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L'Angolo di Matesi: "IL ROSA E IL NERO"

Creato il 28 gennaio 2015 da Blog


Quanto nero è tollerabile in un rosa?
  Questa la domanda che si pone Teresa Siciliano nel suo nuovo articolo "Il rosa e il nero". Leggete questa bellissima analisi dell'evoluzione di un genere sempre più ibrido. Fateci sapere la vostra opinione!
(attenzione agli spoiler)
La narrativa rosa ha sempre avuto dei confini invalicabili: ad esempio il lieto fine, oppure un insieme di valori positivi, che i protagonisti hanno in partenza o acquisiscono nel corso del romanzo. Nel tempo queste caratteristiche hanno cominciato a sbiadirsi o ad entrare addirittura in crisi. Forse perché ormai la nostra epoca non crede più all’esistenza del bene assoluto. Probabilmente a ciò hanno molto contribuito anche la narrativa fantasy (ad esempio quella di vampiri) e il c.d Romantic Suspense: quando fai entrare il male nella trama, soprattutto nelle forme più patologiche, le cose si fanno difficili per chi scrive.Quindi mi chiedo da un po’ di tempo: quanto nero è tollerabile in un rosa?
Consideriamo qualche esempio di vampiri: quelli della Gianinetto sono temibili, ma sostanzialmente buoni: infatti i suoi protagonisti in genere si preoccupano per gli umani, cercano addirittura di proteggerli e, diciamo, si sforzano di non  fare mai del male a personaggi “buoni”. Solo nell’ultimo volume finora uscito, Liam, questo aspetto va un po’ in crisi (e difatti è quello che a me è piaciuto di meno fra i tre). 
Se andiamo invece a leggere La cacciatrice della notte della Frost, non ci vengono risparmiate scene macabre e sangue a fiumi. Addirittura la protagonista vomita più volte nel corso della narrazione. E io ho rischiato spesso di seguirla a ruota. Ricorrente in molti romanzi il caso in cui un vampiro, al momento della trasformazione, non riesce a controllarsi, al punto di bere sangue dalla vittima fino ad ucciderla. E mi ricordo il caso in cui il malcapitato in precedenza aveva soccorso il vampiro e lo aveva salvato. Bella ricompensa!
Ancora più eclatanti i numerosi giallorosa con serial killer, seguiti al successo mondiale del Silenzio degli innocenti. In questo settore spicca, secondo me, Nora Roberts e, in particolare, Un’ombra dal passato. Vi troviamo innanzitutto DUE serial killer: uno, Perry, come dire, scientifico, per cui la cattura e l’uccisione della vittima sono un’affermazione di potere, la vittoria in una sfida, l’altro, Eckle, che invece si compiace del sangue e delle sofferenze della vittima. Il tutto senza che l’autrice scenda in particolari trucidi né subisca il fascino del male.Prendiamo una delle scene più importanti. La vittima è una giornalista cinica e antipatica, a cui perciò è impossibile affezionarsi. Viene pestata sistematicamente e violentata, ma l’autrice usa spesso la dissolvenza e l’ellissi, con l’effetto di fare molta impressione, ma senza compiacimento e senza quindi provocare il rigetto da parte di chi legge. E, nel finale, verrà addirittura salvata.Ci sono invece alcune scrittrici che insistono su particolari orridi: mi ricordo un RS, in cui il cadavere, al momento del rinvenimento, era in stato di avanzata putrefazione e quindi ricoperto di vermi. Cosa che ci veniva descritta senza pietà.
Ma affrontiamo il tema scottante della tortura: può essere praticata dai cattivi, o comunque dai nemici, oppure dai protagonisti.In Semplicemente amore della Balogh, Syd, infiltrato nelle linee nemiche, è stato torturato a lungo fino a perdere un occhio, un braccio e quasi una gamba: l’autrice non rappresenta la scena in modo oggettivo, ma soprattutto le sensazioni e i sentimenti del giovane, mentre viene ferito e a lungo crudelmente mutilato fino a sfiorare la morte, prima che un blitz di suo fratello e degli inglesi lo salvi in extremis. In Ti salverò della Campbell Gideon è rimasto per mesi prigioniero in un buco, legato ai cadaveri in decomposizione dei compagni uccisi, sempre allo scopo di strappargli informazioni. Entrambe le autrici sottolineano il coraggio dei prigionieri, che non cedono e non parlano. Ma, mentre la Balogh non insiste sui particolari, la Campbell approfondisce certi aspetti e ancora di più ne fa immaginare. Per cui le lettrici si sono divise fra quelle emozionate e quelle orripilate.
Il punto più dolente, però, almeno per me, è il fenomeno recente delle torture inflitte dai personaggi “buoni”, fenomeno probabilmente da interpretare come in qualche modo derivato dall’attentato dell’11 settembre: tutto è lecito pur di fermare i terroristi.E quindi, nel Prezzo della passionedella Leigh, Micah non si oppone a che sua cugina (?!), per giunta una spia sempre al servizio degli Stati Uniti, venga drogata con sostanze in grado di spezzarle la personalità e quindi di tirarle fuori quello che sa. Dal momento che il pericolo è quello di ucciderla o farle perdere la ragione, chi legge viene ‘rassicurato’ che comunque ci si fermerà prima di creare troppi danni. Non so se voi vi fidereste, ma io certamente no. Per giunta, mentre Bailey viene sottoposta al trattamento, il caro cugino che “le vuole bene”, se la spassa allegramente a letto con la sua Rissa, senza una preoccupazione al mondo. Il che mi pare il massimo del cinismo anche da parte della scrittrice. Né ai miei occhi migliora la situazione il fatto che, come scopriamo solo nel volume seguente, Bailey, per una serie di circostanze, non verrà affatto torturata. Perché Micah, ovviamente, non lo sapeva.
Qualcosa di simile succede in Implacabiledella Vieri Castellano, dove il protagonista sottopone a tortura il cattivo di turno, senza uno scrupolo al mondo. E senza neanche precipitarsi subito a salvare la sua donna, prigioniera della stessa banda.
Qualcosa di simile avviene in Obiettivo pericolosodella Clare, nella forma di quello che viene eufemisticamente chiamato interrogatorio di terzo grado: l’accusato, che è uno stupratore coinvolto in un traffico di ragazze rapite, drogate e costrette alla prostituzione, viene interrogato per una notte intera senza bere, mangiare e soprattutto senza poter andare a gabinetto, con conseguenze mortali. Tutto avviene nell’assoluto disprezzo dei diritti umani. Perché si tratta di delinquenti, si suggerisce. E quindi tutti i metodi sarebbero accettabili.
  Concludiamo infine con lo stupro di guerra: quanto è lecito parlarne in un rosa?Mettiamo a confronto La dama spagnola della Fulford e Una svolta del destino della Kelly. In entrambi i romanzi si fa riferimento allo stesso episodio storico: la presa e il sacco di Badajoz, avvenuto nel 1812, all’interno della guerra anglo-francese in Spagna. Le protagoniste sono state in tutti e due i casi vittime degli stupri di gruppo e di massa avvenuti in quella circostanza. La Fulford sottolinea che i soldati inglesi erano esasperati dal lungo assedio in condizioni difficili e che, ubriachi, si abbandonarono alle violenze più efferate, nonostante alcuni ufficiali cercassero di impedirglielo. Il suo Harry, un capitano inglese, vanamente cerca di soccorrere un ufficiale amico che stava tentando di impedire il saccheggio di un negozio e che invece viene bestialmente assassinato da commilitoni. Invece Benedict della Kelly ammette che lo stato maggiore, compreso Wellington, lasciò mano libera ai soldati per due giorni, sapendo più o meno quello che sarebbe accaduto, mentre lui stesso senza opporsi se ne andò a dormire, sfinito dalla battaglia. A differenza della Fulford, qui l’autrice descrive dettagliatamente gli stupri ripetuti subiti da Liria, allora quattordicenne, e dalla sua sorella più giovane, che ne muore, in un flashback particolarmente impressionante.
Insomma, dove sta andando il rosa? Chi non lo legge nutre verso di esso un grande disprezzo, ritiene che si tratti di storielline da ombrellone, melense, basate su un volemose bene generale.Personalmente ritengo invece che abbiamo passato il limite e snaturato il genere. Quando si vogliono raccontare cose di tal genere, cose che senza dubbio si verificano nella realtà, e in tal modo, forse non si dovrebbe usare il genere rosa.

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