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Juve, la difesa di Agnelli davanti all’Antimafia

Creato il 19 maggio 2017 da Agentianonimi

Dopo le audizioni del procuratore della Federcalcio, Giuseppe Pecoraro, nelle quali l’impianto accusatorio si è dimostrato alquanto traballante, ieri a presentarsi davanti alla Commissione Antimafia è stato Andrea Agnelli. Il fine è stato quello di chiarire la sua posizione e quella della Juventus riguardo all’inchiesta sugli intrecci tra club, ultras e criminalità organizzata, che sta toccando molte realtà del calcio nostrano.

Nell’incontro a San Macuto il presidente bianconero ha ribadito la sua linea difensiva ed ha chiamato alle sue responsabilità chi deve gestire l’ordine pubblico.

GLI INCONTRI CON ROCCO DOMINELLO

“Non ho mai incontrato Rocco Dominello da solo. E’ avvenuto solo 3-4 volte insieme ad altri e nell’ambito di incontri con tifosi. Se avessimo saputo del suo profilo non avremmo mai avuto incontri” ha dichiarato Agnelli, specificando di non aver mai avuto informazioni dalla Questura o da altri in merito alla persona, oggi in attesa di giudizio nel processo Alto Piemonte (l’accusa è di appartenere alla ‘ndrangheta).

Agnelli ha spiegato che come presidente era suo dovere “incontrare tutti i tifosi” e che lo faceva come consuetudine una volta all’inizio di stagione coinvolgendo anche gli ultras “perché non si sentissero discriminati” e non creassero “problemi di ordine pubblico”.

LA GESTIONE DI D’ANGELO E MERULLA (DIRIGENTI ADDETTI ALLA TIFOSERIA)

“Il grado di autonomia di D’Angelo e Merulla era totale. Da me sono arrivate solo le linee guida che prevedevano la cancellazione dei biglietti e abbonamenti omaggio e che ogni biglietto fosse venduto. Non mi occupavo direttamente della gestione di biglietti e abbonamenti”. Agnelli ha precisato che le abitudini rispetto al passato sono cambiate e che dal 2011 vengono regalati tagliandi in maniera ridotta e sempre tracciabile.

I dirigenti in questione per il ruolo che ricoprivano avevano rapporti con gli ultras e i loro capi, e nell’estate del 2016, quando vennero chiamati in Procura, gli fu chiarito il profilo di Dominello:“Su di lui prima di allora nessuno di aveva detto cosa fare o non fare. Le informazioni io le ho acquisite nel momento in cui i nostri dipendenti sono stati sentiti un giorno sì e l’altro anche in Procura”.

LE RESPONSABILITA’ DEL CLUB

“Se abbiamo sbagliato qualcosa pagheremo, ma sarà dopo un processo che si spera giusto ed equilibrato tra accusa e difesa” ha detto Agnelli in riferimento al processo sportivo che si terrà il 26 maggio. Lo sbaglio è dovuto alla sorpresa di “dover gestire uno stadio troppo piccolo e tutto esaurito ogni domenica”, circostanza che ha favorito il bagarinaggio e l’infiltrazione nella gestione dei biglietti.

La Juventus ha cercato di gestire i tifosi che provenivano per il 60% da fuori “aprendo uno spazio in cui si sono infilati altri”, ha ammesso il presidente che ha chiarito che da un anno e mezzo la “fetta di biglietti” destinata a questo scopo non esiste più.

L’AFFONDO CONTRO IL GOS

La parte “più calda” dell’audizione di Agnelli è stata quella relativa al racconto di cosa avviene nella gestione dell’ordine pubblico. Il presidente della Juventus ha spiegato che è il Gos (Gruppo Operativo Speciale della Polizia di Stato) a dare la direttiva “di non avere steward nelle curve”.

“La disposizione è di lasciare maggiore libertà di azione a chi frequenta quelle zone dello stadio e il prefetto Gabrielli ci ha spiegato chi popola le curve. Non si capisce perché il Gos, presieduto da un funzionario di Polizia, debba chiedere di non presidiare quei territori che sono i più pericolosi. Io chiedo che vengano presidiati”.

Il patron dei bianconeri ha infine annunciato che il club è pronto ad introdurre all’interno dello Juventus Stadium le celle nelle quali rinchiudere chi commette reati circoscritti allo spazio dell’impianto sportivo.

a cura di Antonio Alicastro

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