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Inshallah (إن شاء الله)

Creato il 03 giugno 2015 da Agnese77

7:30 di mattina. Succo alla banana in un caffè defilato, su una terrazzina.

Il ragazzo che ha preso l’ordinazione guardava e parlava solo con me, come se Sarah non esistesse. Non l’ha guardata neanche quando le ha dato il menu. Che poi “dato” è un parolone… non l’ha guardata neanche quando ha poggiato il menu nella direzione in cui lei sarebbe potuta essere, ma sempre dal mio lato del tavolo.

Perché le preghiere che passano alla radio mi mettono timore? Perché mi sento in pericolo? Eppure non mi guardano male. Eppure sono gentili. Non sono espansivi, non sono i primi a cercare il dialogo, ma di certo non li posso definire ostili.

Sono uno che cerca sempre di non farsi coinvolgere dai pregiudizi, ma mai prima nei miei viaggi in stati arabi mi era capitato di sentirmi minacciato. Evidentemente la novella del “sono tutti isis” funziona bene e condiziona anche me che invece cerco di tenermici sempre lontano.

La potenza dei media.

Voglio buttarlo giù sto timore e chiedo ad un ragazzo che sistema i posaceneri se può darmi una penna. Non parla inglese e l’arabo è davvero una lingua aggressiva. Muove deciso la mano indicando l’uscita… mi passa per la testa che qui non mi ci voglia e che forse di questi tempi per noi occidentali non è il massimo girare nelle terre dell’Islam. Comunque non lo capisco, esce lui, e dopo poco lo vedo risalire con un altro ragazzo. Lui mastica un po’ di inglese. Il ragazzo dei posaceneri credeva volessi il conto e mi è andato a chiamare il proprietario. Bell’imbecille Lù!

Nel piazzale di sotto sistemano tappeti, il suq comincia a prendere vita. Sento profumo di tajine.

Perché con gli stati ricchi l’occidente ci collabora mentre quelli poveri li bombarda? Eppure quelli ricchi non fanno meno morti, non sono meno pericolosi. Stavo leggendo che secondo Amnesty, per i lavori alle infrastrutture dei mondiali che si svolgeranno qui in Qatar ci saranno entro il 2022 due milioni e mezzo di operai schiavi e 4mila morti. C’è una legge che permette ai datori di lavoro di sequestrare i documenti ai lavoratori migranti. Sequestrare i documenti! E’ schiavismo.

Come mai non importa a nessuno? Se tutto l’Islam ci vuole morti perché sogna di governare il mondo, come mai con chi ci fa comodo ci collaboriamo facendo anche finta di non vedere le violazioni ai diritti umani che usa per arricchirsi? Allora l’idea “sono tutti isis” è una cretinata?
Una cosa è certa, qui sono molto ambiziosi. Sanno quello che hanno per le mani e conoscono bene quello che vogliono: Prestigio e potere! Esattamente come noi.

L’unica cosa che mi sembra diversa è l’onore con il quale si rapportano alla vita. In tutti i paesi musulmani che ho girato sembra essere una cosa centrale. Sembrano uomini di un altro tempo, di quelli che risolvono le questioni di faccia, di quelli che per uno sgarbo la notte perdono il sonno. Uomini d’orgoglio.

Solo che, come possiamo bombardargli terre per un decennio senza pensare che quest’orgoglio, questa appartenenza che loro hanno verso l’identità che tutti un po’ li accomuna, lo stato arabo, venga fuori rabbiosa? Me li immagino, abituati a risolvere a denti stretti uno sgarbo in un caffè, vedere aerei che passano sopra la loro testa bombardarli e non potersela andare a risolvere con nessuno. Mi immagino gli uomini vivere sotto questa violenza, e soprattutto mi immagino i ragazzi crescerci.

Poi penso ai nostri di ragazzi, pronti a risfoderare inni al razzismo e desiderosi di riunirsi sotto leader nazi-fascisti, solo perché qualcuno gli fa credere che un immigrato gli sta rubando il lavoro. E pensando a quanti pochi problemi hanno nel manipolare i nostri, mi chiedo quanto potrebbe essere semplice indirizzare verso l’odio ragazzi che non hanno un posto di lavoro in meno o un centro di accoglienza pieno, ma che hanno visto morire madri, fratelli, e amici. Ragazzi ai quali sono state distrutte la casa e la famiglia, che sono per strada a mendicare con di fianco i loro padri, invece privati della dignità che gli dava il lavoro, o privati degli arti, o della vista, dell’udito, se non della vita.

Bombardati. Interi popoli, per più di un decennio, bombardati.

Se è normale che da noi si chiedano ruspe sui campi rom e forni per gli immigrati come può essere così strano pensare che se dei popoli li bombardi per anni prima o poi la tensione accumulata sfocerà in frange estremiste? E’ cosi strano immaginare per quale motivo chi a quelle si unisce ci odi? O davvero qualcuno crede lo facciano perché siamo cristiani?

L’odio porta odio, e la violenza porta violenza. Solo che ormai noi siamo così convinti di avere il diritto di governare il mondo intero che non siamo più neanche in grado di immaginare che qualcuno sotto di noi non voglia starci, che a qualcuno potrebbero non andar bene le nostre regole, e così ci convinciamo che il terrorismo sia un qualcosa da combattere bombardando. Sono 15 anni che bombardiamo, sono stati distrutti infiniti covi, infinite basi, catturati e uccisi i diavoli Saddam e Bin Laden, e ora, nonostante questo, qualcuno può dirsi più al sicuro di 10 anni fa? No. Il terrorismo non è nell’islam. Non è nei leader e non è nelle basi, il terrorismo è nell’esasperazione.

Penso troppo, forse è meglio camminare. Infilarmi per i vicoletti mi avvicina e quindi decido di avvicinarmi ancora di più: mi compro un loro copricapo. Ride il signore che me lo vende, ride chi passa e c’è anche chi si ferma…

Mai avrei creduto di riuscire ad attirare la loro attenzione. Anche gli arabi di Qatar sono socievoli!

Ora andare per il suq è un’altra cosa. Mi sorridono, mi parlano, qualcuno mi saluta: Al-salam’alaykum (la pace sia con te).  Che bel saluto, sa di benedizione. GRAZIE.

Provo a rispondere: Wa’alaykum al-salam (e con voi la pace), ma non sono in grado, non mi riesce, però sorridono, e a mebasta.

INSHALLAH

Fotografia di Luca Brocchi

Diverte a loro il vedermici, non serve dire quanto diverta me il portarlo. Mi cercano, mi fotografano, e io vivo.

Potrà sembrare banale e retorico, ma mi piace ripetermelo: diverso non vuol dire nemico.

Inshalla

E a me le donne piacciono tantissimo. Sarò stato fortunato io, magari poco addentrato e sicuramente sempre con una visione fugace e mai completa della cosa ma io l’inferiorità nella quale spesso si dice vengano confinate non l’ho mai notata. Non voglio negare in assoluto la possibilità che nelle frange estremiste sia cosi ma è chiaro agli occhi che accessori come burqa e abaya sono, nella loro società comune, elementi che risultano slanciare sia onore che dignità.

Sarà che appartengo ad una società nella quale invece la maggior parte delle ragazze certi valori sembrano averli dimenticati, ma a me, la SCELTA di riservatezza attraverso la copertura piace di più e scandalizza meno di un topless e perizoma sulla spiaggia.

Sono belle. Davvero belle. Sono donne! 

Ora io non voglio fare il predicatore del buon costume e neanche invitare il mondo al burqa, ma siamo sicuri sia quella la strada sbagliata? E siamo sicuri che la nostra sia migliore? La nostra tanto sbandierata società femministica a cosa ha portato? Il ’68, le libertà, la parità, la donna l’hanno migliorata? Perché a me sembra le abbiano trasformate in merce. O perlomeno quello mi sembra sia il tentativo.

Le nostre donne sono sempre più nude e disponibili perché sono libere o perché hanno dimenticato cos’è la dignità? Sono sempre più impegnate nella carriera perché sono libere o perché hanno dimenticato che valore hanno all’interno di una famiglia? E soprattutto, sono sempre più nude e più in carriera perché lo vogliono o perché qualcuno le ha convinte che quello vuol dire essere libere? E lavoratrici e consumatrici vuol dire essere libere o essere merce?

Non ci trovo nulla di sbagliato nel lottare quando qualcosa ci è impedito, solo che credo poco nelle rivoluzioni abbracciate da tutti, e le ragazze d’occidente oggi sono quasi tutte uguali.

La cosa che mi fa più effetto sono le gonne. Le loro donne indossano le gonne! Ormai le nostre indossano tutto tranne le gonne.
Sento spesso ragazze lamentarsi del fatto che il loro uomo non le faccia sentire Donne, ma loro, donne, lo sono? Ci si comportano? Mi sembra ci sia una grossa crisi d’identità nella nostra società. Uomini e donne si somigliano talmente tanto da non riuscire più a distinguerli. I ruoli sono importanti, cosi come i costumi.
Forse, se la libertà che cerchiamo va ad allontanarci dalla dignità, dall’onore e dalla famiglia dovremmo ripensare all’idea che di lei abbiamo.

è chiaro che ci stanno ingannando, è chiaro che è attraverso le donne che si forma una società ed è chiaro che stanno cercando di abbassare il livello di quelle che dovrebbero essere il cardine delle famiglie di domani.

Le hanno confinate a lottare per motivi assurdi. Finti.

Mi piomba in testa uno degli argomenti più caldi da noi in questo momento: le quote rosa.

Cosa c’è di più maschilista di una legge che concede, per partito preso, alle donne un tot di posti? Non vai ad occupare quel posto perché sei migliore di… vai ad occupare quel posto perché qualcuno te lo concede dato che sei donna.

La stessa cosa  si fa con gli invalidi e con i portatori di handicap. Come possono donne lottare per una cosa del genere? Essere donna è un handicap? Come possono non risentirsi!

Tra gli arabi la mente va sempre a mille perché il contorno contrasta con quello che sono abituato a vedere. Non succede altrove. Sono gli unici ad essersi mantenuti DIVERSI, nonostante i grattacieli ed i centri commerciali.
Sto pensando davvero e fa un caldo boia: 41 gradi. Mi siedo di fronte al mare. Guardo e basta. Il golfo persico… è bello già solo al suono.

Alla domanda “dove sei?” solitamente uno risponde a casa, a lavoro. Mi piace sempre farmela quando sono fuori, mi carica, mi fa sentire distante. Dove sei Lu? Seduto a terra, con gli occhi sullo skyline di Doha, ad un metro dal mare del golfo persico. WOW!

La saluto qui, nel silenzio surreale di un lungomare isolato nonostante gli imponenti grattacieli di fronte.

Inshalla

Metal detector dell’aeroporto. Sarah torna indietro perché ha dimenticato di togliersi la cinta. L’operatore la blocca e la invita a passare comunque: “For women it’s not obligatory to remove the belt.”

Rimango perplesso… lui mi guarda e continua: “THAT’S QATAR!”

Siamo sicuri siano loro quelli che confinano la donna in una dimensione di inferiorità?

Talmente alte da non poter essere toccate, talmente belle da non poter essere guardate. Questo è quello che passa… Fiori da proteggere e onorare.
Chapeau!


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