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ItaliaCamp:“La Tua Idea per il Paese”

Creato il 25 febbraio 2014 da Wally26

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Cosa e’ ItalCamp?

E’ un agglomeratore di realtà imprenditoriali, sociali e istituzionali, nazionali ed internazionali, che mirano al rinnovamento sociale dell’Italia. L’associazione promuove quindi, sul modello americano, un rinnovamento sociale da raggiungere anche tramite l’uso delle nuove tecnologie:  colmare il digital divide, farebbe bene all’Italia. Negli Stati Uniti fondazioni, associazioni e lobby sono vivacissimi attori nel panorama sociale, politico e imprenditoriale e la loro azione ha una ricaduta effettiva sul sociale. Per il meglio e per il peggio, certamente. Dipende da quali “innovazioni” si vogliono implementare. Vediamo di cosa si occupa l’associazione.

Dal sito dell’associazione: italiacamp.it

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L’Associazione ItaliaCamp promuove e sostiene l’innovazione sociale e lo sviluppo di nuove risposte a domande reali, lavorando per colmare la distanza tra la nascita di un’idea e la sua realizzazione. ItaliaCamp può contare sulla collaborazione di numerose realtà imprenditoriali, sociali e istituzionali, e sulla partnership di circa sessanta atenei, nazionali e internazionali. Al suo interno si incontrano, si contaminano e si arricchiscono innumerevoli background professionali, tante opinioni, differenti generazioni. Un grande patrimonio al servizio del rinnovamento e della modernizzazione del Paese.

Il suo obiettivo è quello di contribuire attivamente allo sviluppo di una diversa coscienza partecipativa, attraverso un nuovo modello di coinvolgimento delle persone; individuare e sostenere la formazione di nuove leadership individuali e collettive che possano lavorare concretamente per il bene del Paese; e promuovere idee che mettano al centro il cittadino, nel rispetto dei principi di sostenibilità sociale, ambientale ed economica.

Una sfida da giocare insieme. Un gruppo vivo, eterogeneo e affiatato come Italiacamp è l’habitat naturale di intuizione e creatività, e la migliore premessa a dei grandi traguardi.

La Fondazione ItaliaCamp nasce per sostenere le attività e i progetti di innovazione sociale promossi dall’Associazione. Essa mira a consolidare la rete di imprese, università e istituzioni con cui sostenere un ruolo di promozione del cambiamento sociale nel nostro Paese.

Costituita il 21 dicembre 2011, la Fondazione sviluppa uno stabile programma teso a promuovere la ricerca e la realizzazione di idee e progettualità innovative, valorizzando il talento e le energie, soprattutto giovanili, presenti nelle comunità territoriali del Paese, sostenendo il primo centro di “Innovation & Placement” di idee in Italia, quale luogo di intermediazione tra domanda e offerta di innovazione e soluzioni.

La Fondazione ItaliaCamp, inoltre, promuove la nascita e lo sviluppo del primo Centro di Ricerca internazionale in Italia sull’Innovazione Sociale, che ha l’obiettivo di individuare e analizzare le necessità socio-economiche del Paese, per proporre soluzioni efficaci e innovative, alle domande a cui né il settore pubblico che privato riescono a fornire risposta.

L’innovazione sociale è fatta di nuove idee, policy, prodotti e servizi che soddisfano bisogni della società in maniera più efficace rispetto alle alternative esistenti. Studiarla significa analizzare le ricadute che l’innovazione tecnologica ha sulle persone, sia da un punto di vista collettivo che individuale. Il Centro Studi si propone di conciliare le fase di ricerca con quella di implementazione pratica, all’interno di imprese, enti e istituzioni proponendo prospettive di scenario e temi d’avanguardia come l’econometica e la biopolitica*.

*Cosa e’ la biopolitica?

Ambito della riflessione socio-politica sviluppatosi in relazione alle esigenze di tutela e promozione della vita presente e delle generazioni future; viene costantemente sollecitata dal dibattito pubblico sulle questioni bioetiche emergenti dalle istanze poste dalla libertà di ricerca scientifica e dal progresso tecnologico. Nella pratica si configura come momento istituzionale di confronto politico e di elaborazione culturale per garantire il bene comune secondo i principi di responsabilità, giustizia e solidarietà umana, nello sforzo democratico di conciliare l’esigenza di universalità dei valori etici e delle strategie politico-legislative con il pluralismo etico e culturale della modernità. [Enciclopedia Treccani]

Per Foucault la biopolitica è il terreno in cui agiscono le pratiche con le quali la rete di poteri gestisce le discipline del corpo e le regolazioni delle popolazioni. È un’area d’incontro tra potere e sfera della vita. Un incontro che si realizza pienamente in un’epoca precisa: quella dell’esplosione del capitalismo. Il controllo delle condizioni della vita umana diventa un affare politico. il Liberalismo è il quadro politico che fa da sfondo alla biopolitica. In questo, secondo Foucault, si inserisce l’azione di resistenza al potere: rivendicare la vita, piena, non alienata, la soddisfazione dei bisogni e dei desideri, la salute e la felicità. Discipline che vanno dalla chimica e biologia alla genetica e alla scienza statistica, saperi quali la demografia, la psichiatria, la sociologia, la criminologia, la sessuologia hanno contribuito a tratteggiare le linee della “normalità” e a fornire alle sfere di potere gli strumenti concettuali per la gestione delle attività biologiche. [Wikipedia]

Il centro valorizzerà le proprie attività con la realizzazione del primo Rapporto sull’Innovazione sociale in cui raccontare delle migliori best practice nazionali e internazionali sul tema.

I Soci fondatori della Fondazione ItaliaCamp: INPS, Poste Italiane, RCS Media Group, Ferrovie dello Stato, Sisal, Unipol Group, Wind Telecomunicazioni.

Nella struttura organizzativa: l’attuale Presidente Onorario, Antonio Catricala’, ii precedente P.O. e’ stato Gianni Letta

Detto questo, mi sorgono alcune domande:

Perche’ sui media main stream non si pubblicizza abbastanza questa fondazione, dal momento che e’ sorta per il nobile scopo di: “contribuire attivamente allo sviluppo di una diversa coscienza partecipativa, attraverso un nuovo modello di coinvolgimento delle persone, dibattere: “questioni bioetiche emergenti dalle istanze poste dalla libertà di ricerca scientifica e dal progresso tecnologico“, di:”proporre soluzioni efficaci e innovative, alle domande a cui né il settore pubblico che privato riescono a fornire risposta“, di studiare e:”analizzare le ricadute che l’innovazione tecnologica ha sulle persone, sia da un punto di vista collettivo che individuale“?

Mi domando anche: e’ necessario unirsi in una fondazione per migliorare il modello sociale e democratico italiano? Per fare “girare idee ed economia” servono davvero network di menti innovative che facciano “brainstorming” e suggeriscano “best practices” alle istituzioni? Non potrebbe, il singolo individuo, presentare il proprio progetto, la propria idea, direttamente alle istituzioni? Se abbiamo bisogno di una fondazione per fare cio’, forse no. Mentre riconosco il valore dell’associazionismo, ne vedo al contempo i rischi e i limiti: quelli di creare circoli esclusivi.

Non sarebbe sufficente modificare la nostra Costituzione in senso veramente democratico? Fondarla, chesso’, sull’individuo e i suoi diritti inalienabili – secondo il modello americano – anziche’ sulla priorita’ dello Stato che riconosce al povero fesso i suoi diritti, primo su tutti, il suo diritto al lavoro (negato)? In breve, non si potrebbero finalmente rimodellare le fondamenta dell’Italia in senso pienamente democratico anziche’ continuare con questo datato modello costituzionale socialista e con il gioco delle tre carte?

Leggo dal sito che:

Il Centro Studi si propone di conciliare le fase di ricerca con quella di implementazione pratica, all’interno di imprese, enti e istituzioni proponendo prospettive di scenario e temi d’avanguardia come l’econometica e la biopolitica.”

Biopolitica, teconologie, “esigenze di tutela e promozione della vita presente e delle generazioni future“:  temi importanti.

Per capire come mai lo Stato italiano sia incapace anche solo di mettere a frutto le entrate che potrebbe ricevere da una gestione privatizzata e ottimizzata dei suoi beni culturali, ad esempio, servono davvero network di menti innovative che facciano “brainstorming” e suggeriscano “best practices” al governo? A cosa servono i ministeri allora? A cosa servono i politici?

“Una sfida da giocare insieme”, leggo: bene, ma sara’ davvero cosi?  Mi auguro di si, e forse proprio perche’ lo Stato giace immobile come un mammuth in mezzo alla penisola, qualcuno ha pensato di riunire qualche testa pensante e provare a innovare l’innovabile. Bisogna vedere come.

Tenete d’occhio il sito per le iniziative e i concorsi.


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