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Intervista a Ox (Osmel Fabre): se alle spalle non hai sostanza, potrai avere una bella voce ma il successo resta solo temporaneo….e spesso deleterio.

Creato il 07 marzo 2015 da Musicstarsblog @MusicStarStaff

ox “Sguardo penetrante, immagine che rimane impressa, voce che colpisce “graffiando”, grande bagaglio di esperienza in gruppi musicali “alternativi”, senza dimenticare una spruzzata di romanticismo, questo è quanto emerge dai video (in rete) di Osmel Fabre, ora in attesa di trovare una produzione in grado di apprezzare e promuovere il suo ultimo lavoro “Naked”, meglio di qualsiasi presentazione, comunque, è il suo autoritratto, che vi proponiamo di seguito …”

Osmel, facci una breve autopresentazione, raccontandoci ciò che preferisci, indicativamente che età hai, dove vivi, qual è la tua attività prevalente (o vivi di sola musica?), se hai studiato canto e qualche strumento, quando sei diventato “frontman” del gruppo “I Maghi di Ox”, che fanno “ska jazz” e “rocksteadybeat” …. sono domande “aperte”, nel senso che le puoi sviluppare a piacere.

Ciao, sono Ox (alias Osmel Fabre), ho 38 anni, vivo appena fuori Roma. Sono motion grapher in Rai, attività con la quale mi mantengo anche se, “da grande”, vorrei mantenermi con la musica e l’arte in generale. Infatti, oltre ad essere musicista e grafico sono anche fotografo, quindi l’arte mi circonda in ogni aspetto principale della mia vita.
Per quanto riguarda la musica a 15 anni ho preso lezione di chitarra classica per un paio di anni, ma la prima cosa che ho fatto è stato imparare due accordi e poi scrivere una canzone “Flying on a cloud”, mi pare si intitolasse.Per anni ho scritto (e studiato poco), solo recentemente ho ripreso, ma con una marcia più…mirata!
Con il  canto, ci ho provato…ehehh, ho preso qualche lezione col Maestro Roberto Sterpetti e con la fantastica Cinzia Spata. Ho fatto poi un grosso lavoro personale, una ricerca approfondita su che tipo di voce volevo e che tipo di sonorità mi interessava avere, e su questo ho lavorato per quasi due anni e tutt’ora è una ricerca continua. Per questo non mi definisco né cantante né chitarrista, mi limito a quello che senza dubbio so fare meglio, essere un cantautore.

Ma la vera “scuola” è stata il palco.E’ sulla scena che ho iniziato a misurarmi veramente, dapprima cimentandomi in qualche jam session, poi entrando a far parte della band “I Maghi di Ox” con i quali ho passato ben 8 anni a suonare sui palchi di Roma e  varie città italiane.

Diciamo che il percorso con “I Maghi” è stato all’inizio un percorso formativo e goliardico. Nel tempo si è trasformato in qualcosa di più viscerale. Il Senso dello Spettacolo. Lo stare sul palco è diventato un’esigenza, un piacere carnale. Vedere i volti della gente che canta, che balla, che ascolta si è trasformato in un bisogno.
Ad un certo punto però, per via di alcuni cambiamenti nella mia vita privata, ho ripreso a scrivere dopo quasi 10 anni che avevo smesso dedicandomi alla fotografia. E questo nuovo filone iniziava a diventare interessante sebbene acerbo. Così fra una crisi dei Maghi e l’altra, tra una conferma e l’altra sulle mie canzoni, ho iniziato a vedere del materiale interessante tra quello che scrivevo.
La conferma morale l’ho avuta dopo essere stato una settimana a Londra a suonare in vari locali da solo, chitarra e voce. Lì ho percepito la forza del progetto e tornato a casa mi sono messo al lavoro con più profondità.
Nel frattempo il progetto con i Maghi andava molto a rilento, sia la scelta editoriale che la crisi del mercato, non giocavano a nostro favore. Poche serate pagate poco. Quindi diciamo che lo sforzo fisico ed intellettuale non valevano più la candela. A quel punto ho pubblicato “When Things Come Easy” e ho deciso di provare a seguire il mio progetto.
Oggi porto avanti la mia musica e ogni tanto facciamo dei concerti-evento con i Maghi per puro spirito gogliardico.

Dalla tua biografia si apprende che sei nato a Santo Domingo e ti sei trasferito ad appena 4 anni in Italia; spesso, in chi è originario di un luogo ma per l’intervento delle più svariate circostanze si trova poi a vivere altrove, convivono due (o più) “anime” distinte, è così anche per te? Si riflettono nella tua musica?

Non non credo che le mie origini si riflettano nella mia musica. Sono cresiuto qui, con tutto quello che ne consegue. Il mio lato latino quindi non ho mai avuto modo di coltivarlo,mentre invece sono sempre stato fortemente attratto dalla musica anglosassone.

La musica leggera “mainstream” di consumo, corrente e commerciale, che spesso e volentieri, purtroppo, scade nel “banal-melodico”, da noi, in Italia e che pure vanta un ampio spettro di diffusione di massa, è molto distante dal tuo “sound”, lo vorresti definire per noi e precisare in che cosa si differenzia dal gusto imperante?a quali modelli ispiratori (se ci sono) ti riallacci, preferibilmente?

Beh, ascoltando a mia musica è abbastanza facile capire quali siano i modelli a cui mi sono ispirato. Il rock anni ’90 principalmente. Sono cresciuto ascoltando Queen, Dire Straits, Bon Jovi, Eric Clapton anche se poi, nel corso della crescita, sono stato fortemente attratto dal soul e dalla musica nera. Non credo che la musica italiana viva nel banal-melodico. Il vero problema del mainstream italiano è che si somiglia tutto. Ma suppongo che la colpa sia la mancanza di etichette e produzioni coraggiose, che investano davvero nel “personaggio” e nella sua musica. Oggi chi fa tendenza è normalmente chi si va ad inserire nell'”indie”. Ma, a parer mio, troppe volte si cerca l’estremo, non curando più né l’aspetto melodico né quello lirico. La tendenza quindi è che anche chi è “indie” oggi tende ad appiattirsi nella speranza di poter somigliare a qualcuno che l’ha preceduto con più fortuna. Ne deriva, quindi, che indie e pop ormai stanno diventanto sempre di più un calderone.
Anche io, a modo mio, faccio parte di una corrente, il pop-rock o rock melodico. L’unica vera differenza è che non seguo il mercato italiano, il che mi porta ad essere “originale” nella scelta, ma allo stesso tempo, fuori mercato.

Diverse volte mi hanno suggerito di scrivere in italiano, ma il problema sta nella composizione del sound. Scrivere in italiano comporta pensare in italiano anche la canzone. Di conseguenza il risultato finale suonerà, appunto, all’italiana.

Quando compongo, scrivo e penso in inglese direttamente, per abitudine e affinità. Tutti sappiamo, inoltre, quanta plasticità ha la lingua inglese per adattarla ad una melodia.

Hai vissuto una parentesi londinese, canti, anche, in inglese, che occasioni offre, rispetto all’Italia, a un giovane musicista, un ambiente notoriamente “internazionale”, agli antipodi da certo “provincialismo” che da noi persiste ancora? Com’è stata la tua esperienza?

La mia parentesi londinese è stata ricreativa, formativa e onirica. Trovarsi in una metropoli cosmopolita e confrontare la mia musica scritta per quel genere di mercato, con la sua vera realtà e scoprire che il connubio è stato creato correttamente, è qualcosa di esaltante. Ma non ho mezzi a sufficienza per definire l’andamento del mercato all’estero. Sicuramente, il vero vantaggio del suonare all’estero, è che chi ti ascolta non vuole che somigli a qualcuno. Vuole che tu sia unico, te stesso. Non gli interessa il remake pasticciato di qualche altro artista, cosa che invece in italia è la condizione predominante. Normalmente all’estero, non favoriscono le cover e tribute bands, al contrario di qui. Questo permette agli artisti di potersi scavare una traccia per il loro percorso e seguirla. Non a caso, l’affermazione della personalità artistica fuori è molto più forte e definita che qui in italia. Noi abbiamo casi extra che arrivano dal passato, Ligabue, Vasco, Gianna Nannini, e qualcun’altra, che vivono da artisti e sono fortemente definiti. Il resto del mercato presenta un meshup di toni grigi che non fa risaltare nessuno in particolare. Anzi, se cerchi di distinguerti troppo, di tendere all’eccentrismo, vieni additato. All’estero è l’esatto contrario: più ti definisci stilisticamente, dall’abbigliamento al sound, più diventi riconoscibile e caratterizzato. A quel punto la strada è molto più dritta. Dobbiamo imparare a smettere di sentirci paesone e iniziare a pensare da cosmopoliti, e fare in modo che l’identità personale smetta di adeguarsi alla massa ma emerga definita e definitiva per poter fare la differenza.

E’ forse scontato, ma parliamone, cosa ne pensi dei “talent show”?quali sono le strade alternative percorribili, per un artista agli inizi?

Purtroppo, ricollegandomi appunto alla domanda precedente, le possibilità di emergere in Italia, non sono molte. Sia per i motivi di cui sopra, sia perchè, come dicevo, non ci sono investitori. Il genere italiano, funziona bene solo nei paesi latini. Ma il mercato principale è quello anglofono, sia per ricchezza che per risorse. Ne consegue che la vera e forse unica chance per chi vuole emergere qui, sono i “talent” (che di talent han ben poco). Se dapprima li condannavo, oggi li tollero. Non li appoggio, ma nemmeno li “evito”. Mi sono avvicinato anche io a queste risorse data la povertà di alternative, ma resto dell’idea che, se alle spalle non hai sostanza, potrai anche avere una bella voce (purtroppo non cercano altro) , ma se non sei pronto, con le ginocchia e le gambe ben salde, il successo resta solo temporaneo….e spesso deleterio.

PROSSIMAMENTE:

SAB 7 MAR LIve con “I MAGHI DI OX” – Ska and Rocksteady beat band – al MAHALIA, via Ilia 12 – Roma
SAB 21 MAR Live con “I MAGHI DI OX” – Ska and Rocksteady beat band – al GARAGE28, Via Sciadonna 28 – Frascati

[by Fede]

Note Biografiche: Ox (alias Osmel Fabre) è un cantautore e musicista, cantante e fotografo autodidatta. Ha iniziato a scrivere canzoni intorno ai 14 anni e dopo due anni di lezioni di chitarra classica ha deciso di dedicarsi alla chitarra acustica ritmica e canto. Dopo 9 anni come cantante e frontma del gruppo ska e rocksteady “I Maghi di Ox”, ha voluto puntare alla produzione di musica propria, scrivendo, suonando e cantando le proprie canzoni, partendo da un progetto dal titolo “Music Feelings” che è stato un assaggio di ciò che sarebbe poi stato “New Life” il suo primo album sperimentale. In “New Life” descrive in ogni traccia, avvenimenti della sua vita nel corso del 2010. Nel corso della primavera 2011 inizia un periodo concertistico di presentazione del progetto collaborando con diversi artisti per le sessioni live. Dopo un periodo travagliato a causa di divergenze con alcuni dei musicisti decide di promuovere la sua musica come solista chitarra e voce, partecipando a concorsi e serate a Roma e provando anche l’esperienza londinese in diversi locali della capitale britannica. A fine 2011 firma con l’etichetta Terre Sommerse e inizia la produzione del suo primo album ufficiale “When Things Come Easy” (“Quando le cose vengono facilmente”), il cui titolo fa riferimento alla spontaneità con cui riesce a produrre i suoi brani. In questo progetto egli scopre sé stesso, la sua voce ed il suo sound caratteristico. Ogni brano dell’album è stato arrangiato, suonato e composto da lui stesso, anche se in fase di finalizzazione ha ottenuto il supporto di alcuni dei musicisti della band che ha rimesso insieme per portare sui palchi la sua musica. A febbraio 2014 ha firmato la promozione con ELFA Promotions che l’ha messo in contatto con molte radio streaming e FM, dalle quali ha avuto un alto numero di passaggi dei suoi singoli “You And I”, “Confessions” e “Always Be There For You”. Dei singoli ha anche realizzato personalmente i relativi video, curandone la regia e la realizzazione. Dopo un anno di attività, nel quale è arrivato finalista al concorso Anime di Carta, ha ricevuto commenti positivi dalla critica e dalla radio, recensioni varie sulla rete e non, ha iniziato a lavorare sul nuovo album dal titolo provvisorio “Naked”. A settembre 2014 ha firmato la promozione con la SILDNRecords, etichetta calabrese, la quale ha prodotto il nuovo singolo “YOU AROUND ME” del nuovo album, in distribuzione sui principali store online.

 


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