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IX Congresso Post Industriale – Ain Soph, Deutsch Nepal, Raison d’etre, Brighter Death Now

Creato il 19 gennaio 2015 da Maxscorda @MaxScorda

19 gennaio 2015 Lascia un commento

Poi dicono che i social non servono. Attraverso una catena di discreta lunghezza, arrivo all’evento che ha visto per una sera Bologna capitale dell’industrial europeo.
"IX Congresso Post Industriale" organizzato da Old Europa Cafe’, prestigiosa etichetta discografica che da decenni ormai e’ specializzata in industrial declinato in innumerevoli forme con una predilezione oscura che tinge di nero i suoni dei tanti artisti internazionali in catalogo.
Sorvoliamo sulla location. Risate e lacrime, tante domande, poche risposte, infinite perplessita’ da scriverci libri ma dal momento in cui e’ poco funzionale alla musica in senso stretto, alla fine poco importa e poi mi sono divertito, percio’ va bene cosi’. Con grande benevolenza si potrebbe persino affermare che mattoni, calcinacci, muri scrostati e cavi penzolanti siano un ottimo palcoscenico studiato e voluto ma ripeto, lasciamo perdere.
Deprecabili invece i problemi all’impianto audio dei quali si sarebbe volentieri fatto a meno. Il rumore esige purezza.
Quattro i gruppi protagonisti, un breve riassunto:
Ain Soph (Esoteric-Industrial vs Cabaret- Noir): band romana, il carisma di Marcello Fraioli basta ad occupare il palco, tra guai dell’impianto ed evocazioni antiche. Frequenze pulsanti di THX e loop di un passato alternativo sulle quali Spectre, Fraioli appunto, costruisce un tappeto sonoro che via via si distende abbandonando l’elettronica e abbracciando sonorita’ piu’ acustiche, neo-folk con rimembranze d’oltreoceano, come se antichi guerrieri nordici avessero conquistato per primi il suolo statunitense.

IX Congresso Post Industriale - Deutsch Nepal
Deutsch Nepal (Baby-Doll Post-Industrial): Lina Baby Doll, svedese, all’anagrafe Peter Andersson. Presenza scenica dimessa o cosi’ appare, in linea col crescendo di suoni sempre piu’ potenti, saturazione parossistica di un ambiente che del rumore ha fatto sistema. In breve ci si ritrova dentro, emotivamente coinvolti, ansiogeno quanto basta, stempera l’agitazione con lunghe sorsate di Gin Tonic. Marziale tra il pubblico cosi’ parimenti la musica, mi sono sentito trascinare mio malgrado, sorpreso di stati d’agitazione inediti su frequenze che ascolto in prevalenza con la testa, meno col cuore. 
Lina che pare uscire da una ucronia con vincitori e vinti invertiti, un tempo che valutato dalle musiche, sarebbe stato magnifico.
Gran bel momento.
Raison d’etre (Dark & Neo-Classic Ambient): svedese, vero nome Peter Andersson ma niente a che fare con Deutsch Nepal, oltre ad appartenere alla medesima scena. Sulla carta il piu’ vicino alle mie corde, ambient oscuro col quale mi diletto con le orecchie e con le
IX Congresso Post Industriale - Raison d'etre
mani attraverso le mie produzioni musicali. Pulsazioni di altri mondi molto sotterranei, nascosti ma vigili, glitch come messaggi tutti da interpretare. In lui coesistono il micro e il macro, il particolare sonoro che si espande su scala galattica e ridiscende nel piu’ profondo degli anfratti dell’udibile. In tutto questo ha gioco l’elettroacustica di piatti, molle e acciaio percosso, dilaniato in riverberi strazianti, materiale disgregato, atomizzato e ricomposto da mano ferma e feroce. Tecnologicamente il piu’ strutturato, proprio lui ha sofferto gli inconvenienti dell’impianto audio piu’ sgradevoli quando ad un certo punto il crackling ha preso il sopravvento seppellendo gran parte della dedizione riservata alla qualita’ della resa sonora. Un vero peccato ma abbiamo ugualmente capito ed apprezzato.
IX Congresso Post Industriale - Brighter Death Now
Brighter Death Now
  (the only True Death-Industrial Monster): probabilmente il momento clou della serata. Roger Karmanik anch’egli svedese, personaggio dal background tormentato, pezzo grosso della scena industrial del nord Europa e non solo. Sacerdote di riti non tutti dimenticati, impone il suo volere elargendo benedizioni benevole anche se non sono chiari i riferimenti al culto professato, o forse lo sono sin troppo. Il suo e’ un discorrere in nenie incomprensibili, incomprensibili lingue suoni e rumori il cui significato indecifrato e’ funzionale al proselitismo della missione della quale Karmanik si sente investito. La sua e’ una performance di altri tempi, di quelle iniziate negli anni ’60, che nel punk hanno poi trovato vera ragione d’essere, che oggi appaiono desuete e per questa ragione potentissime. Nuovo profeta egli scende tra i suoi adepti e il tocco, l’abbraccio, l’urlo si fondono in solo rito, mentre il caos sale e la tensione pure, ragione d’essere che coinvolge e trasporta verso giorni nei quali esisteva tutt’altro senso di appartenenza. Anche qui il Gin aiuta non poco.
Show il suo a 360 gradi, puo’ piacere o non piacere, certo non lascia indifferenti.

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