispondono ad altrettanti elementi ad energia disperdente e raffreddante, perchè è ovviamente proprio ciò che ci serve a controbilanciare il calore estivo.
Così, allorchè sopraggiunge l' autunno col suo naturale abbassamento di temperatura, l' organismo si trova impreparato al cambiamento a causa dell' eccesso di energia "fredda" accumulata nei precedenti mesi estivi sotto forma principalmente di muco, liquidi in eccesso e tossine.
Il corpo avrà quindi bisogno di "scaricare" questo esubero (che, date le caotiche ed innaturali abitudini dietetiche moderne, è davvero qualcosa di spropositato) per darsi una ripulita, e così alla prima occasione, cioè quando le condizioni ambientali diventano favorevoli e magari il nostro sistema immunitario si trova indebolito, ecco comparire i ben noti sintomi, come tosse, raffreddore, spossatezza, febbre, che non sono altro che tentativi del nostro corpo di sbarazzarsi di quanto c'è in esso di indesiderato.
In tutto ciò virus e batteri, come si sa, svolgono il ruolo di capro espiatorio, ma solo perchè glielo abbiamo attribuito noi. Essi in realtà sono solo ospiti opportunistici che approfittano di una condizione a loro favorevole per innescare e accelerare il processo. Non sono dunque la "causa".
Alla luce di tutto questo possiamo dire che è possibile prevenire in linea di massima tutti questi malanni invernali nella misura in cui sapremo adattarci al flusso naturale.
Ma se, nonostante tutto, dovesse capitarci qualche sporadico, leggero e fugace episodio di raffreddamento durante le stagioni più fredde, è da considerare una cosa del tutto normale: è il nostro organismo che, intervenendo al nostro posto, sta cercando di mettere ordine e adattarsi all' ambiente, nè più, nè meno di quanto fa un albero che, all' arrivo dell' autunno, perde le foglie.
"E che c' entra l' albero che perde le foglie?" (già mi immagino il coro di domande).
Bè, è a questo punto che entra in ballo la macrobiotica.
Nessuno è infatti in grado di dare una spiegazione sensata e convincente di questo fenomeno assolutamente naturale, ma conoscendo la dialettica universale è possibile scoprirne il vero senso.
Infatti, se, come dicevo poc' anzi, ogni organismo vivente è in costante interazione col suo ambiente, l' albero, per potersi adattare al freddo della nuova stagione (fattore yin), ha bisogno di diventare più yang (che in questo caso significa più contratto, essenziale e asciutto), e lo fa eliminando la parte più yin, rappresentata dalle foglie, appunto (più esterne, fragili ed acquose), nella fase finale di un processo che vede prima queste ultime diventare sempre più gialle e secche (cioè più yang).
Nessuno penserebbe di impedire all' albero di perdere le sue foglie, o di considerarlo per questo "malato", eppure fenomeni così diversi hanno lo stesso significato.
Per quanto riguarda gli interventi nei casi di emergenza, invece, tutti gli approcci naturisti hanno in comune l' imperativo di non interferire col processo in atto con rimedi mirati a sopprimere i sintomi a tutti i costi, ostacolando così la scarica, come vuole la prassi nella medicina ufficiale; al contrario, si cerca in genere di sostenere, facilitare e accelerare l' azione messa in atto dal corpo col riposo, il digiuno (spesso è sufficiente astenersi dal cibo saltando solo uno o due pasti) e rimedi specifici di tipo erboristico.
La macrobiotica consiglia in questi casi crema di riso (ottenuta facendo cuocere a lungo il riso integrale in eccesso d' acqua in pentola a pressione, e poi filtrando il tutto per ottenere una crema, che va consumata calda, curando molto la masticazione).
Rimedi più specifici sono la bevanda di radice di loto:
Se si utilizza il loto fresco, la bevanda risulterà più efficace. In tal caso si grattugiano 5 cm. di radice di loto e si pone il tutto in una garza che si spremerà per ottenerne il succo; si aggiungono poi una quantità equivalente di acqua e qualche goccia di succo di zenzero (o una grattatina di zenzero secco) e si porta ad ebollizione il tutto; si abbassa la fiamma e si fa cuocere per due minuti.
Nel caso si dispone di loto secco (più facile da reperire), si mettono a bollire 10 grammi di radice in una piccola tazza d' acqua per 12-15 minuti, e poi si procede come sopra.
Bevanda di Ume-Sho-Kuzu:
Si fa sciogliere un cucchiaino colmo di kuzu (la fecola di una radice selvatica) in acqua quanto basta; si schiaccia assieme a questo una mezza umeboshi (una specie di albicocca selvatica giapponese macerata sotto sale) e si aggiunge una tazza d' acqua e il solito zenzero; si porta il tutto ad ebollizione e si spegne non appena il preparato assume una consistenza piuttosto vischiosa e un aspetto trasparente; si può aggiungere qualche goccia di shoyu (salsa di soja) e si beve caldo due o tre volte al giorno.
Ho pensato poi di aggiungere un paio di link per accedere ad altrettanti video con consigli interessanti:
http://vimeo.com/7660489
http://vimeo.com/7774441
A questo punto sarebbe superfluo affrontare l' annosa questione della vaccinazione a scopo pofilattico, in quanto chi mi conosce, e dopo quanto appena detto, dovrebbe sicuramente già aver capito come la penso. Tuttavia per questo tema delicato sarebbe comunque il caso di spendere più di qualche parola, per cui mi riservo di farlo la prossima volta.
Michele Nardella








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