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Italia: da paese in crisi a potenza mondiale di C. Barlati

Creato il 07 gennaio 2015 da Conflittiestrategie

SudItaliabordelloRiceviamo e pubblichiamo*

 

Può l’Italia divenire lo scacco che incrinerà l’alleanza atlantica? Anni di piombo all’orizzonte, ma con quali differenze? E per quali scopi?

 

”Partimmo alla conquista di un nuovo mondo,

ma non ci rendevamo conto che,

in realtà, aiutavamo a puntellare quello vecchio”

Alberto Franceschini

 

La storia ci insegna che tutti i periodi storici definiti come crisi si sono dimostrati carichi di una dicotomica potenzialità: una rinascita dei vecchi sistemi in nuovi e più efficienti metodi e dirigenze, attraverso una ”purificazione” delle precedenti reggenze, o il definitivo capovolgimento di una precedente realtà, attuata in nome di una nuova dimensione sia ideale, che materiale, più umana da realizzare.

I cicli storici, favorevoli a tali cambiamenti, si sono caratterizzati per una comune esigenza politica e sociale, che animava gli anni delle rivendicazioni in questione. Quelli che oggi definiamo ”diritti naturali” o ”inalienabili”, quali la libertà, il diritto alla vita, alla dignità del lavoro, la parità dei sessi e dei trattamenti, la giustizia, hanno caratterizzato e caratterizzano tutt’ora i più comuni sommovimenti popolari.

Attualmente in Italia, a seguito del tentativo di abolire l’art. 18 Cost., che tutela i lavoratori dai licenziamenti ingiusti, classi operaie, estremisti di partito e semplici cittadini, preoccupati dalla deriva autoritaria, massonica e conservatrice del governo Renzi, si sono attivati, innescando quel moto frenetico di partecipazione e di cambiamento (a volte anche violento), che ha caratterizzato, nel passato, le realtà in bilico tra una deriva autoritaria di governo ed uno sconvolgimento armato popolare.

Una classe dirigente trasformista e attenta agli sconvolgimenti internazionali, potrebbe saper ben sfruttare questa circostanza.

Senza inoltrarci tra le semantiche e i sofismi concernenti su chi è Renzi¹ (vi rimandando comunque ad una esaustiva spiegazione disponibile su internet²), possiamo riassumere le sue salienti peculiarità nella seguente definizione: Matteo Renzi si configura come un Berlusconi, cresciuto tra una sinistra apparentemente progressista, priva di ideologia, ed un atlantismo andreottiano, guida di ipocrite ed irrealizzabili rivendicazioni successive agli anni di piombo. Il neopremier più giovane della storia d’Italia, per mancanza di doti, preparazione e (a mal pensare) consenso, viene a configurarsi come una figura instabile, retto su di un piedistallo fatto di collusioni con la criminalità, di populismo e lassismo dei suoi stessi elettori. Il parossismo di tale situazione, che ricorda molto quella dell’ultimo governo Berlusconi, potrebbe essere egregiamente sfruttata per svincolarsi dalla ”trappola per orsi” atlantica e dai diktat dei banksters tedeschi, utilizzando, in modo adeguato, gli equipaggiamenti e le risorse presenti sul suolo italiano, in dotazione all’esercito statunitense.

Le stipule energetiche e commerciali con la Cina, i sentimenti antieuropeisti ed antiatlantici (nonché lo sviluppo degli estremismi di destra e quelli sottaciuti di sinistra), attraverso un orchestrato voltafaccia, tipico della politica italiana di qualsivoglia conflitto, garantirebbero, se utilizzate adeguatamente, una grave destabilizzazione, che potrebbe causare una ri-definizione degli assetti e delle gerarchie geopolitiche.

Il motivo è il seguente. Secondo un’inchiesta riportata da ” La Stampa”³, David Vini, docente universitario e opinionista sui più famosi quotidiani, asserisce: ”“Il Pentagono ha speso negli ultimi due decenni centinaia di milioni di dollari in basi militari in Italia, rendendo quel paese un centro sempre più importante per la potenza dell’esercito Usa. (…) Trasformando la penisola italiana in una rampa di lancio per le guerre di oggi e domani, in Africa, nel Medio Oriente e oltre.  Il prof. Vini afferma inoltre che “al di là della location i funzionari Usa  amano l’Italia perché è un paese che offre una flessibilità operativa sufficiente. In altre parole dà la libertà di fare quel si vuole con minime restrizioni e battibecchi”.  l’Italia sta rapidamente diventando uno dei nuovi cardini o perni (pivot)  per il potere Usa di far la guerra globalmente. Mentre molta attenzione è stata data al ‘cardine Asia (…). Le nostre basi in Italia (o degli Usa) renderanno più semplice perseguire nuove guerre e interventi militari in conflitti di cui sappiamo poco, dall’Africa al Medio Oriente.  A meno che non ci interroghiamo sul perché abbiamo ancora basi in Italia  e in dozzine di altri paesi nel mondo – come un numero crescente di politici, giornalisti e altri stanno facendo, il che è incoraggiante – quelle basi contribuiranno a condurci , in nome della ‘sicurezza’ americana, su un sentiero di violenza perpetua, di guerra perpetua e di perpetua insicurezza.” ”

Ufficialmente, come spiega Vini, ”“Pubblicamente i funzionari americani dicono che non ci sono basi militari Usa in Italia. Insistono che le guarnigioni americane con tutte le loro infrastrutture, equipaggiamenti e armamenti sono semplicemente ospiti di quelle che rimangono basi “italiane” designate per uso NATO. Naturalmente tutti sanno che si tratta di una delicatezza legale””. Ma basi quali quella di Aviano, Napoli, Sigonella (che oggi è la seconda stazione aereonavale più movimentata d’Europa), Camp Darby, oltre ai numerosissimi armamenti, posseggono un numero preoccupante di missili nucleari. Il conteggio ufficiale della basi e dei relativi missili, senza contare le portaerei e i sottomarini presenti nel Mediterraneo, è praticamente impossibile.

Secondo recenti stime sarebbero 59 le basi militari, con 11.963 soldagi e 5.631 civili in servizio, mantenute per un costo di 366,6 milioni di dollari. Ma la mancanza di dati aggiornati e la crescente importanza dell’Italia per la Nato fa pensare che il costo sia lievitato di parecchio.

Per quanto riguarda i missili nucleari, stando alle parole del prof. Maurizio Simoncelli⁴, vice presidente dell’archivio disarmo, tra i massimi esperti della questione, in Italia ci sarebbero tra le 50-60 bombe, con una potenza distruttiva pari a 900 volte quelle di Hiroshima e Nagasaki. I luoghi consiserebbero in Ghedi Torre, vicino Brescia, e Aviano, in provincia di Pordenone.

L’origine di tali armamenti risalirebbe alla strategia nucleare statunitense in periodo di guerra fredda. Queste armi nucleari ”erano state schierate in Europa al fine di prevenire un possibile attacco militare sovietico di tipo convenzionale o nucleare su scala limitata. Tutto questo appare ormai superato sia militarmente, sia politicamente. La Nato è talmente forte dal punto di vista convenzionale che appare improbabile un attacco russo. Tali armi, forse, potrebbero servire solo per contrattare al tavolo dei negoziati con la Russia una riduzione degli arsenali nucleari tattici. Come è stato notato, in realtà la Russia detiene le sue per cercare di compensare la superiorità convenzionale della Nato e non per bilanciare il dispiegamento delle armi nucleari tattiche statunitensi in Europa. Così di fatto, mantenendo le nostre armi nucleari tattiche, anche la Russia è giustificata a non parlarne. Quindi sono inutili militarmente e politicamente.”

I costi di manutenzione non compaiono, naturalmente, nel bilancio, per i relativi sorveglianti, edifici, manutentori: ”È tutto segreto, almeno per i cittadini italiani. I costi rientrano probabilmente nella voce di spesa relativa alla partecipazione alla Nato, ma non sono disponibili i dati analitici. Il non far conoscere tali informazioni non è casuale, poiché in una società democratica i cittadini potrebbero aver qualcosa da obiettare in merito, come, ad esempio, sta avvenendo adesso in Italia nel caso dei 15 miliardi di euro destinati ad acquistare i cacciabombardieri F35, per di più in un momento di gravissima crisi economica e di tagli drammatici allo stato sociale, alla sanità e all’istruzione.”

I 18 miliardi spesi dal governo Renzi, che comprendono l’acquisto di 90 F35 (definiti i catorci del cielo), carri blindati freccia, navi da guerra, digitalizzazione delle forze terrestri e dei satelliti spia Sical 2, risultano come un provvedimento davvero preoccupante se si considera la maggior attenzione posta dagli statunitensi alle spese di riarmo italiane. Il minimo ”battibecco” sulla questione potrebbe provocare conseguenze più che immaginabili. L’arsenale a disposizione dello stato Italiano, dalle forze aeree, prossimamente con capacità nucleare⁴, alla posizione strategica navale e comunicativa del Muos in Sicilia, viene rivalutato considerando i non buoni rapporti in corso tra USA e Russia.

Le recenti notizie riguardanti l’arresto di presunti ”estremisti” di ”destra”, che avevano intenzione di colpire politici e magistratura, la visibilità data a micro partiti, quasi inesistenti, quali Forza Nuova e Casa Pound, ricordano tanto le strategie manipolative degli anni di Piombo, volte ad orientare attentati terroristici sta-bilizzanti(e non de-stabilizzanti) su obiettivi ben definiti, con lo scopo di consolidare il ruolo dell’Italia nella Nato. Il sinistrismo venne, allora, strumentalizzato oltre ogni limite, con il fine, ben realizzato, di mascherare l’assassinio di Aldo Moro per un regolamento di conti, o, al più, per una generica pulizia delle classi dirigenti, ad opera dei brigatisti, dagli appartenenti della pluridecennale Democrazia Cristiana. Il piano riuscì, tanto che al momento della notizia in molti furono gli studenti di ”sinistra” che esultarono (per chi ha memoria di quegl’anni o ne avrà sentito parlare).

Morto un Andreotti se ne fa un altro, ma la differenza che intercorre tra 1980 e 2015 è ben evidente: non vi è più l’allora dicotomica distinzione anarchico/comunista-fascista, nonostante il governo Renzi, autoproclamatosi di sinistra, tenti di bollare come fascisti o nazisti tutti coloro che criticano il suo malgoverno(n.b. Casapound ha solo 5000 iscritti).

Mutando, il panorama politico ha generato un nuovo elettore. Populista, senza ideologia, animato da radicali convinzioni; un bene per movimenti (Movimento 5 stelle) che auspicano forma di democrazia diretta e per partiti pigliatutto privi di contenuti (Lega Nord), nonché per micro movimenti e micro partiti nascenti.

Eventuali ritorsioni armate, o all’occorrenza ”azioni terroristiche”, ammesso che avranno luogo, saranno volte non più alla sta-bilizzazione dello Stato e di taluni suoi sistemi, bensì alla sua de-stabilizzazione e al decentramento dei suoi poteri. La mano invisibile del governo, sempre presente in questi casi, potrebbe utilizzare, in questo contesto, gli estremisti ”fascisti” per tagliare momentaneamente i ponti con le alte dirigenze USA, inaugurando, a care spese (tanto peggio di così), una stagione di turbolente tensioni, o utilizzarli per giustificare accentramenti e privazioni autoritarie. Ma volendo ben ”sperare”, data l’impopolarità sia della NATO, che del governo Renzi, la tempestiva nazionalizzazione di alcuni settori, nonché l’acquisizione degli armamenti presenti nelle basi NATO, ma cosa più importante il temporaneo caos che ne avrà origine, potrebbero essere sfruttatati a favore delle correnti filo-russe e dai partiti nazionalisti europei.

Nel subbuglio dei pochi giorni che si verrà a creare, un intervento armato statunitense non si configurerebbe come possibile, poiché sconvolgerebbe i già precari equilibri euroasiatici (non contando le truppe già impegnate in Ucraina, in Oriente e in Siria). Per di più, una eventuale azione di Francia e Germania, ordinata dagli Stai Uniti, se non ponderata adeguatamente, potrebbe scatenare un conflitto europeo, aggravando la guerra in corso nel Donestk, nonché una terribile crisi euro-mediterranea (Africa inclusa), considerando l’importanza strategica della penisola.

Ovviamente la mia è solo l’analisi di una possibile eventualità. L’ipotesi acquisirebbe tangibilità qualora si concretizzassero le 3 condizioni fondamentali che hanno portato alla strumentalizzazione dei gruppi armati negli anni ’70 e, di conseguenze, agli anni di piombo:

1) La contesa tra due o più superpotenze di uno Stato o il suo essere volutamente in bilico

2) Infiltrazione dei servizi segreti o della criminalità organizzata (sempre collusa col governo) nelle bande armate organizzate o nei partiti

3) Estrema esasperazione sociale e irrefrenabile aumento del malcontento, attribuibili a generali e condivise rivendicazioni.

Le componenti militari, politiche ed ideologiche, trovano un perfetto connubio e, da lì, il passo per la mobilitazione è breve. Attualmente sono presenti tutti gli elementi su indicati, in particolare l’ultimo. Spetta solo alla orwelliana dirigenza decidere se strumentalizzare o meno eventuali estremismi e per quali fini.

Nonostante la manipolazione mediatica governativa, che trova l’appoggio del monopolio berlusconiano Mediaset, l’unica alternativa di sopravvivenza della casta si configurerebbe in un finto cambio di governo, in una 3′ Repubblica, che scenderebbe, a compromesso con la nuova superpotenza (Cina, Russia), e che potrebbe ricevere, in cambio, la garanzia della sovranità militare nel Mediterraneo e, chissà, magari anche lo status di (super) potenza, con il pieno controllo delle forza di terra, di aria, di mare e dei sistemi di comunicazione.

Sta solo all’astuzia del Gattopardo agire nel come e nel quando. I pochi che si accorgeranno di tale ”cambiamento” decideranno se appoggiarlo o no. Al più, se avranno un piano di riserva per eludere la Nato e ridare la proprietà dello Stato italiano agli italiani che ben venga. Rimarremo in attesa, salvo complicazioni, di un piano b. Ma non credo che questo arrivi dal governo o da un ”alleato” straniero. D’altro canto, chi mai può fidarsi di un Italiano?

 

Chris Barlati

 

*Gli articoli di terzi fuori dalla redazione non rappresentano necessariamente la posizione del sito

Fonti:

1)•http://www.lastampa.it/2013/10/22/blogs/underblog/basi-usa-in-italia-perch-sempre-pi-strategiche-inchiesta-americana-eQfsKK3rpXgVHh5QsaMo0K/pagina.html

•http://www.conflittiestrategie.it/mr-renzi-e-il-drago-con-gli-stivali-di-chris-barlati

2)•http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13716&mode=thread&order=0&thold=0

3)•http://www.linkiesta.it/bombe-atomiche-italia

•http://www.radiondadurto.org/2014/10/31/ghedi-alla-base-nato-steadfast-noon-esercitazione-militare-con-armi-nucleari/

4)•http://www.lastampa.it/2014/03/07/esteri/jet-e-navi-da-guerra-cos-la-nato-si-schiera-nella-zona-calda-SaOjB1Y5D7RbkSDbJWc0JP/pagina.html

5)•http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=F35IlCasoDeiCacciaF35

6)•http://www.analisidifesa.it/2013/10/litalia-e-la-base-di-lancio-delle-guerre-americane/


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