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Intervallo.

Creato il 18 maggio 2017 da Scurapina

Agli albori delle trasmissioni televisive, quando si verificava qualche problema tecnico o c’era una pausa tra due programmi, andava in onda l’intervallo, lo stacchetto breve o lungo che penso molti della mia generazione ricordino persino con un po’ di tenerezza.

Fino agli anni sessanta si trattava di immagini, logicamente in bianco e nero, di greggi di pecore che pascolavano placidamente in un’Italia che allora era molto meno cementificata di oggi, proiettate con il sottofondo musicale dell’Allegro dalla Sonata VI in la maggiore di Pietro Domenico Paradisi eseguito con uno xilofono che ricordava vagamente il suono di un clavicembalo e la scritta “intervallo”  vergata in un elegante corsivo.

Più tardi le placide (… e un po’ soporifere) pecore furono sostituite da vedute in stile cartolina di borghi italiani appollaiati su colli erbosi o adagiati in una vallata soleggiata o affacciati sulle sponde di un lago o del mare con il toponimo messo in bella evidenza e l’accompagnamento della Passacaglia dalla suite per clavicembalo di Handel.

Non c’era ancora la pubblicità a rompere e interrompere le trasmissioni e i pochi minuti di intervallo erano un’interruzione quasi piacevole.

Anche oggi, quando mi capita di incrociare un gregge, improvvisamente mi tornano alla mente quelle immagini di un’Italia ancora ingenua e apparentemente serena e tranquilla.

Cavenago di Brianza - Domeniche in collina


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