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Intervista di Irene Gianeselli al regista Mimmo Verdesca: il documentario “Sciuscià 70″ Premio Nastro d’Argento

Creato il 20 marzo 2017 da Alessiamocci

Mimmo Verdesca è nato in Puglia nel 1979. Si trasferisce a Roma e dal 2002 comincia a lavorare nel cinema e nella televisione prima come assistente e poi come aiuto di diversi registi tra cui Maurizio Ponzi, Fabio Grossi e collabora con il regista Ferzan Ozpetek, per il quale nel 2012 realizza il making of ufficiale  del film Magnifica Presenza.

Nel 2009 firma la regia del documentario L’occhio dietro il sipario che documenta la realizzazione dello spettacolo L’uomo, la bestia e la virtù di Luigi Pirandello con Leo Gullotta e la messa in scena  di Fabio Grossi. Nel 2010 cura la regia dell’edizione televisiva dello spettacolo Il piacere dell’onestà di Luigi Pirandello e nel 2014 la regia televisiva dello spettacolo Prima del silenzio di Giuseppe Patroni Griffi, entrambi interpretati da Leo Gullotta e diretti sempre da Fabio Grossi.

Alterna inoltre la sua attività cinematografica a quella teatrale, è regista assistente di Fabio Grossi in molti spettacoli teatrali prodotti dal Teatro Eliseo di Roma che hanno visto come protagonisti attori di rilievo quali Leo Gullotta, Lisa Gastoni, Paola Gassman, Catherine Spaak, Giuliana Lojodice, Judith Magre.

Nel 2011 Mimmo Verdesca realizza il documentario In arte Lilia Silvi per raccontare la vita e la carriera artistica dell’ultima diva del periodo cinematografico dei telefoni bianchi. Con questo lavoro si aggiudica il Nastro d’Argento 2012 per il Miglior Documentario dedicato al Cinema e diversi altri premi in numerosi festival italiani. Nel 2015 realizza il documentario Protagonisti per sempre che ha vinto al Giffoni Film Festival 2015 il Gryphon Award come migliore documentario.

Mimmo Verdesca aveva già incontrato i lettori di Oubliette in occasione di questo premio. In questa intervista racconta del suo ultimo documentario, Sciuscià 70 che ha partecipato al Festival Lumiere 2016 di Lione, diretto da Therry Fremaux e Bertrand Tavernier aggiudicandosi il Nastro d’Argento 2017 speciale del 70° che riproduce fedelmente il primo Nastro d’argento del 1946.

I.G.: Sciuscià 70 è il tuo ultimo documentario dedicato al film neorealista di Vittorio De Sica che uscì nelle sale nel 1946. Come è nato questo progetto?

Mimmo Verdesca: Mantenere viva la Memoria è l’obbiettivo principale del mio documentario. Non è cosa da poco in un Paese come il nostro che dimentica tutto con estrema facilità. Il cinema attraverso generi e linguaggi differenti ha sempre cercato, sin dalle origini, di raccontare l’uomo e la società, diventandone molto spesso memoria storica, sublimata attraverso l’arte. La Memoria è coscienza e il cinema, in tutte le sue forme appunto, offre spesso la possibilità di riflettere, porre delle domande e dare a volte delle risposte, ma ci permette anche di conoscere e di arricchirci per capire e affrontare meglio il presente, in modo da costruire un futuro forse migliore. Sciuscià 70 è un documentario che ho prodotto e diretto per celebrare un importante anniversario, quello dei settant’anni del film Sciuscià di Vittorio De Sica, capolavoro del Neorealismo, primo film italiano vincitore di un premio Oscar e primo Nastro d’Argento dei giornalisti cinematografici italiani della Storia del premio. Attraverso le testimonianze inedite dei protagonisti, ripercorrendo i luoghi di Roma dove il film fu girato e con l’utilizzo di molto materiale d’archivio proveniente anche dall’Istituto Luce, ho raccontato l’avventurosa lavorazione del film, in un periodo storico e sociale molto complicato come quello dei primi mesi dalla fine della guerra. Mi interessava ricordare e raccontare l’arte di Vittorio De Sica e l’operato di tutti i grandi professionisti che, con De Sica, hanno dato vita a Sciuscià. Dal produttore Paolo Willian Tamburella, agli sceneggiatori Zavattini, Franci, Viola e Amidei, al musicista Cicognini, fino ai due giovani protagonisti Rinaldo Smordoni e Franco Interlenghi, attori per caso, presi dalla strada. Mi sembrava doveroso recuperarne la Memoria. Il Nastro d’Argento Speciale del 70° che ho appena vinto per questo mio nuovo documentario, mi onora particolarmente, perché riproduce fedelmente quello vinto da De Sica nel 1946 proprio per Sciuscià. Per questo, ringrazio molto la presidente Laura Delli Colli e tutto il Direttivo del SNGCI. Lo condivido ovviamente con tutti coloro che hanno sostenuto e collaborato al film, dagli sponsor alla mia troupe e festeggerò questo prestigioso e significativo riconoscimento al Bif&st 2017, a fine aprile, quando Sciuscià 70 sarà presentato per la prima volta in un Festival importante in Italia, dopo il grande successo ottenuto al Festival Lumiere di Lione lo scorso ottobre. Inoltre sarà presto distribuito in home video da Cinecittà Luce.

I.G.: Quando hai visto per la prima volta Sciuscià e quale influenza ha avuto su di te il cinema di Vittorio De Sica?

Mimmo Verdesca: Sciuscià è un film che ricordo fin da ragazzino. Poi gli studi mi hanno portato a riscoprirlo e ad approfondirlo. Tutto il cinema di Vittorio De Sica è per me fonte di continua ispirazione. A distanza di settant’anni Sciuscià vive ancora nella nostra esperienza di spettatori come un film importante che ci emoziona. Condivido ciò che ha detto il regista Gianni Amelio: «Sciuscià è un film eterno». È vero, è un film che dura per sempre.

I.G.: Nel documentario sono presenti delle interviste. Cosa puoi raccontarci dell’incontro con Rinaldo Smordoni?

Mimmo Verdesca: Rinaldo, quando fu scelto da Vittorio De Sica per interpretare in Sciuscià il ruolo del protagonista Giuseppe, aveva solo dodici anni e non immaginava che quell’esperienza avrebbe cambiato per sempre la sua vita. I suoi ricordi sono davvero preziosi perché lui è oggi l’unica vera memoria vivente di Sciuscià. Non poteva non essere ancora protagonista, soprattutto di questo mio film nel film. Rinaldo guida lo spettatore in un viaggio nel tempo, svelando con emozione palpabile i retroscena della difficile lavorazione del film e il rapporto con De Sica. Lui ci accompagna nei luoghi di Roma dove il film fu girato e ambientato, come ad esempio l’ex carcere minorile del complesso monumentale di San Michele a Ripa. Rinaldo aveva già preso parte al mio precedente documentario, Protagonisti per sempre, vincitore del Giffoni Film Festival 2015. È una persona che stimo molto, perché ha conservato intatta la sua semplicità, la sua umanità, la stessa che ricordiamo di lui sullo schermo. Oggi è un carissimo amico, generoso e presente e il mio documentario vuole essere un omaggio soprattutto a lui, oltre che ovviamente al grande Vittorio De Sica, al produttore Paolo W. Tamburella e allo scomparso Franco Interlenghi, altro protagonista del film, a cui il mio Sciuscià 70 è dedicato insieme al compianto Manuel De Sica, grande compositore e musicista, che per anni ha voluto e curato i restauri di tutti i film di suo padre, compreso Sciuscià.

I.G.: E di quello con Emi De Sica?

Mimmo Verdesca: La meravigliosa Emi De Sica, la prima figlia del grande Vittorio, è un’ altra presenza fondamentale nel mio documentario. L’ho conosciuta grazie alla cara amica in comune l’attrice Eleonora Brown, l’indimenticabile Rosetta, la giovanissima figlia di Sophia Loren ne La Ciociara. Ho scoperto così una signora intelligente, generosa, divertente e ironica, con tante storie emozionanti da raccontare. In Sciuscià 70 Emi tratteggia con affetto l’aspetto più intimo e umano di suo padre e ci spiega come lui riusciva a comprendere la realtà attraverso l’arte. Emi ha subito abbracciato il mio progetto e oggi sostiene il documentario con grande entusiasmo. Sono molto onorato e grato di questo, così come sono grato anche all’attore Sergio Nicolai, marito di Emi e con lei custode importante della memoria di Vittorio De Sica.


I.G.: Nel documentario è presente anche l’intervista ai Tamburella?

Mimmo Verdesca: A Sciuscià 70 hanno partecipato anche Paolo e Marco Tamburella rispettivamente il nipote e il figlio di Paolo William Tamburella, il talentuoso e tenace produttore di Sciuscià, morto prematuramente nel 1951. Era doveroso riportare alla luce anche la storia di questo giovane produttore italo americano che arrivato in Italia negli Anni 30 e dopo aver letto nel 1945 un articolo-inchiesta di Vittorio De Sica sugli sciuscià, giovanissimi lustrascarpe che si aggiravano in una Roma distrutta dalla guerra appena finita, decise di contattare De Sica per realizzarne un film. Tamburella investì molti soldi in questo progetto, con coraggio e fiducia, ma all’uscita nelle sale Sciuscià non venne apprezzato, perché gli italiani preferirono ritrovare le commedie leggere americane che tornavano sugli schermi dopo la censura fascista. Così Tamburella dovette vendere il film a francesi ed americani, ma in questo modo Sciuscià fu visto all’estero e premiato con l’Oscar, il primo Oscar dato all’Italia nel 1948. Oggi quella mitica statuetta è custodita gelosamente proprio da Marco e Paolo e nel mio documentario, ad un certo punto, saranno proprio loro, emozionati, a condividerla simbolicamente con il commosso protagonista Smordoni.

I.G.: Come avete costruito il ricordo di Franco Interlenghi?

Mimmo Verdesca: L’indimenticato attore Franco Interlenghi, scomparso nel 2015 ovviamente non poteva mancare nel mio racconto. Dopo aver visionato molte sue interviste di repertorio, ne ho individuata una inedita e recente. Così lavorando al montaggio, che in tutti i miei documentari curo personalmente, ho integrato i suoi interventi con quelli nuovi degli altri testimoni. Il risultato è stato perfetto, come avere Franco con noi per la prima volta. Ho avuto la fortuna in passato di parlare con lui solo telefonicamente e ne ho un ricordo di una persona molto sensibile. Quel ricordo oggi lo condivido spesso con sua moglie, la grande attrice Antonella Lualdi e la loro figlia, la dolce Antonella Interlenghi.

Written by Irene Gianeselli


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