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L'altro Opac

Creato il 11 ottobre 2013 da Ilpescatorediperle
A parte che il Nobel per la Pace l'avrei dato a Philip Roth. Non come risarcimento, ma per come se ne sta tranquillo, inerme, da anni, a veder violare il suo diritto umano di conferimento obbligato del Nobel per la Letteratura al più bravo di tutti. La guerra alla Svezia per costringerla a premiarlo, potrebbe essere il seguito del suo romanzo fantapolitico.Ma il Nobel per la Letteratura è cosa così sfuggente e indecifrabile che pure Roberto Vecchioni ha pensato di esservi candidabile - una candidatura inventata dai giornali, come i 6 centesimi di aumento delle accise, sostituito dall'emmissione di Vecchioni-bond a chetempochefa.A parte che il Nobel per la Pace l'avrei dato a Philip Roth, quest'anno pensavo l'avessero proprio dato ai libri (quindi anche a Roth). Quando ho letto "Opac", non ho certo pensato a questa organizzazione contro le armi chimiche che l'ha vinto e di cui confesso di aver ignorato l'esistenza fino a pochi minuti fa. No, per un attimo ho proprio pensato l'avessero conferito al catalogo digitale delle biblioteche (Online Public Access Catalogue). Poi ho pensato che non poteva essere. E non per la stravaganza (voglio dire, l'hanno dato pure a Henry Kissinger e all'Unione Europea). E nemmeno perché "Opac" è la sigla italiana (quella originale è Opcw).Le biblioteche di carta sembrano pian piano perdere di peso, quanto più ne accumulano in anni e polvere e nuove acquisizioni. Il catalogo digitale per un patrimonio soprattutto materiale sembra quasi l'ultimo argine prima che i libri spariscano. Io non ci ho mai creduto, ma vai a sapere.Eppure l'Opac il suo onesto lavoro per la pace forse lo fa. Non solo perché se ne trova in ogni nazione. O perché leggere porti necessariamente alla pace (quante guerre sono nate in forze della verità di questo o quel libro). Ma perché sarebbe stato bello suggerire che la pace non sia solo una questione di provvedimenti politici, disarmo nucleare o chimico, lotta contro la deforestazione, da Washington a Nairobi a Calcutta. Che insomma, con parole ormai desuete, oltre alla pace materiale vi sia da coltivare una pace spirituale.Che il patrimonio dello spirito, pure dello spirito del nostro tempo, sia anche rappresentato da tutti quegli accessi che l'Opac ci offre a uno dei suoi frammenti. Chissà, magari l'anno prossimo: proverò a chiedere ad Ambra Angiolini, lei di premi Nobel ne sa più di me.
da TEMPI FRU FRU http://www.tempifrufru.blogspot.com

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