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Intervista di Irma Silletti al pianista lucano Alessandro Vena: quando sacrificio e talento diventano una professione

Creato il 06 dicembre 2013 da Alessiamocci

Come ormai di abitudine nel nostro Magazine, continuiamo a dare spazio a storie ed esponenti della musica classica, per meglio conoscere ed apprezzare i valori che lo studio di una disciplina tanto sublime è in grado di manifestare.

Intervista di Irma Silletti al pianista lucano Alessandro Vena: quando sacrificio e talento diventano una professioneUn intento, questo, che cerchiamo di proporvi senza troppe pretese, affinché si possa semplicemente esser dotati di un metro di giudizio più variegato nella personale valutazione di uno scenario musicale ricchissimo, ma non sempre considerato nella sua totalità.

I musicisti classici hanno tutti in comune un fortissimo senso del sacrificio, dato dalla voglia e dalla passione investite nel perseguire un obiettivo pratico e chiaramente visibile, che si manifesta attraverso il talento oggettivo di ciò che il musicista produce e dona all’ascolto. Il personale ed intimo appagamento che quel sacrificio accende in chi lo esegue e in chi è pronto a recepirlo, è il prodigio celato e inspiegabile delle emozioni.

Per l’occasione ho il piacere di chiacchierare con Alessandro Vena, pianista lucano che a soli 33 anni vanta un curriculum molto ricco, fatto inizialmente di raffinati studi e attualmente di una intesa attività concertistica nazionale ed internazionale, sempre con un occhio di riguardo allo studio e all’insegnamento.

 

I.S.: Alessandro, mi piacerebbe cominciare dall’inizio. Ti diplomi molto giovane in pianoforte, clavicembalo e didattica del pianoforte al Conservatorio Duni di Matera. Prosegui gli studi presso l’Accademia “Rubinstein” di Roma con pianisti del calibro di Carlo Grante e Saha Bajcic, docente al Conservatorio di Mosca, avendo l’opportunità poi di tenere concerti presso le principali città italiane ed estere. Mi piacerebbe sapere in che modo ti sei avvicinato alla musica classica e se nel tuo personale contesto hai avuto degli stimoli esterni, dati dalla famiglia o dai tuoi amici nell’intraprendere i tuoi studi.

Intervista di Irma Silletti al pianista lucano Alessandro Vena: quando sacrificio e talento diventano una professioneAlessandro Vena: Come avviene nella maggior parte dei casi, anche il mio avvicinamento alla musica e, nello specifico al pianoforte, ha avuto inizio da bambino. Ricordo che avevo all’incirca 6 anni, ero a casa di uno zio e, dopo aver ascoltato un disco di Chopin, chiesi ai miei genitori di poter imparare a suonare un bellissimo notturno; loro decisero di “sperimentare” questo desiderio e mi avviarono allo studio. All’epoca nel paese in cui sono nato e ancora oggi risiedo, Pisticci, una ridente cittadina lucana, non vi erano strutture accreditate che potessero permettere una vera e propria formazione professionale e il Conservatorio di Musica era distante e mal collegato; negli anni fui così costretto a cambiare diversi insegnanti, ma molto presto mi diplomai da privatista in pianoforte.

 

I.S.:  Qualche settimana fa abbiamo dedicato un articolo al Sistema Abreu in Venezuela, complesso fenomeno di educazione “di massa” che consente a tutti i bambini di ricevere una formazione musicale in grado, in alcuni felici esiti, di migliorare la qualità di vità in particolari contesti sociali, oltre che far avvicinare alla musica un numero elevatissimo di studenti. Cosa pensi al riguardo? Vedresti positivamente un “sistema” di questo tipo anche in Italia? In più, ne approfitto per chiederti se ritieni “difficoltoso” per un giovane intraprendere una carriera musicale classica al giorno d’oggi o se al contrario il ricchissimo patrimonio ereditato ci permette di avere a disposizione un numero  sufficiente di strutture e condizioni in grado di stimolare la curiosità di un giovane.

Alessandro Vena: Ciò che da anni si verifica in Venezuela è qualcosa di unico ed estremamente positivo. I bambini nati in famiglie disagiate corrono il rischio reale di intraprendere strade sbagliate e in molti casi di rientrare nella lista dei “desaparecidos”. Il sistema ABREU è, dunque, una fonte indispensabile non soltanto dal punto di vista culturale ma anche sociale e questi ragazzi, spesso ricchi di talento, costituiscono una delle principali realtà internazionali. In Italia, pur non essendoci le difficoltà del Venezuela, la situazione socio-culturale sta peggiorando anno dopo anno anche a causa di una politica scellerata e incapace che porta gli stessi conservatori di musica alla chiusura, allo stesso modo delle orchestre sinfoniche. Personalmente e nel mio piccolo, credo di aver contribuito alla creazione di un importante progetto in Basilicata: attraverso l’istituzione di un Consorzio di Comuni, per la prima volta si è riusciti a fondare un Istituto di Musica Intercomunale, l’Istituto Musicale “G. M. Trabaci”, con sede Intervista di Irma Silletti al pianista lucano Alessandro Vena: quando sacrificio e talento diventano una professionein Scanzano Jonico (Matera), dove ragazzi residenti nei comuni consorziati studiano gratuitamente le discipline musicali anche dietro il monitoraggio del Conservatorio Statale di Matera con cui l’Istituto è convenzionato. Infine, per completare la domanda, aggiungo che intraprendere oggi lo studio professionale della musica in Italia è una scelta rischiosa ma, se si è determinati da una autentica passione e totale spirito di sacrificio, ne vale sicuramente la pena.

 

I.S.:  A proposito della tua intensa attività concertistica,  hai avuto modo di esibirti in città come Roma, Berlino, Lugano, Orhid, Montevideo e non da ultima, Buenos Aires. Qualche mese fa, infatti, hai debuttato al Teatro Colón, considerato uno dei migliori Teatri al mondo. Come scegli il tuo repertorio? Cerchi di adattarlo ai paesi e alle culture a cui ti avvicini nei tuoi concerti, oppure ritieni che l’esecuzione classica sia assimilabile sempre e comunque al pubblico attuale?

Alessandro Vena: Per quanto mi riguarda, la scelta del repertorio deve essere determinata da un connubio tra ciò che ritengo a me vicino e ciò che può entusiasmare il pubblico. Il pubblico, infatti, rimane l’unico elemento effettivamente importante e pertanto degno di totale rispetto. Nei prossimi concerti che terrò a breve tra Foligno, Marsala e Palermo, quest’ultimo presso l’Auditorium del Conservatorio “Bellini”, dividerò il programma in due momenti: il primo con autori romantici e impressionisti, il secondo dedicato a un compositore vivente, Antonino Pirrone, in quanto credo sia giusto far conoscere anche nuova musica quando la si ritiene interessante.

 

I.S.: Collabori attualmente con l’etichetta Sheva, con la quale hai già avuto modo di registrare musiche di Chopin, Bach, Bach-Busoni, Scarlatti,Mozart, Franck, Debussy,Liszt, Schumann. Vuoi anticiparci i tuoi programmi futuri? Quali i tuoi prossimi lavori?

Alessandro Vena: Con la casa discografica Sheva stiamo da qualche anno portando avanti progetti molto ambiziosi; a giorni andrà in distribuzione mondiale un DVD live di un recital in cui ho registrato pagine di Scarlatti, Chopin, Liszt e Debussy, mentre il mese prossimo sarò nuovamente in sala di incisione per un disco su Robert Schumann di cui registrerò il Carnaval op.9 e il Carnevale di Vienna op. 26.

 

I.S.: Questo in ogni caso non ti impedisce di dedicarti anche all’attività di insegnamento e al continuo studio che, presumo, sia continuo e costante…

Intervista di Irma Silletti al pianista lucano Alessandro Vena: quando sacrificio e talento diventano una professioneAlessandro Vena: Per un concertista lo studio è indispensabile, è un presupposto che deve essere determinato da una totale autodisciplina che vede il musicista quotidianamente assorbito dallo strumento. Tra il pianoforte e il pianista si crea negli anni un vero e proprio rapporto “fisico” e la sterminata letteratura pianistica porta il musicista costantemente a nuove scoperte, con l’unico grande rammarico che non si può suonare tutto ciò che si ama. A questo aggiungo una passione per l’insegnamento in quanto credo sia necessario mettere a disposizione degli studenti la propria esperienza. A riguardo aggiungo che, essendo l’insegnamento una dimostrazione pratica, non condivido affatto la inflazionata teoria secondo la quale si può essere dei bravi insegnanti pur non sapendo necessariamente suonare bene.

 

I.S.: Oubliette Magazine ti ringrazia molto per la tua presenza qui, la nostra filosofia è promuovere e divulgare i lavori e l’impegno di giovani che con passione mandano avanti un progetto. Mi rimane solo un’ultima curiosità, se me la concedi: cosa ami fare nel tuo tempo libero?

Alessandro Vena: Sono io a ringraziare Oubliette Magazine per il pregevole e professionale lavoro che compie. Il tempo libero è in realtà poco e lo divido tra amici, cinema e senza dubbio l’ottima enogastronomia della mia bellissima regione.

 

Written by Irma Silletti

 

 


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