Magazine Diario personale

#ioleggoperché

Creato il 24 aprile 2015 da Oggimordo @OggiMordo
Ho letto un libro.
Sai che novità.
L'ho sempre fatto, fin da piccola, la mia nonna diceva che avevo preso questa passione dal nonno che non ho conosciuto. Certo, essere una pendolare aiuta ad avere tempo da impegnare utilmente. Anche se con l'andar del tempo, devo ammettere che la vecchiaia mi porta a cadere in coma dopo poche pagine e dormire come un orso marsicano svenuto anche in treno.
Non sono una lettrice esigente, di solito entro in biblioteca, il mio sancta sanctorum, e scelgo libri con metodo scientifico: ad cazzum. Leggo il titolo, scorro le poche righe sulla back cover e se mi prende, me lo porto a casa. Qualche volta mi ricordo che ho una lista di appunti presi nel tempo e allora la consulto. Ho letto talmente tanto che, nella mia biblioteca, godo di uno status speciale "vip": posso prendere tutti i libri che voglio, in barba al numero massimo, e riportarli quando voglio, anche oltre i 30 giorni ufficiali. Gente, sono una importante!
Non mi sono ancora convertita all'e-book o al tablet per pigrizia, o forse per snobismo, ma anche per mantenere la mia sanità mentale. Se un libro mi prende, sono capace di andare avanti tutta la notte finché non l'ho finito. E siccome sono serie-dipendente, se capito su una storia seriale, potrei andare avanti all'infinito semplicemente con un click. Questa cosa mi spaventa non poco.
Ovviamente, visto che più che leggere, i libri li divoro, dopo ventiquattr'ore non ricordo nemmeno metà della trama, così mi capita di rileggere libri e accorgermi alla fine che li avevo già letti. (Applausi). Certe volte appena finito il libro torno indietro a rileggere le parti che mi sono piaciute di più, per riprovare la stessa emozione.
Non sono una lettrice sofisticata, il mio range va da Patricia Cornwell a Voltaire senza problemi. Negli ultimi anni ho maturato una insana passione per i racconti sull'alpinismo in particolare per gli scritti di Walter Bonatti, tanto da definirmi una alpinista da divano: sono credente non praticante. Oggi nell'angolo griglia di partenza, in attesa di essere divorati:

#ioleggoperché

Adoro Walter Bonatti, ma leggo anche Ardito Desio perché bisogna sentire tutte le campane, prima di giudicare.


Il libro che ho appena finito è Ovunque tu sarai, di Fioly Bocca. Spero che il nome dell'autrice sia inventato, perché mi sembra brava, ma con un nome così non si può prendere sul serio.
Dopo aver letto la prima pagina, ho deciso che avrei passato il libro a mia madre. Non succede spesso, ma mi è venuto spontaneo. La storia parla di un dolore. E' un dolore annunciato, di quelli che vedi venirti incontro, come un treno in corsa, e che non puoi evitare perché sei legata ai binari del treno. Mia madre c'è passata e, come la protagonista, ha negato fino all'ultimo la realtà, ben consapevole che non ci fosse alternativa. Ha gonfiato di elio un palloncino di speranza, e se l'è portato appresso anche quando orami era sgonfio. Ad ogni pagina del libro ho rivissuto la sua angoscia, e ho pensato che forse ci vuole più forza a fare finta che andrà meglio per il bene degli altri, che arrendersi alla disperazione. Confesso che ieri ho pianto pensando a mia madre, sentendomi anche un po' una deficiente perché ero in treno in mezzo alla gente. Non so se il libro è autobiografico, ma se non lo è, l'autrice è davvero brava a trasmettere la paura del dolore, la non rassegnazione e la vita che comunque va avanti. La trama secondo me ha un paio di scivolate sul bordo del banale, ma l'elemento potente è come il dolore sia costantemente presente, nel male, ma anche nel bene, non come una musica di sottofondo, ma come un co-protagonista. La morale della storia è che... beh la lascio a chi avrà voglia di leggerlo, ognuno avrà la sua versione.

#ioleggoperché

A destra una ricetta, non un dolce vero, sob!


Per alleggerire l'aria il prossimo libro sarà qualcosa di più pop che si possa leggere in treno senza fare figure di merda. Le letture impegnate le tengo per il week-end o per le ferie, anche in onore degli studi classici che ho fatto. Ha visto prof che non tutto il suo lavoro è andato perduto? Non ho capito un cazzo di Dante, ma non smetto di provarci, apprezzi in tentativo.
Sono anche un po' "autistica" nella lettura: se inizio un libro al 99% lo finisco, anche se non mi piace. Mi sembra di offendere la storia, non tanto l'autore, non arrivando alla fine. Poi magari chiudo l'ultima pagina e penso "Sì, mi faceva davvero cagare, come pensavo dalla prima riga." ma gli ho dato una possibilità. Che io ricordi, non sono arrivata alla fine di due libri: Il Signore degli Anelli di Tolkien, persa dopo le prime 6 righe tentando di collegare nomi-cose-città-clan, troppi per me, e Il taccuino d'oro di Doris Lessing. Regalato all'ufficio dal nostro direttore dopo la morte del premio Nobel, giuro che ci ho provato, a districarmi tra i diversi taccuini, la complessità interiore ed esteriore dei personaggi e il continuo avanti indietro nella storia. Sono arrivata all'80%, ma ho abbandonato stremata. L'ho riportato alle colleghe pregando la più acculturata di farmi un riassunto. Vi chiedo di perdonarmi, io ci ho provato.
Non ho una libreria in casa: ho lasciato i pochi libri acquistati a casa di mia mamma, per lo più mi affido alla bibliteca. Non sento l'esigenza di possedere fisicamente una storia per farla mia. Le storie ti entrano dentro, certe volte ti attraversano e scompaiono, ed è bello ritrovarle rileggendo un libro una seconda, una terza e una quarta volta, altre ti sedimentano nella testa e diventano parte delle tue molecole.
Io leggo perché non posso farne a meno, perché una parte delle mie molecole ha bisogno di essere nutrita dalle parole degli altri, perciò, aspiranti scrittori, scrivete parole di qualità che possano farci crescere sani.

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