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Katia Figini: «Ho corso tra i deserti contro la violenza sulle donne. Ho voluto dare loro una speranza»

Da Mariellacaruso

Katia Figini: «Ho corso tra i deserti contro la violenza sulle donne. Ho voluto dare loro una speranza» Tra le tante persone che mi è capitato di incrociare nella mia vita lavorativa ci sono state tante donne. Con due di queste mi è capitato recentemente di parlare di violenza sulle donne. Una di queste l'ha vista subire alla propria madre che, di fronte ai tentativi di denuncia, si è sentita consigliare di soprassedere perché «quello è suo marito, ci pensi». L'altra, invece, è una donna che corre nei deserti. Da sola. Per un periodo di tempo, nel 2010, ha corso in nome delle donne di tutto il mondo lanciando in progetto Run for women. Questa donna si chiama Katia Figini (foto sito ufficiale), ed è una milanese 37enne che dieci anni fa dopo aver letto Vagabonding diPotts Rolf ha deciso di cambiare radicalmente la propria vita cominciando a correre, a scoprire quei deserti che sognava sin da bambina. Ha vissuto a Capoverde, a Siviglia prima di fermarsi a Tortona.  Katia Figini: «Ho corso tra i deserti contro la violenza sulle donne. Ho voluto dare loro una speranza»
«Con la mia iniziativa ho voluto denunciare un problema universale, la violenza sulle donne - mi ha raccontato in un'intervista pubblicata su Vero -. Il mio vuole essere un messaggio per le donne abusate, per dire loro che c’è sempre una speranza, che non bisogna piegarsi alla violenza. Se io posso correre attraverso i deserti, anche loro possono farcela ad alzare la testa. Adesso che il progetto si è concluso spero di poterne ricavare un documentario o un libro. Mi piacerebbe anche trovare dei sostenitori per andare avanti e magari convincere altre donne a correre insieme a me».
Perché le donne e non un’altra causa?
«Volevo legare la mia corsa a qualcosa di concreto. Un giorno mentre correvo nel deserto del Mali, passando nella regione della popolazione del Dogon, ho incrociato lo sguardo di una donna. Il suo sorriso di complicità mi ha segnata facendomi rendere conto del senso di appartenenza tra le donne di tutto il mondo».
Lei ha conosciuto donne abusate?
«Mi è capitato che una donna mi abbia raccontato di essere stata abusata da bambina. Ma questi non sono argomenti facili. Però se le percentuali diffuse sono reali, a tutti noi è capitato di posare gli occhi su una donna abusata. Questo è terribile. Ed è assurdo che di tutto questo si parli così poco».
Nessun episodio personale…
«No, ma io ho sempre avuto terrore che potesse capitarmi qualcosa. Per questo a 14 anni mi sono iscritta a karate fino ad arrivare alla cintura nera secondo dan. Ancora oggi quando corro nel deserto non ho alcuna paura degli animali, ma ne ho molta degli uomini». 


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