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Jean Paul: “Ecco la mia terza vita!”

Creato il 06 giugno 2013 da Tipitosti @cinziaficco1

Ha lavorato in uno studio legale per quattro anni. Un giorno ha deciso di mollare il diritto e la fidanzata. Era molto insoddisfatto. Oggi si sente un creativo e del suo B&B http://www.joyfulpeople.it/ , unico in Italia, parlano le riviste specializzate di design.

Leggete la storia che vi propongo. E’ quella di Jean Paul Stanisci e del suo coraggio di cambiare vita e sentirsi finalmente felice.

Mi chiamo Jean Paul, sono nato nel ’74 a Lussemburgo da genitori italiani e vivo ad Alberobello, in Puglia, dopo 12 anni a Bari da fuori sede.

Dopo la laurea in Giurisprudenza ho lavorato in uno studio legale per quattro anni. Mi occupavo principalmente di due settori: responsabilità del personale medico e diritto societario.

Jean Paul: “Ecco la mia terza vita!”
In quel periodo ricordo che stavo bene. Sin da praticante avevo la mia scrivania, le mie cause ed ero tra i pochissimi ad essere pagato. Lo studio era prestigioso e imparavo cose interessanti, suscitando anche l’invidia di alcuni colleghi. Stavo bene anche con la mia fidanzata ormai da sei anni e pensavo ad una convivenza ed anche al matrimonio.
Un giorno, però, mi resi conto che, pur vivendo bene, non ero felice. Scavando nella mia vita, ho cominciato a capire che serpeggiava una certa insoddisfazione. Non sapevo ancora bene a cosa fosse dovuta. Avevo tutto.

Una mattina in Tribunale colsi nello sguardo di un avvocato, bravo, famoso, ricco, bello, insomma, un gran figo del foro, uno sguardo malinconico. Quell’uomo era affermato, ma per niente felice. Non era se stesso, faceva solo quello che gli altri si aspettavano da lui.
Non volevo fare la stessa fine. Dovevo affrontare la questione e capire cosa volessi.
Così, dopo qualche settimana di preghiera – per me molto importante, sono buddista e recito nam myoho renge kyo – riflessioni e scambi con amici, decisi di fare un gesto coraggioso per me stesso. Non volevo più accontentarmi. Desideravo solo essere finalmente me stesso, felice. Nello stesso giorno, con profondo senso di gratitudine per il trascorso, lasciai studio e fidanzata. Un salto nel buio per alcuni, un salto nel mio cuore per me. Mi davano del matto e mi dicevano: “Con i tempi che corrono, perché mollare tutto?”
Ho cominciato a pregare per rafforzare la mia vita, parlare con le persone per confrontarmi con idee diverse, studiare tanto per accrescere la mia comprensione. Cercavo, cercavo qualcosa che non vedevo, ma di cui avevo bisogno.  Dopo qualche tempo, altro lavoretto, altra fidanzata. Ma con una promessa a me stesso: “Niente più equilibrismi per avere la parvenza di essere felice”.
Giornate travagliate. Si susseguirono dubbi, sensi di colpa. Ma non volevo tornare indietro.

Un giorno di luglio 2008, tornando dalle Terme di Torre Canne, un pullman di anziani di Alberobello, su cui viaggiava mia madre, si scontrò frontalmente con un tir carico di merce. Sei morti, tra cui mamma e quaranta feriti.
Sono figlio unico di madre vedova. Di colpo, in un momento di ricerca per me non facile, restai solo. La solitudine e l’ansia, che mi appartengono, si amplificarono.
Dopo un primo periodo di squilibrio, riuscii a prendere le fila della mia vita tra le mani, grazie al sostegno della preghiera e degli amici. Cito sempre la preghiera perché ha avuto il ruolo determinante di farmi vedere chiaramente le cose e tirar fuori il coraggio necessario, che pensavo di non avere.
Dopo la morte di mamma, la bifamiliare di nostra proprietà rimase vuota. In quel periodo mi servivano soldi. Cominciai a pensare di trasformare la casa in un B&B. ‘Ma ad Alberobello ci sono i trulli – mi dissi – e il livello di ospitalità è alto. Dovrei propormi con qualcosa di nuovo’.
A quel punto mi lasciai travolgere da un’ idea, nata apparentemente dal nulla. Seguii per la prima volta il mio cuore, mettendo un attimo da parte la ragione che fino ad allora non mi aveva permesso di essere me stesso al 100 per 100 e mi buttai a capofitto in un’avventura, rischiando tutto quello che avevo – proprietà e soldi del risarcimento.
Nacque il mio progetto. Non c’era niente di chiaro all’inizio, ma sentivo che avrei dovuto seguire quella strada. Un B&B con cinque stanze, ognuna dedicata ad un tema. Per ognuna un artista. Denominatore comune: design associato al riciclo. Di qui, spazi esterni nel pieno rispetto del nostro bellissimo paesaggio.

Iniziai a stendere un progetto di restauro con l’ingegnere, più giovane di me.
Il progetto non venne fuori in uno studio, ma in macchina! Io e l’ingegnere diventammo subito amici. Discutevamo dei dettagli nel tragitto che ci separava da una discoteca di Trani, dove andavamo ogni sabato sera. Il mio entusiasmo e la sua razionalità.

Sì, tutto è nato così. Continuavo, però, a soffrire di solitudine e ansia. E poi c’erano i commenti di alcuni, che tentavano di scoraggiarmi.
Il progetto partì. In un anno la casa e gli spazi esterni si trasformarono come la mia esistenza. Era la mia terza vita.

Artisti di design, artigiani, attori. Tutti contagiati dal mio entusiasmo venivano ad aiutarmi a mettere su cinque temi interamente ideati da me: Kunst haus - stanza artistica ispirata ad Fredrik Hundertwasser, scoperto per caso a Vienna durante un viaggio. La realizzai con  il designer Pino Incredix e con mattonelle riciclate. Bougarabou, una stanza etnica afro con intonaci di terra. Buffalo, una stanza country western con legni che ho recuperato in una falegnameria industriale. Una stanza Ars amatoria,

Jean Paul: “Ecco la mia terza vita!”
interamente lavorata con legni resinati. In mezzo un cuore luminoso troneggia sul capezzale. La stanza Woodstock, realizzata con l’aiuto di un amico che ha vissuto in modo pieno il periodo hippy anni 70 e un writer.
Lo slogan diventa cinque stanze, cinque temi, cinque artisti: scegli il tuo stile.
Il progetto prese forma e solo all’inaugurazione mi resi conto di quello che ero riuscito a realizzare.

L’idea piacque e sin dal primo momento lavorai molto. Come ora e a bassi costi. Faccio tutto io. Pulisco persino i bagni, mi occupo del giardino e dell’accoglienza. E non è tutto. Con il passare del tempo mi sono scoperto creativo. Le mie idee stanno ancora oggi suscitando l’interesse di riviste di design. Eppure, per tanti anni l’arte per me è sempre stata una sconosciuta.
Dopo un anno nacquero quattro iniziative culturali: feci richiesta ad un’ organizzazione giapponese, nota a livello internazionale, per ricevere l’albero della pace e aderire al kaki tree project, che prevede la piantumazione di un albero dei kaki di seconda generazione, ricavato da un kaki miracolosamente sopravissuto al bombardamento atomico di Nagasaki. Fu salvato da un botanico, che se ne prese cura fino a farlo risanare e a far crescere nuove piante. E’ un progetto per la pace nel mondo, di solito affidato ad enti o scuole.
Ad aprile scorso, dopo una mia email in cui presentavo le mie idee sul progetto, la pianta è arrivata da Nagasaki ed è stata piantata nel mio terreno, accanto al B&B con il patrocinio del Comune di Alberobello, alla presenza delle istituzioni locali e di 200 bambini delle elementari.

Jean Paul: “Ecco la mia terza vita!”

Dopo pochi mesi scopro in rete l’esistenza del book crossing, progetto internazionale per lo scambio dei libri usati, già letti. Realizzo con un amico design una libreria con legni di recupero e nasce il Bookcrossing Alberobello! Presentato lo stesso giorno della piantumazione dell’albero della pace.

Per dare sfogo alla mia creatività, applicata al riuso e riciclo, metto su un altro progetto di scambio: il Joy Space, uno dei piazzali della residenza, dedicato a chi vuole venire ad esibirsi con installazioni di arte applicata al riuso o semplicemente ad imparare come riciclare cose dismesse.

Infine su richiesta di alcuni amici, è nato anche il progetto Lotus, che prevede la piantumazione di un albero per ogni nuovo nato. Parte ad ottobre prossimo. Ed ho già quattro richieste.

Una delle citazioni che mi ha sempre accompagnato in questo viaggio è stata “Lavora, come se non avessi bisogno di soldi; ama, come se non dovessi soffrire; balla, come se nessuno ti guardasse” D. Ikeda

Cos’altro aggiungere, che la felicità non è una meta, ma un viaggio, ed io, sto viaggiando”

                                                                                                              Jean Paul Stanisci


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