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INTEGRITY, Howling, For The Nightmare Shall Consume

Creato il 17 luglio 2017 da The New Noise @TheNewNoiseIt

INTEGRITY, Howling, For The Nightmare Shall Consume

Parlare degli Integrity e tentare di riassumere la storia di questo nome e del suo indiscusso padre padrone Dwid è impresa ardua, tra cambi di line up, eitchetta, collaborazioni, album in studio, split e raccolte, il nome della band ha attraversato decenni e mantenuto inalterato il suo impatto sull’immaginario dei suoi fan e di gran parte della scena hardcore (tra devoti e detrattori, appassionati e dubbiosi). Oggi, presi a bordo Domenic Romeo (A389) e Joshy Bretell, Dwid offre al suo pubblico una nuova dimostrazione di ciò che ha mantenuto inalterato l’appeal degli Integrity lungo gli anni: la capacità di far collidere hardcore e visioni apocalittiche, oscurità e strizzate d’occhio al mondo del metal estremo, per una formula che ha anticipato di parecchio e influenzato in modo determinante quello che oggi definiamo comunemente blackened-core. Howling, For The Nightmare Shall Consume esce per la Relapse, un riconoscimento che non stupisce visto quanto seminato e la tenacia nel continuare un percorso a discapito delle molte fermate ai box e dei tanti stravolgimenti, eppure non sembra essere passato un giorno perché l’album colpisce dritto allo stomaco e porta a termine senza difficoltà il suo sporco lavoro. Romeo è un fan di lunga data e sa cosa significa ricreare quelle atmosfere che tanto hanno influito nel dar corpo e forma al mondo del progetto, la sua chitarra aggiunge però tecnicismi e un mood metal ottantiano che non stona all’interno del tutto, soprattutto riporta in vita quelle linee melodiche ricche di pathos e quelle aperture che dipingono paesaggi apocalittici da sempre fondamentali nell’economia del songwriting di questo progetto. La voce di Dwid è un pelo più roca, ma conserva immutato il suo carisma e la sua deriva sofferta, è perfetta nel dar voce ad un incubo che ci accompagna e, contro ogni previsione, ci rassicura, perché se mai dovesse arrivare la fine del Mondo fa piacere sapere che gli Integrity sono pronti a fornire la colonna sonora come una moderna orchestra del Titanic. Del resto, loro questa evenienza la predicono e rincorrono da sempre, legati a doppio filo a teorie e confessioni religiose che vedono nella distruzione del genere umano l’unica vera catarsi per un pianeta votato ad essere cannibalizzato dai suoi molesti abitanti. Per quanto riguarda più strettamente la musica, al netto dei già citati rimandi  all’epoca d’oro del metal, resta forte l’amore per i G.I.S.M. e per le  proprie radici hardcore, qui decontestualizzate all’interno di continui cambi di tensione e squarci nell’assalto all’arma bianca portato avanti senza denunciare la vera età anagrafica. Non mancano ovviamente le derive sperimentali che da sempre aggiungono un mood morboso alla formula e trasformano gli album degli Integrity in un vero e proprio incubo ad occhi aperti, tanto inquietante quanto irresistibile nella sua promessa salvifica. Un ritorno che mostra ispirazione e determinazione nel rivendicare il proprio trono. I fan apprezzeranno, i detrattori al solito snobberanno. Pazienza.

Dischi 2017, integrity, relapse

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